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VENEZIA - Sono quattro miliardi, secondo
l'accusa, i soldi in tangenti finiti nelle tasche di
un gruppo di ufficiali della Guardia di finanza
del nucleo regionale di polizia tributaria di
Mestre, quello che dovrebbe rappresentare nel
Veneto la task-force contro l'evasione fiscale. E
a pagare, per evitare sanzioni pecuniarie o
l'avvio di verifiche fiscali, erano imprenditori del
nord- est, grandi e piccoli. Un'indagine iniziata
nell'agosto scorso con l'arresto per usura di un
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Nota mia: questo per chi pensa che l'usura non|
sia un problema Nazionale.. |
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finanziere trevigiano, Pietro Giulio Martini, e
che ieri ha fatto scattare le manette ai polsi di
sedici persone, accusate a vario titolo di
concussione, corruzione e millantato credito.
£ la seconda bufera sulle Fiamme Gialle, dopo
quella di Milano, e anche questa punta ai vertici
del Corpo. Lo stesso giudice veneziano, Carlo
Mastelloni, nell'ordinanza di custodia cautelare
parla infatti di appoggi e coperture al comando
generale di Roma, senza i quali i finanzieri
accusati di corruzione nel Veneto non avrebbero
potuto agire. E ancora: in uno dei capi di
imputazione - sono una decina per altrettanti
episodi - si parla di ufficiali della capitale che
avrebbero ricevuto mazzette. Sono ancora da
individuare, da identificare, e il gip invita il
pubblico ministero Francesco Saverio Pavone a
"scavare" in questa direzione.
Lo stesso giudice non dimentica di scrivere che
quei finanzieri corrotti non coinvolgono l' intero
Corpo, anzi con le loro azioni hanno leso
gravemente il prestigio e la dignitÈ di migliaia di
loro colleghi che svolgono il loro lavoro
onestamente.
Tra gli arrestati ci sono il colonnello Mario
Petrassi, prima comandante del nucleo regionale
di polizia tributaria del Veneto e ora di quello di
Bari; il tenente colonnello Pier Emilio Guaragna,
ora capo-operazioni alla Legione Veneto; il
maggiore Franco Bigotti, ora aiutante maggiore
nella stessa Legione; e il maresciallo Renzo
Oghittu. In manette anche l'avvocato veneziano
Giovanni Battista Gasparini, uno degli uomini
piË potenti e piË defilati della vecchia Dc, il
commercialista trevigiano Walter Schnabel, ex
capoarea del Banco Ambrosiano Veneto.
Gli interrogatori sono previsti per oggi, domani e
sabato, tutti gli arrestati sono stati portati in
carceri del Veneto, soltanto Martini ha avuto un
trattamento di favore: É rimasto nella sua casa,
agli arresti domiciliari, dove giÈ si trovava. Del
resto, senza la sua collaborazione il pm lagunare
Pavone e i carabinieri del nucleo operativo di
Mestre - il primo ha coordinato, i secondi hanno
svolto le indagini - non sarebbero arrivati a
questo punto.
A inguaiare, tra l'altro, le societÈ del gruppo che
fa capo a Giuseppe De Longhi, l'azienda famosa
in tutto il mondo per i suoi "Pinguini", É stato
Martini, che fino al 1992 era direttore della
finanziaria del gruppo, la Co.Gef. Per evitare il
rischio che nel 1991 una verifica fiscale sulla
Co.Gef. si allargasse all'intero gruppo De Longhi,
Martini avrebbe versato mazzette ai finanzieri
veneti, ma pure a quelli romani grazie ai buoni
uffici di Schnabel e soprattutto dell'avvocato
Gasparini, che assicurava le giuste coperture
nella capitale, grazie alle sue conoscenze
politiche.
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