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Virginie Fayad

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Jun 12, 2024, 9:01:30 PM6/12/24
to softderdelea

Come abbiamo accennato nella prefazione al vol. I, riassumiamo quila vita politica e i fatti salienti dell'apostolato di G. Mazzini dal 1853al d della sua morte, a complemento delle note autobiografiche nellostesso primo volume raccolte ed a commento degli scritti politici edeconomici in questo contenuti.

E se i brevi e rapidi cenni, che le proporzioni della presente edizioneci consentono, son troppo inferiori al soggetto e non danno cheuna pallida idea dell'azione indefessa, magnanima del grande Italiano,nella cui formula Dio e il Popolo la fede dell'avvenire, nondimenocrediamo che possano bastare per mostrare ai lettori come quella fedesi esplic nel suo pensiero; come il Dio ch'egli portava in petto, talismanocontro ogni debolezza, ogni vigliaccheria, nulla avesse di comunecogli Dei invocati a giustificazione d'ogni nequizia, d'ogni reazione.Come quel Dio inspir e sollev in alto colui che con lo sguardo fissonel progresso dell'umanit ne interrog la legge.

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Chi desidera pi particolareggiate e copiose notizie su questo importanteperiodo dell'apostolato mazziniano, consulti i proemi premessi dalSaffi agli ultimi nove volumi delle opere complete, e gli scritti contemporanei,fra i quali citiamo a titolo d'onore quelli della signoraJ. W. Mario e dell'Anelli, a cui abbiamo largamente attinto.

Quando la Russia nel 1853 manifest l'intenzione di risolvere la questioned'Oriente a modo suo, pigliandosi Costantinopoli, l'Inghilterra,risoluta di attraversarne i disegni, inizi le trattative per un'alleanzacon la Francia in difesa dell'Impero Turco, facendo conto eziandio sulconcorso dell'Austria. E il degenere nipote di Napoleone Bonaparte dibuon grado accoglieva quelle proposte, nella speranza di acquistare popolaritin Francia col prestigio della gloria militare, e predominiomorale in Europa.

Il Mazzini vide quel disegno funesto alla causa della libert, e specialmenteall'Italia coll'accrescer potenza alla nemica Austria[1], epubblic var scritti indirizzati alla nazione inglese, nei quali indicaval'onta d'un'alleanza con l'uomo del 2 dicembre, l'errore massimo diporre fede nell'Austria, e la necessit di non trasfondere sangue nuovonelle vene di uno Stato che rappresentava il dispotismo, la ferocia,l'immobilit. Affermava essere invece degno della libera Inghilterra ilfare appello, in nome del santo principio della nazionalit, alla Polonia,[6]alla Germania, all'Ungheria, all'Italia e a tutti gli elementi rumeni,serbi, bulgari, albanesi, per sottrarli all'influenza russa ed inalzareintorno all'Impero moscovita una barriera vivente di giovani nazioniassociate[2].

Ma sebbene queste idee del Mazzini fossero divise dai pi eminentiuomini di stato inglesi, come Gladstone, Stansfeld, Forster, Roebucked altri, pure quell'alleanza assolutamente torta e immorale[3] fuconchiusa in nome del sempre invocato equilibrio europeo. E di quell'alleanza,per opera del Cavour, entrava a far parte il Piemonte, chespediva in Crimea 15 000 valorosi soldati, mentre questi associati alresto dell'esercito ed a tutto il popolo[4] avrebbero potuto costringerel'Austria ad abbandonare il Po.

E mentre il primo ministro piemontese limitava il suo lavoro a prepararecon ajuti stranieri l'annessione della Lombardia e, tutt'al pi,del Veneto, Mazzini invece trattava in Lugano col Garibaldi intornoad una spedizione in Sicilia, dov'era gi fondato, fino dal 1850, un Comitatonazionale col duplice intento di sradicare dall'Isola ogni idead'autonomia e di costringere i governanti o ad abbandonare il meschinoconcetto cavouriano d'un Piemonte ingrandito, o a rovinare con esso.

Intanto per le brighe di Napoleone e de' suoi devoti si divulgavanella penisola l'idea di dare a Luciano Murat il regno di Napoli; ideanon favoreggiata solamente dal governo piemontese[9], ma per unmomento anche da uomini come Saliceti, Lizabe Ruffoni, Montanelli,i quali, dopo la caduta della Repubblica romana esuli in Francia,troppo presto disperavano della causa dell'unit.

Contro quell'intendimento antiunitario ed antinazionale protestavanobens i pi insigni patrioti d'Italia; e Poerio, Spaventa, Mauro, Bianchie Settembrini rispondevano dalle prigioni preferir di morire incarcere piuttosto che stender le loro mani a quell'avventuriere straniero[10].Il Mazzini, appena ne ebbe sentore, scriveva fiere paroledirette specialmente all'esercito, e opportunamente ricordava il votodato da Murat a favore della spedizione francese del 1849.

Come tutti i tentativi generosi, per l'una o l'altra circostanza nonriusciti, sollevarono contro gl'iniziatori ed in ispecie contro l'animadirigente, il Mazzini, un'ondata di recriminazioni, accuse e calunnie;ma non valsero a scuotere chi ben sapeva essere il bene premio di sacrificioe l'audace iniziativa indispensabile per scuotere e mantenerevive le inerti aspirazioni[13].

