Liliana Ingargiola è morta oggi, 24 novembre 2012, alle ore 01:07, per le conseguenze di un cancro al cervello.
Si era operata un anno fa con una successiva diagnosi di neuplasia maligna. Ciò nonostante ha vissuto con spensieratezza e impegno politico le giornate che le rimanevano.
Aveva sottoscritto con Filomena Gallo e con la preziosa consulenza del dottor Mario Riccio il testamento biologico aggiungendo dettagli e precise prescrizioni su quanto considerava umiliante, invasivo o sproporzionato.
Il suo medico curante ha preso atto lealmente, quando Liliana non era più in grado di decidere, delle sue volontà certificate da un notaio e garantite dall’associazione Coscioni e, consultandosi con Mario Riccio, ha prescritto una terapia del dolore basata esclusivamente sulla somministrazione di morfina e di altri antidolorifici. Si è astenuto dalle altre pratiche invasive espressamente e dettagliatamente escluse nel testamento, come flebo, intubazioni e altro.
Le sue amiche – svariate decine che si sono organizzate in turni per giorni – hanno giustamente disobbedito al testamento, alimentandola, dissetandola con flebo e altro, e soprattutto coccolandola.
Nessuna aveva fretta che morisse. Non è una cosa di poco conto. L’accanimento è sicuramente una cosa da evitare, l’amore è meglio.
Quado si muore, siamo tutti migliori. Soprattutto nei coccodrilli. Liliana è stata migliore e discreta per tutta la sua vita. Per lei, per fortuna, non valeva la massima che siamo tutti compagni, ma pochi amici. Almeno quelli restano e che contano. Ne parlavamo commentando gli ultimi strabilianti racconti di Amos Oz. I partiti sono spariti, le amiche no.
Liliana ha pregato le sue amiche di risparmiarle un funerale religioso. Si può usare l’incenso anche senza le stanche litanie di un prete annoiato.
Alcuni amanti e amici di Liliana si vedranno nei prossimi giorni per confortarsi e farsi delle domande.
roberto