Caratteristica comune di quasi tutte le versioni cattoliche della Bibbia precedenti il Concilio Vaticano II (1963-1965), italiane come straniere, quella di basarsi sulla Vulgata in latino, codificata da San Gerolamo, piuttosto che sui testi pi antichi ebraico-aramaici e greci.
Papa Pio XII con l'enciclica Divino Afflante Spiritu del 1943 caldeggi la stesura di traduzioni bibliche dai testi originali. L'invito fu accolto da diversi studiosi cattolici italiani e dette il via a numerose traduzioni moderne.
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La traduzione ufficiale della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) fu iniziata nel 1965 con lo scopo di fornire una traduzione adatta alla liturgia cattolica italiana, secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II. Data l'urgenza della richiesta non venne eseguita una nuova traduzione dai testi originali, ma fu deciso di operare una revisione della versione di Galbiati, Penna e Rossano (v. supra), abbastanza omogenea in quanto eseguita da tre soli traduttori. La bozza del testo fu visionata da poeti e letterati per migliorarne la leggibilit e la facilit di proclamazione.
Nel 1971 fu pubblicata la prima edizione, detta editio princeps[9], che mise subito in luce alcune sviste e piccoli difetti di stile pi che veri e propri errori di traduzione, inevitabili in lavori di tale tipo. L'edizione del 1974 (editio minor) suppl a tali sporadiche mancanze e venne adottata nei lezionari e nel breviario della liturgia italiana.
Nel 1997 stata presentata una revisione del solo Nuovo Testamento, che privilegia le lezioni dei testi originali greci, anche sulla base dei vari manoscritti ritrovati, e che ne migliora la coerenza interna, mirando a una maggiore uniformit nella resa dei singoli termini originali: inevitabilmente, soprattutto nei lavori a pi mani, si hanno piccole discrepanze nelle traduzioni dei vari termini.
Nel giugno 2008 stata pubblicata dalla Libreria editrice Vaticana la nuova edizione dell'intero testo biblico tradotto, mentre il 10 ottobre stata messa in commercio l'edizione economica, con brevi note, coedita da CEI e Uelci[10]. "La nuova versione contiene circa centomila differenze rispetto al vecchio testo".[11]
Le traduzioni interlineari non costituiscono propriamente traduzioni, bens aiuti alla traduzione. Di quasi nessuna utilit per il grande pubblico, sono particolarmente vantaggiose in fase di studio delle lingue bibliche e per l'approfondimento o ricerche particolari di coloro che non hanno una padronanza completa di quelle lingue.
La tabella fornisce un esempio del linguaggio usato da tre diverse traduzioni della Bibbia in tre periodi diversi (1607, 1771 e 2008) per tradurre lo stesso passo evangelico (Giovanni 3:16[14]), e la traduzione dello stesso passo fatto da quattro traduzioni "moderne":
scomparso all'et di 91 anni Nino Bibbia, il primo campione olimpico italiano nella storia dei Giochi olimpici invernali con la medaglia d'oro nello skeleton ai Giochi di St. Moritz 1948. Nato a Bianzone (So) il 15 marzo 1922, risiedeva a St. Moritz, in Svizzera. Ai Giochi olimpici del 1948, ospitate nella localit svizzera, si iscrisse a tre gare: bob a due, bob a quattro e skeleton, che esordiva nel programma olimpico proprio in quell'occasione. L'impegno olimpico di Bibbia cominci con la gara di bob a due. Le prime due manche si svolsero il giorno stesso dell'apertura dei Giochi, il 30 gennaio, le altre due l'indomani. Al termine delle due giornate, Bibbia e il compagno Campadese, su Italia I, si classificarono ottavi col tempo totale di 5'38"6.
La gara di skeleton, sei discese ripartite su due giorni, era in programma il 3 e il 4 febbraio sulla Cresta Run. Bibbia aveva iniziato a praticare questa specialit solo poche settimane prima delle Olimpiadi. Nonostante la poca esperienza, al termine della prima giornata era secondo, a pari merito con l'esperto statunitense John Heaton, che aveva vinto l'argento vent'anni prima ai Giochi del 1928; davanti a loro, con un vantaggio di 2 decimi di secondo, era in testa il britannico John Crammond. Il giorno dopo, nelle tre discese restanti l'italiano distanzi progressivamente gli avversari, facendo segnare in ognuna il miglior tempo di manche. Con il tempo complessivo di 5'23"2 Bibbia vinse l'oro con un distacco di 2"4 su Heaton, secondo, e 2"9 su Crammond, terzo. Con appena un giorno di riposo, il 6 febbraio Bibbia era di nuovo in gara, per le prime due manche del bob a quattro. Era uno dei componenti dell'equipaggio di Italia I, con G.C. Ronchetti, E. Campadese e L. Cavalieri. Al termine delle quattro manche e due giornate di gara, il bob italiano fu sesto con il tempo totale di 5'23"0.
