Trasferta torinese per stare un po' coi figli che lì studiano e soprattutto per assistere, con loro, al concerto di Grigory Sokolov al Lingotto. Avevo in mente un po' di cose da dire su questo evento assolutamente meraviglioso, ma ho appena visto che sono state già dette benissimo in questa attenta recensione di ieri, che condivido pressoché in tutto.
http://www.ilcorrieremusicale.it/2024/12/le-ricercatezze-di-sokolov-e-il-delirio-del-pubblico/
Aggiungo due cose.
L'ultimo bis bachiano, circa tre minuti di musica, valeva da solo il
prezzo del biglietto e la trasferta interregionale. Raramente ho vissuto
in un concerto una simile esperienza di smaterializzazione e di
trasporto in un universo magico fatto di suoni puri e di bellezza.
Nelle oltre due ore di musica, Sokolov ha "sporcato" solo tre note,
suddivise in modo equanime tra Byrd, Chopin e Schumann. Ma ciò che
sorprende è che sia successo sempre in momenti tranquilli e non
virtuosistici, perché, invece, quando il gioco si fa duro il quasi
settantacinquenne Sokolov manifesta un dominio tecnico da paura. E la
sua capacità, tuttora, di attribuire un peso specifico e distinguibile a
ciascuna nota, anche nel più complesso e agitato garbuglio, è
impressionante.