Perché è la gente che fa la storia (e ora in piazza il 28 marzo)
Marco Bersani
“Poi la gente, (perché è la gente che fa la storia) quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare.”, cantava Francesco De Gregori in una delle sue più riuscite canzoni.
Ed è quello che è successo in questo tranquillo week end di paura, dove eravamo chiamati a votare su un referendum apparentemente tecnico -come modificare l’assetto della Magistratura- ma squisitamente politico, ovvero se dare il via libera alla definitiva torsione autoritaria dello Stato, perseguita con determinazione dal governo Meloni, o se interrompere questa marcia trionfale con un secco NO alla riforma della Costituzione e per difendere la separazione dei poteri, cardine della democrazia dei diritti.
Dopo avere per mesi truccato le carte, fingendo che non di democrazia si trattasse, bensì di un mero espediente tecnico, la premier Meloni, terrorizzata dall’esito delle urne, è scesa in campo mettendoci la faccia per argomentare come la vittoria del NO avrebbe provocato immani tragedie al paese.
Non è andata come il governo avrebbe voluto e la partecipazione alle urne ha determinato un importantissimo stop al disegno autoritario del paese, dicendo chiaro al governo Meloni che un futuro di riarmo, di guerra, di sottrazione della ricchezza collettiva, di cancellazione dello stato sociale e di trasformazione autoritaria della democrazia non è gradito alla maggioranza del paese.
continua qui https://attac-italia.org/perche-e-la-gente-che-fa-la-storia-e-ora-in-piazza-il-28-marzo/