Il detenuto si rivolge al magistrato di sorveglianza di Nuoro, Riccardo De Vito, per ottenere il riesame del provvedimento. Il giudice accoglie il ricorso, ma il Dap decide di non dare esecutività a quell’ordinanza. Inspiegabilmente. Nei vent’anni passati dietro le sbarre, infatti, Dell’Anna ha guadagnato encomi, meriti, lodi, tanto da passare dal regime del 41 bis nel carcere di Novara a ben 14 ore di libertà, senza scorta, ottenute in occasione della laurea in Giurisprudenza, che ha conseguito a Pisa con il massimo dei voti. A dargli la forza di cambiare la sua vita, di cancellare un passato fatto di sangue e violenza, di diventare il simbolo «della vittoria del sistema carcerario sul crimine», è stata soprattutto la vicinanza con la moglie e il figlio di 24 anni, che a Spoleto potevano andare a trovarlo con regolarità. Non solo. Conseguita la laurea, Dell’Anna si è iscritto nella stessa università di Pisa per conseguire il titolo accademico specialistico in Diritto dell’esecuzione penale, disciplina non presente a Sassari, il capoluogo di provincia sardo più prossimo alla Casa circondariale di Nuoro. Il suo percorso culturale di riabilitazione, così come prevede la legge sull’ordinamento penitenziario, è stato quindi compromesso. Beffa nella beffa, nel carcere di Spoleto c’è un altro ergastolano, Mario Trudu, arzanese, che da anni (ne ha 62) combatte per essere trasferito proprio da Spoleto nella sua regione di provenienza.
Il suo nome, però non era tra i 18 trasferiti lo scorso anno. A denunciare l’episodio pubblicamente è stata Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione Socialismo diritti riforme. «Il trasferimento imposto al detenuto - ha sottolineato -, ha determinato un doppio danno al cittadino privato della libertà. L’uomo è stato allontanato dalla famiglia, e quindi privato del diritto ad avere rapporti affettivi in quanto la distanza impedisce alla moglie e al figlio di incontrarlo regolarmente, ma anche del diritto allo studio. Eppure, ha dimostrato con atti concreti di avere intrapreso una strada di riconciliazione con la società, espiando la pena secondo quanto prevedono le norme e partecipando al percorso rieducativo».
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