Il futuro dello sviluppo software

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Mario Alexandro Santini

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Aug 6, 2026, 4:44:45 AMAug 6
to socr...@googlegroups.com
Ciao e buon agosto,

in questi giorni mi stavo facendo delle domande su come cambierà il lavoro. Per tutta la mia carriera il cambiamento è stato un elemento sempre presente.

Un altro elemento sempre presente era la scrittura di codice, anche se negli anni si è ridotta, semplificata e trasformata notevolmente.

L'impatto dell'AI è notevole e il nostro lavoro è colpito parecchio. Pur utilizzando gli agent o le chat AI ogni giorno non c'è ancora molta differenza rispetto a quello che facevo prima.

L'agent è il primo punto di discontinuità in quanto si comincia a scrivere specifiche più che prompt. Se ti organizzi bene, potresti quasi praticare il BDD lasciando al modello di implementare tutto quanto.

Ma il futuro potrebbe essere qualcosa di molto difficile da immaginare oggi.

Non so se conoscete Marco Montemagno, è uno youtuber e imprenditore che vive in U.K.. Ha cavalcato sin dall'inizio l'onda dell'AI e oggi parla di una start up che ha creato con gli agent. Si tratta di una newsletter che viene prodotta in maniera automatica, almeno in gran parte.

In diversi video ha spiegato il suo processo. L'idea era di creare un azienda dove il fattore umano (lui) agisse solo per il 5%. Il resto doveva essere totalmente automatizzato.
Per riuscirci ha creato diversi workflow utilizzando agenti AI. Naturalmente non è possibile farlo con le sottoscrizioni gratuite o con i piani base. Occorre avere i MAX e le API. Questo perché i suoi agent lavorano 24 ore su 24 senza che lui debba scrivere dei prompt.

Lui controlla il loro lavoro e approva le varie fasi, ma gli agent lavorano in loop.

Mi sto chiedendo se lo sviluppatore di domani non sarà una figura di questo genere. Una signora o un signore che sviluppa dei workflow per generare un business all'interno di una azienda e si occuperà di mantenerlo nel tempo.

Sarebbe un cambiamento radicale del nostro lavoro.
Voi che ne pensate, che sensazioni o idee avere?

Scusatemi per il post lungo.

Mario

ma...@marcomoser.it

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Aug 6, 2026, 5:20:12 AMAug 6
to socr...@googlegroups.com

Credo che il grosso del lavoro (90%), sia la manutenzione del codice (nel tempo).

E qui che si dice? … dobbiamo memorizzarci la chat nel notepad?  Usando la stessa versione di chatbot?

 

Ormai i ceo con la IA sviluppano le app in un paio d’ore (…però non riescono a far funzionare la stampante usb).

 

Boh, anch’io cerco spunti

 

Da: socr...@googlegroups.com <socr...@googlegroups.com> Per conto di Mario Alexandro Santini
Inviato: giovedì 6 agosto 2026 10:45
A: socr...@googlegroups.com
Oggetto: Il futuro dello sviluppo software

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Mario Alexandro Santini

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Aug 6, 2026, 5:25:59 AMAug 6
to socr...@googlegroups.com
On Thu, Aug 6, 2026 at 11:20 AM <ma...@marcomoser.it> wrote:


Ormai i ceo con la IA sviluppano le app in un paio d’ore (…però non riescono a far funzionare la stampante usb).

 


Non dico che lo faranno i CEO o i manager, dico che lo sviluppatore del futuro sarà un manager che andrà a organizzare il lavoro di agenti AI, invece che scrivere codice. E poi dovrà osservare e validare i risultati.
 

Boh, anch’io cerco spunti



Mario

Tiziano Lattisi

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Aug 14, 2026, 6:04:56 AM (10 days ago) Aug 14
to socr...@googlegroups.com
Argomento complesso.
Negli ultimi 12 mesi ho cambiato idea tre volte.

La mia opinione è che in ogni caso non va ricercata una ricetta unica che vada bene per tutto.
Noi ci siamo organizzati facendo per ogni componente (può essere un modulo o funzione) un’analisi di rischio su tre livelli.

Basso (aka. se si rompe venerdì pomeriggio andiamo a casa e ce ne preoccupiamo lunedì)
Medio (aka. se si rompe venerdì pomeriggio dobbiamo fixare perché il cliente comincia a chiamare)
Alto (aka. se si rompe questa non funziona nulla)

Il basso rischio sviluppiamo vibe, limitandoci a sorvegliare le superfici di contatto del componente con il resto dell’app.

Il medio rischio è sviluppo AI assisted, ma progettato, compreso e revisionato.

In alto rischio il supporto di AI è limitato all’implementazione di piccole parti di codice (ad esempio di una funzione di cui sono già definiti segnatura e return). Ogni singola riga di codice deve essere comunque “acquisita” dall’umano. Sviluppo si RFC.

In alto rischio per noi c’è, ad esempio, il core di aioc e poco altro.


Quindi, rispondendo alla domanda, credo che in larga parte la competenza del dev dovrà (ri)spostarsi su specs e RFC, e implementare un qualche modello di governo che mette assieme contributi di vario genere, considerando molto attentamente i rischi su tutto il ciclo di vita del software (che è peraltro la cosa che fa notare Marco, e che condivido).
Diciamo che oggi non vorrei proprio essere un dev.


L’altro punto toccato (CEO AI assisted), qui sono molto perplesso… ancora non riesco a farmi un’idea.

T

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