Senza democrazia interna: la FNSI o cambia o muore

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Massimo A. Alberizzi

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Jun 4, 2026, 5:08:48 AMJun 4
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EDITORIALE
Massimo Alberizzi,
Simone Massetti, Pierangelo Maurizio
Milano/Roma 29 maggio 2026

Non è il caso di scomodare i cicli di Giambattista Vico. Ma nella storia del nostro sindacato c’è qualcosa che si ripete - se possibile in peggio - ed evidentemente non pare che la lezione venga però appresa. Il nodo è sempre quello della (mancata) democrazia interna e della ‘rappresentatività’ che non rappresenta la maggioranza dei colleghi. E, anzi, è espressione di fatto di una minoranza risicata.

Problema che è centrale e irrisolto evidentemente dalla metà del secolo scorso. Con tutto quello che comporta quando si è davanti a svolte e sfide epocali, come quelle che abbiamo dovuto affrontare da almeno vent’anni, e che da vent’anni continuiamo a perdere. Perché l’attuale meccanismo elettorale previsto dal vigente Statuto FNSI penalizza le due principali associazioni, la Lombarda e la Romana, che sono sottorappresentate pur avendo il maggior numero di iscritti. Punto.

E questo è un dato di fatto che fa certamente comodo al gioco perverso delle ‘correnti’. Ma è altrettanto certamente un ostacolo alla reale rappresentatività e alla forza del sindacato. Ecco perché invitiamo tutti i colleghi a firmare questo documento: chi lo desidera potrà quindi inviare la propria sottoscrizione con una semplice mail, indicando nome, cognome, Odg d'appartenenza, a: rifondia...@gmail.com

Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo”, scrisse George Santayana (e non Burke) nel 1905. E se però la memoria difetta proprio ai giornalisti… l’elefante nella stanza è servito. Né è utile ad alcuno nascondere la polvere sotto il tappeto.

Pochi, infatti, sanno che proprio il problema della scarsa rappresentatività e quindi della mancanza di trasparenza interna portò Stampa Romana - allora la più grande (oggi è la seconda) associazione territoriale in Italia - ad uscire dalla Fnsi dal 1960 al ’62.

Via, fuori, eppure - come vedremo - continuando ad essere a pieno titolo attiva nella vita sindacale della categoria. ‘Ciao ciao’, in quattro e quattr’otto, senza psicodrammi e senza le fatwe che abbiamo conosciuto in tempi recenti.

Ne dà notizia il Bollettino (organo ufficiale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana) nel numero di aprile del ’60. Uno scontro durissimo. La porta venne sbattuta dalla ASR e ri-sbattuta dalla FNSI con le altre Associazioni regionali, ma uno spiraglio resterà sempre aperto. L’oggetto del contendere era la ‘Commissione per l’istituzione dell’Ordine’, i cui membri allora venivano designati dal ministero di Grazia e Giustizia. Stampa Romana voleva che venisse affermato il ‘giusto’ principio di rappresentanza: la Commissione doveva essere formata da giornalisti eletti dai giornalisti.

Fu così che il Consiglio direttivo di Stampa Romana approvò l’ordine del giorno per l’uscita dalla FNSI. Era esattamente il 14 aprile 1960: denunciata alla categoria “la responsabilità della FNSI”, ritenne “la ‘Romana” sciolta da ogni obbligo e vincolo nei confronti della Federazione”, traendone le conseguenze “dell’avvenuta rottura con decisioni che sottoporrà all’approvazione dell’Assemblea dei soci”.

Il presidente Vittorio Zincone, uno dei protagonisti della scissione, si astenne dalla votazione per il ruolo ricoperto. Firmatari dell’odg, ovviamente favorevoli: Pellegrino Pellecchia, Ugo Manunta, Regdo Scodro; assenti: Vittorio Gorresio e Carlo Cavalli; solo due i contrari: Gino Pallotta e Achille Romanelli. Favorevoli: Ettore Della Riccia, Claudio Matteini, Edoardo Festa, Enrico Santamaria per i professionisti; Giuseppe Luongo, Antonio D’Ambrosio, Augusto Guerriero, Giuseppe Ceccarelli per i pubblicisti.

La FNSI la prese malissimo.Una cattiva azione”, così definì lo strappo il relativo editoriale sul Bollettino con tanto di titolo a piena pagina: “I giornalisti di tutt’Italia per l’unità sindacale nell’ambito della F.N.S.I.”, occhiello “Contro la manovra scissionista”. E vennero chiamati naturalmente a raccolta i CdR: “I Comitati di Redazione di Roma confermano la loro volontà unitaria” (erano i Cdr del Giornale Radio, Agenzia Italia, Messaggero, Paese, Paese sera, La Giustizia, Avanti, L’unità, Popolo, La Voce Repubblicana): “…invitano il Consiglio Direttivo della ‘Romana’ a rivedere il proprio atteggiamento in modo da ristabilire la normalità di rapporti con gli organi nazionali della categoria, solo mezzo concreto per risolvere in modo giusto i problemi…”.