Fu campione del mondo tre volte, nel 1955, nel 1959 e nel 1965. In carriera vinse oltre 200 competizioni sulla Cresta Run di St. Mortiz, tuttora considerata la pi prestigiosa pista di skeleton al mondo. Si racconta che ogni volta che gli giungeva voce che il suo record era stato battuto, Bibbia prendesse il suo slittino e si lanciasse a testa in gi per la Cresta Run per riprendersi il primato. In suo onore stata istituita la Nino Bibbia Challenge Cup, una competizione di skeleton che si svolge ogni anno a dicembre sulla celebre pista. Nel 2002 Bibbia stato l'ospite d'onore della gara di Coppa del Mondo di skeleton ospitata nella localit svizzera, sulla pista Celerina. A lui intitolata una curva della pista olimpica di bob, skeleton e slittino di Cesana Pariol. Le esequie si terranno l'1 giugno alle ore 13:00 nella Chiesa Cattolica San Carlo di St.Moritz-Bad.
Il Presidente del CONI, Giovanni Malag, unitamente al Segretario Generale Roberto Fabbricini, partecipa al cordoglio della famiglia per la scomparsa di "un uomo che ha scritto in modo indelebile la storia dello sport italiano".
L'interpretazione dei testi biblici continua a suscitare ai nostri giorni un vivo interesse provocando vivaci discussioni, che, in questi ultimi anni, hanno anche assunto dimensioni nuove. Data l'importanza fondamentale della Bibbia per la fede cristiana, per la vita della Chiesa e per i rapporti dei cristiani con i fedeli delle altre religioni, la Pontificia Commissione Biblica stata sollecitata a esprimersi su questo argomento.
Il problema dell'interpretazione della Bibbia non un'invenzione moderna, come talvolta si vorrebbe far credere. La Bibbia stessa attesta che la sua interpretazione presenta varie difficolt. Accanto a testi limpidi contiene passi oscuri. Leggendo certi passi di Geremia, Daniele s'interrogava a lungo sul loro significato (Dn 9, 2). Secondo gli Atti degli Apostoli, un etiope del I secolo si trovava nella stessa situazione a proposito di un passo del libro di Isaia (Is 53 7-8), riconoscendo di aver bisogno di un interprete (At 8, 30-35). La seconda lettera di Pietro dichiara che nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione (2Pt 1, 20) e osserva, d'altra parte, che le lettere dell'apostolo Paolo contengono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina (2Pt 3, 16).
perci opportuno considerare seriamente i diversi aspetti della situazione attuale in materia di interpretazione biblica, essere attenti alle critiche, alle proteste e alle aspirazioni che al riguardo vengono espresse, valutare le possibilit aperte dai nuovi metodi e approcci e cercare, infine, di precisare l'orientamento che meglio corrisponde alla missione dell'esegesi nella Chiesa cattolica. Tale lo scopo di questo documento. La Pontificia Commissione Biblica vuole indicare le strade da percorrere per arrivare a un'interpretazione della Bibbia la pi fedele possibile al suo carattere insieme umano e divino. Non si ha qui la pretesa di prendere posizione su tutte le questioni che riguardano la Bibbia, come ad esempio, la teologia dell'ispirazione. Si propone di esaminare quei metodi che possono contribuire efficacemente a valorizzare tutte le ricchezze contenute nei testi biblici, affinch la Parola di Dio possa diventare sempre di pi il nutrimento spirituale dei membri del suo popolo, la fonte, per essi, di una vita di fede, di speranza e d'amore, come pure una luce per tutta l'umanit (cf. Dei Verbum, 21).
Il metodo storico-critico il metodo indispensabile per lo studio scientifico del significato dei testi antichi. Poich la Sacra Scrittura, in quanto Parola di Dio in linguaggio umano, stata composta da autori umani in tutte le sue parti e in tutte le sue fonti, la sua giusta comprensione non solo ammette come legittima, ma richiede, l'utilizzazione di questo metodo.
Nel desiderio di stabilire la cronologia dei testi biblici, questo genere di critica letteraria si limitava a un lavoro di ritaglio e d analisi per distinguere le diverse fonti e non accordava una sufficiente attenzione alla struttura finale del testo biblico e al messaggio che esso esprime nel suo stato attuale (si mostrava poca stima per l'opera dei redattori). Per questo fatto l'esegesi storico-critica poteva apparire sovversiva e distruttrice, tanto pi che alcuni esegeti, sotto l'influenza della storia comparata delle religioni, cos come si praticava allora, o partendo da concezioni filosofiche, pronunciavano giudizi negativi nei confronti della Bibbia.
Si tratta di un metodo storico, non soltanto perch si applica a testi antichi, nel nostro caso a quelli della Bibbia, e ne studia la portata storica, ma anche e soprattutto perch cerca di chiarire i processi storici di produzione dei testi biblici, processi diacronici talvolta complicati e di lunga durata. Nelle diverse tappe della loro produzione, i testi della Bibbia si rivolgevano a diverse categorie di ascoltatori o di lettori, che si trovavano in situazioni spazio-temporali differenti.
Si tratta di un metodo critico, perch opera con l'aiuto di criteri scientifici il pi possibile obiettivi in ciascuna delle sue tappe (dalla critica testuale allo studio critico della redazione), in modo da rendere accessibile al lettore moderno il significato dei testi biblici, spesso difficile da cogliere.
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