Fallita la sollevazione di Genova, non per colpa del popolo, che simostr, come sempre, pronto ed animoso, ma per colpa dei capi chedovevano dirigerla, il gran Proscritto cercato ovunque a morte dallapolizia sarda, ajutata da cagnotti crsi e francesi[14], pot a stentomettersi in salvo. Fu bens con altri patrioti condannato in contumaciaalla pena di morte; ricompensa decretata dai giudici della monarchiacostituzionale di Vittorio Emanuele, non diversa da quella ventianni prima assegnatagli dai giudici del padre Carlo Alberto.

Torn a Londra e riprese con lo stesso ardore il suo lavoro di cospirazioneed organizzazione per muovere le popolazioni centrali e meridionaliall'azione unitaria, protestando in pari tempo, in nome delladignit nazionale, contro la politica governativa che spingeva il Piemontead allearsi con Napoleone III, fra tutti i regnanti il pi pericolosoed abjetto. E l'uomo del 2 dicembre, spinto agli estremi, imposeal ministero di chiedere al governo inglese l'estradizione del Mazzini,del Ledru Rollin, del Kossuth e di Simon Bernard, sotto lo speciosopretesto che fossero complici nell'attentato di Felice Orsini.

L'Inghilterra, gelosa delle sue tradizioni di libert, protest sdegnosa,e lord Palmerston, che aveva presentato un progetto di leggeper ottenere la facolt di limitare quelle libert ed applicare lo sfrattoquando si trattava di sudditi esteri, dovette lasciare il potere. Ancheil Belgio e la Svizzera resistettero alle pretese imperiali: soltanto ilconte di Cavour si pieg, per compiacere il futuro alleato, a proporree a fare approvare alcune disposizioni limitanti la libert della stampae ad imaginare, coll'ajuto delle compiacenti autorit di pubblica sicurezza,un complotto contro la vita sua e quella di Vittorio Emanuele[15].All'ingiustissima accusa il Mazzini rispose da par suo con la letteraal Cavour, riportata in questo volume, nella quale rampogna altres imeschini concetti, le arti subdole di un governo, che non aveva fiducianel popolo, e tutto aspettava dall'ajuto straniero.

Appena il Mazzini ne ebbe notizia, fieramente e italianamente scrissecontro; perch mentre confidava, e non a torto, che l'Italia avrebbe potutofar da s, temeva le mire interessate dell'infido alleato; e il 15novembre 1858, quasi vaticinando Villafranca, scriveva:

Giunto in Toscana, rincor i patrioti, che erano indignati e stupitiper l'inattesa tregua di Villafranca, con la singolare efficacia della suaparola, e formul un nuovo piano d'insurrezione in questo semplicemotto: al centro mirando al sud; invasione cio dell'Umbria e delloStato Romano per muovere quindi verso il regno delle Due Sicilie. Esebbene egli e gli altri suoi compagni d'azione avessero lealmente dichiaratodi tacer di repubblica se la monarchia piemontese si fossedichiarata alla sua volta unitaria e si fosse attivamente accinta all'opera,furono, ci non ostante, cercati, perseguitati dalla polizia cometraditori e peggio. Al Saffi, giunto a Torino, fu intimato di ripassareentro ventiquattr'ore la frontiera. Sicch alcuni si affrettarono a riprenderela via dell'esilio, altri si nascosero, mentre altri ancora, o menocauti o pi fidenti, venivano chiusi in carcere[18].

Indignato il Mazzini dello sleale ed iniquo trattamento, da Firenze,ove rimase nascosto per circa tre mesi, in casa Dolfi, scrisse al re,[9]cui egli giudicava migliore de' suoi ministri, la nota lettera qui riportata.

Al pari di quella indirizzata a Pio IX, lo scritto produsse una profondaimpressione e fu argomento di chiose ed interpretazioni le pierronee. Come il Mazzini si rivolse al papa, quando questi aveva inmano l'iniziativa, per mostrare al popolo come dal successor di sanPietro non v'era da aspettarsi opera di vera libert e rigenerazione,cos, a sua volta, quando la sorte si volse propizia al re, volle che lalezione si ripetesse, sapendo quanto eran discosti gl'interessi dinasticida quelli del popolo. Tratt con Vittorio Emanuele per mostrare, collaevidenza del fatto, che ogni speranza di generosa ardita iniziativa siinfrangeva dinanzi alle preoccupazioni, ai timori, alle tradizioni dellapolitica dinastica.

L'unit voto e palpito di tutta Italia. Una patria, una bandieranazionale, un solo patto, un seggio fra le Nazioni d'Europa, Romaa metropoli: questo il simbolo d'ogni italiano. Voi parlaste d'indipendenza.L'Italia si scosse e vi diede 50.000 volontar... Ma erala met del problema. Parlatele di libert e d'unit: essa ve nedar 500.000... Ma voi non siete pi vostro. Fatto, a Villafranca,vassallo della Francia imperiale, v' forza chiedere, per le vostrerisposte all'Italia, inspirazioni a Parigi. Sire! sire! in nome dell'onore,in nome dell'orgoglio italiano, rompete l'esoso patto! Non temete chela storia dica di voi: ei fece traffico del credulo entusiasmo degl'Italianiper impinguare i propr domin?... I padri nostri assumevanola dittatura per salvare la Patria dalla minaccia dello straniero. Abbiatela,purch siate liberatore. Dimenticate per poco il re, per nonessere che il primo cittadino, il primo apostolo armato della Nazione.Siate grande come l'intento che vi ho posto davanti, sublime comeil dovere, audace come la fede. Vogliate e ditelo. Avrete tutti, e noiprimi con voi.

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