Ma il dado era tratto, e senza tentennamenti. Non a caso, con un comunicato del 16 aprile ’60, la Fnsi rubricava la “grave decisione” degli scissionisti come “antidemocratica, autoritaria e arbitraria, la quale non corrisponde certamente né allo spirito sociale, né ai precedenti unitari, né al sentimento della stragrande maggioranza degli iscritti all’Associazione della Stampa Romana”.

A ben guardare, anzi a ben leggere, nessuno però mise in dubbio la fondatezza della questione posta dai fuoriusciti. Stampa Romana tirò dritto per la sua strada: dalla parte sua aveva i numeri, era l’Associazione più numerosa e importante. Venne perciò rapidamente istituita una commissione paritetica per affrontare la situazione e trovare una soluzione unitaria. Ma il confronto, a tratti certamente duro, avvenne tra alti e bassi per ben due anni, tra precisazioni, contro-precisazioni, sospensioni delle trattative.

Quello che però colpisce in tutta la vicenda è in ogni caso un rispetto di fondo vero - da colleghi a colleghi - e che forse anche oggi andrebbe recuperato. Non vacue quanto deboli professioni verbali di modifiche. Tanto che a firmare il nuovo contratto di lavoro del ’62 oltre alla FNSI con le altre undici associazioni regionali vi furono anche il presidente della Romana, Vittorio Zincone, e Ugo Manunta (presidente della Consulta sindacale).

Passarono ben due anni… e finì che il Bollettino a dicembre ’62 diede notizia della pace fatta: “La A.S.R. torna nella compagine FNSI”, e ringraziava i tre colleghi (Berti, Ferrajolo e Pavia) “per il diligente impegno con cui hanno condotto le trattative” per il ritorno. Idem Stampa Romana, che ringraziò la propria delegazione inviando “un caldo, affettuoso saluto a tutti i Colleghi d’Italia”.

Se ora vogliamo fare un raffronto con l’oggi… è chiaro che la situazione 60 anni dopo dal punto di vista della democrazia vera è, se possibile, di gran lunga peggiorata. Perché l’attuale meccanismo elettorale consegna uno strapotere alle associazioni regionali più piccole, mentre penalizza Lombarda e Romana e di fatto la stragrande maggioranza dei colleghi.

Dinamica che serve senz’altro al gioco perverso delle correnti, al mantenimento degli strapuntini personali, a dare vita alle maggioranze inamovibili che abbiamo visto succedersi in questi anni ai vertici del sindacato, e da lì in tutti gli enti rappresentativi.

[caption id="attachment_23294" align="aligncenter" width="490"] Nella tabella il numero degli iscritti nelle varie regioni. Il sistema elettorale premia le piccore regioni che hanno una rappresentanza superiore rispetto alle loro dimensioni[/caption]

Ma che non fa bene di certo a chi fa questa professione alle prese con difficoltà quotidiane, sempre maggiori. In questi anni ne abbiamo viste di ogni colore: candidati unici, rappresentanti certi di essere eletti prima ancora di candidarsi… Non è accettabile, e non ce lo possiamo più permettere.

Non a caso a votare alle elezioni per il rinnovo delle cariche sindacali è stabilmente una percentuale molto modesta degli aventi diritto. E non c’è dubbio che per affrontare l’attuale difficilissima situazione serve invece un sindacato forte e autorevole. Ma perché un sindacato sia realmente forte serve un sindacato più rappresentativo possibile.

[caption id="attachment_23296" align="aligncenter" width="677"] Il trand delle iscrizioni al sindacato è drammatico in 10 anni si sono persi quasi 5 mila membri[/caption]

Diamo atto all’attuale dirigenza della Fnsi di aver fatto sforzi notevoli per recuperare il terreno dell’unità rispetto agli anni passati (il risultato dei recenti scioperi è lì a dimostrarlo plasticamente). Ma non basta. E non è certo il momento delle divisioni. Ma proprio per questo riteniamo che sia indispensabile l'urgente modifica dello Statuto Fnsi, che preveda correttivi adeguati a tutela delle associazioni meno numerose e però al contempo permetta di ristabilire il giusto principio di democrazia e di reale rappresentatività. Senza "se" e senza "ma".

Non affrontare ancora una volta il tema, o volerlo strumentalmente irridere, significa correre il rischio che la storia si ripeta.

Massimo Alberizzi
Simone Massetti
Pierangelo Maurizio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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