Il debutto della tournee italiana del Maestro è avvenuto in Abruzzo, una delle regioni più interessanti artisticamente e naturalisticamente più belle d’Italia: prima l’Aquila, poi Avezzano. Io e la mia compagna abbiamo assistito al secondo concerto, tenuto presso il Teatro dei Marsi. I concerti in provincia, soprattutto in aree periferiche come la Marsica, sono sempre un’incognita per l’ascoltatore abituale di recital pianistici di grossi calibri come Sokolov: talvolta le location sono poco adatte all’ascolto del pianoforte, e talora il pubblico è meno preparato all’evento, per cui più distratto e più rumoroso. In realtà ci si è trovati in un teatro moderno, molto bello per essere in una cittadina, con una buona acustica, e un pubblico attento, che ha compreso la qualità artistica del pianista. Grazie alle defezioni degli abbonati della prima fila, abbiamo assistito a tutto il recital a pochi metri dal Maestro e dallo Steinway della flotta di Angelo Fabbrini. La prima parte bachiana si è aperta con i Quattro Duetti: tra le varie interpretazioni, avevo in testa quella del tardo Richter, e l’esecuzione di Sokolov fin dall’attacco ha imposto di azzerare la propria memoria e disporsi ad ascoltare con mente sgombra e intelletto vigile. Stacco di tempo molto rapido, tipo di suono prevalentemente staccato. Come sempre il Maestro è abilissimo nel gestire l’articolazione (staccato, legato, mezzo staccato etc.), e la cosa consente di dipanare al meglio la polifonia dei pezzi, che di fatto sono Fughe e Canoni. Se ho colto bene, mi sembra che Sokolov voglia far emergere le sincopi e le dissonanze. I pezzi, con le sonorità sokoloviane, appaiono così arcaici e incredibilmente moderni allo stesso tempo, una sensazione molto particolare. Più largo il tempo scelto per l’ultimo pezzo, in La minore, particolarmente suggestivo, che il Maestro rende con grande espressività. Sulla Partita n. 2 si è proposto lo stesso problema: la mia memoria interiore del pezzo andava alle esecuzioni sokoloviane del 2010, a cui avevo assistito, ma anche agli ascolti delle registrazioni live apparse su Youtube, e fin dalle prime note si è capito che l’interpretazione è stata completamente ripensata. La Sinfonia iniziale, nel “Grave. Adagio” appare meno monumentale rispetto al passato. Sembra che non sia l’escursione dinamica l’aspetto che interessa a Sokolov. Bellissimo l’Andante, con morbidissima la sinistra, e poi il fugato. Nei pezzi successivi spicca, rispetto al passato, un diverso modo di eseguire le ornamentazioni: siamo abituati a trilli di Sokolov, e ora mi sembra che abbia allargato la gamma di possibili esecuzioni. Oltretutto compaiono ornamentazioni, e un modo di condurre la frase diverso, più estemporaneo, irregolare. Nella bellissima Allemanda, rispetto al passato, il tempo è più rapido, e spuntano ornamenti qua e là. Eppure riesce lo stesso a creare un’atmosfera sognante. Notavo poi un ulteriore raffinamento della tecnica dello staccato: c’è anche una sorta di pizzicato, molto suggestivo in pezzi dell’epoca barocca. Mi sembra che Sokolov abbia ripensato i pezzi considerando la prassi esecutiva e sia attento a quanto fanno i clavicembalisti. Consiglio ai prossimi ascoltatori: non pensate di risentire l’esecuzione del 2010. È tutta un’altra cosa.
Sulla seconda parte mozartiana, poco da dire. Di una bellezza totale. Non riesco nemmeno a pensare come si possa suonare meglio questi pezzi. L’Adagio K 540 commuovente.
Sei bis, come al solito: Rameau, Les sauvages; Rachmaninov, Preludio op. 23 n. 2; Chopin, Preludio op. 28 n. 15; Mazurka, op. 68 n. 2; Preludio op. 28 n. 20; Bach-Siloti, Preludio in re minore.
In generale le esecuzioni non differiscono da quelle sentite nell’ultima stagione, ma qualche novità è emersa nell’esecuzione della ‘Goccia d’acqua’: ho notato che Sokolov talora arpeggia degli accordi, e di tanto in tanto evita la simultaneità (lo ‘scampanamento’ che piaceva a Michelangeli). Mi sembra che stia riprendendo moduli interpretativi che, nell’epoca in cui faceva scuola il razionalismo e il classicismo, erano pressoché banditi. Ora, in una nuova stagione, si possono tranquillamente recuperare, e pianisti come Sokolov o Pletnev lo fanno.