Un'altra bolla finanziaria all’orizzonte
Marco Bersani
Sappiamo ormai da tempo come la razionalità dell’economia capitalistica sia in realtà un susseguirsi di bolle finanziarie, rispetto alle quali la domanda non è più ‘se’ esploderanno, ma solo su ‘quando’ e ‘dove’.
La più recente nube all’orizzonte riguarda il mercato del debito privato.
Di cosa si tratta è presto detto: un canale di finanziamento alternativo a quello bancario, in cui investitori istituzionali -fondi finanziari, assicurazioni- prestano denaro direttamente alle imprese. Si tratta di un mercato cresciuto rapidamente dopo la crisi finanziaria del 2007-08 e il relativo inasprimento delle regole prudenziali allora imposto alle banche, che, unito ad una fase di calo dei tassi d’interesse sui prestiti di denaro, ha aperto canali di finanziamento privato per tutto un settore di imprese (soprattutto piccole e medie), che avrebbero altrimenti avuto difficoltà a ottenere prestiti bancari.
Pur essendo stato dichiarato da subito come un settore stabile con previsioni di ascesa ed espansione, stiamo parlando di un mercato che, al contrario, è piuttosto opaco in quanto non regolamentato, ad alto rendimento per gli investitori ma ad altrettanto rischio d’insolvenza per i debitori.
Puntualmente, dopo anni di magnifiche sorti e progressive, il castello di carte gonfiato ad arte presenta le prime crepe. Le avvisaglie sono arrivate nello scorso mese di ottobre, con il fallimento improvviso di Tricolor e di First Brand, due società finanziarie statunitensi, a cui sono seguiti i casi del Fondo pensione dei dentisti tedeschi (Vzb) (che ha dichiarato perdite per 1,1 miliardi) e di Market Financial Solutions, che, a dispetto del nome, ha presentato a fine febbraio istanza di insolvenza.
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