Tante associazioni, un unico coordinamento contro l'inceneritore di Schio. Si chiama "Alto Vicentino ricicla" (sigla AVR, da non confondere con AVA, quella che contraddistingue chi gestisce l'impianto di smaltimento), sta allestendo un sito internet, presto accessibile all'indirizzo "www.altovicentinoricicla.it" e debutterà pubblicamente sabato 22 ottobre a palazzo Toaldi Capra. Chi ne fa parte? Intanto i due comitati storici, quello di vigilanza e i "Genitori preoccupati", i GAS (gruppi di acquisto solidali) di Schio e Thiene, la lista civica "Un'altra Marano", il Movimento 5 Stelle legato a Beppe Grillo, Legambiente e le associazioni ambientaliste, il Sindacato di base e le associazioni e gruppi di Arcadia.
Un ensemble composito e trasversale, con un unico obiettivo dichiarato: incentivare il riciclo spinto dei rifiuti fino a far diventare inutile la termovalorizzazione di Ca' Capretta, dove a regime si bruciano sino a 200 tonnellate di rifiuti giornalieri.
«AVR si propone di diventare un soggetto attivo al fine di stimolare e proporre alle amministrazioni pubbliche reali alternative all'azione nefasta per l'ambiente ed economicamente fallimentare della termodistruzione dei rifiuti - scrivono i fondatori del coordinamento nel documento iniziale che è una dichiarazione d'intenti. - Dal punto di vista ambientale si ricorda che gli inceneritori sono classificati, a norma di legge, impianti insalubri e pericolosi, e che sono fra i maggiori responsabili dell'immissione in atmosfera di diossine e delle pericolosissime nano particelle».
Nel mirino di AVR c'è anche chi gestisce l'impianto: «Dal punto di vista economico si fa presente che Ava srl riceve dallo Stato una somma di oltre un milione e quattrocentomila euro all'anno, sotto la voce "certificati verdi", più contributi da enti locali (Provincia e Regione) pari a tre milioni e settocentomila euro ( dati estratti dal bilancio della società 2009). Ciò significa che l'inceneritore sopravvive solo perché, oltre agli introiti della tassa immondizie annuale (fuorilegge, dato che le norme imporrebbero una tariffa a consumo, non una tassa indistinta!), viene foraggiato anche da una montagna di altri soldi pubblici, cioè di tutti noi che paghiamo le tasse».
L'alternativa all'inceneritore è nel riciclaggio spinto, fino anche al 98% del totale dei rifiuti, come accade in qualche Comune dove il riutilizzo garantisce entrate: «Da qualche anno sono sorte aziende e amministrazioni che hanno intrapreso azioni completamente diverse. Nessuno più può negare che l'alternativa all'incenerimento esiste, e oltretutto produce profitti».© RIPRODUZIONE RISERVATA