TAV, suicidi e misteri - girovagando nel WEB

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silvio.viale

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Aug 6, 2012, 6:11:14 PM8/6/12
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Attentati e suicidi, una valle di misteri 15

DA VALSUSA LIBERA AI LUPI GRIGI: LA PRIMA AZIONE È DEL ' 96. POI MORTI IN CARCERE E VELENI

L' elettrauto chiese «Cos' è ' sta roba?». Silvano Pelissero guardò da vicino l' oggetto estratto dal fanale della sua Ritmo: «Porca miseria». Sotto le lampadine fulminate c' era una microspia. I carabinieri lo stavano intercettando. Venerdì 6 marzo 1998. Quel faro rotto apre il vaso di Pandora della Val di Susa, dentro ci sono tre arresti, quattro suicidi, sei pacchi bomba, una condanna e 15 attentati alle linee dell' Alta velocità rimasti senza colpevoli. Il procuratore che indaga sugli attentati alla Tav, oggi come nel ' 98, è Maurizio Laudi. Dice: «C' è un filo conduttore con il passato. Se vogliamo trovarle, le analogie oggettive ci sono tutte. Anche allora giravano volantini con appelli alla natura e alla purezza della vita». Quel passato evoca brutti ricordi: «La Val di Susa è un posto particolare», concede Laudi. La prima azione contro il progetto dell' Alta velocità è dell' agosto 1996, brucia una trivella nel cantiere dell' Alpetunnel. Ne seguiranno altre 14 in due anni, concentrate in un raggio di 20 chilometri, sul percorso del futuro treno Torino-Lione da 300 chilometri all' ora. Gli obiettivi e le modalità di ogni singolo attentato sono diversi tra loro. Cabine elettriche Enel, il portone di una chiesa, il ripetitore Rai, il Pendolino, un cavo a fibre ottiche della Telecom. Anche le rivendicazioni sono particolari. Otto di quelle azioni vengono firmate da «Valsusa libera», poi dai «Lupi grigi». Si passa dalla citazione di Alessio Maffiodo, Pietro Cavallero e Carlo Trattenero, personaggi molto diversi ma dalla comune militanza partigiana, a volantini con messaggi trasversali alle forze politiche locali, al punto che gli inquirenti si fanno anche un paio di domande su un eventuale coinvolgimento di servizi deviati. Le due organizzazioni arrivano a scrivere comunicati nei quali negano le infiltrazioni. Quelli di «Valsusa libera» nel novembre 1997 fanno girare un testo profetico: «Alla fine i servizi immoleranno alla stampa qualche ragazzotto di campagna». Il guasto al fanale della Ritmo fa precipitare i tempi, accelera una indagine ancora aperta. Il 5 marzo 1998 Pelissero finisce in carcere con i suoi amici, l' anarchico Edo «Baleno» Massari e la sua compagna, la 24enne argentina Maria Soledad Rosas. Le intercettazioni rivelano le loro pratiche con esplosivi rudimentali, ma certificano solo una «bomba» di vernice al Tribunale di Torino. Quindici giorni dopo, Massari si impicca in carcere. L' 11 luglio si uccide Maria Soledad. Era ai domiciliari nella comunità «Sotto i Ponti» del gruppo Abele a Bene Vagienna, nel Cuneese. Si scatena un' ondata di veleni. La comunità viene descritta come il ritrovo di ex terroristi, il suo fondatore, Enrico De Simone, è bollato come «tossicodipendente» (non lo era più da anni) e «pregiudicato». Nessuno può sapere se anche quegli insulti e le pressioni seguite alla morte di Soledad lo portano a togliersi la vita nel settembre di quell' anno. Ad agosto intanto è iniziata la stagione dei pacchi bomba. I primi sono per Laudi e Daniele Genco, cronista dell' Ansa. Il terzo sorprende, perché arriva a Pasquale Cavaliere, consigliere regionale Verde, il quale da mesi sostiene che Massari era innocente ed è ai Servizi che bisogna guardare. Nel novembre 1999 anche Cavaliere si impicca, in Argentina; era andato a riportare la figlia alla ex moglie. Altri ordigni avranno come destinatari Umberto Gay e Giuliano Pisapia, entrambi di Rifondazione. Rimane Pelissero. «Anarchico anomalo», così lo definiscono al processo. Nel 1981, quando gli scoppia l' arsenale che teneva nel pollaio, viene arrestato dal maresciallo Germano Tessari, della squadra antiterrorismo del generale Dalla Chiesa. All' epoca frequenta ambienti dell' estrema destra. Esce subito, e scompare dal Piemonte fino al 1992. Si fa rivedere nei circoli leghisti, dove incita alla rivolta armata. Tessari invece non si muove. Entra in politica, resta coinvolto nella vicenda della Sugar Brown, un' armeria dalla quale spariscono 397 pistole. E' sospettato di aver agito con Franco Fuschi, serial killer, reo confesso di 11 omicidi, ex agente Sisde, che ammette di aver realizzato alcuni attentati ai tralicci poi addossati ai «Lupi Grigi», e svela un traffico di armi con altri uomini del Sisde. E' un episodio della Valsusa anni Novanta, crocevia di interessi economici (l' Alta velocità), depistatori professionisti, emissari dei Servizi e anarchici dell' ultim' ora. Nel 2000, Pelissero è condannato per associazione sovversiva e per due attentati del 1997. Fuori dal Tribunale, don Luigi Ciotti dice: «C' è stata una sentenza, adesso bisogna avere il coraggio di cercare la verità». Finora, e sono passati 5 anni, non c' è riuscito nessuno. Troppi misteri, per una valle così piccola. Marco Imarisio 15 gli attentati antiTav 
LA VICENDA 1 MARZO 1998 
Gli anarchici Maria Soledad Rosas (nella foto), Edoardo Massari e Silvano Pelissero vengono arrestati per attentati. Massari si uccide il 28 marzo 
2 APRILE 1998 
Manifestazione di protesta degli squatter per la liberazione di Maria Soledad Rosas e di Silvano Pelissero. Maria si ucciderà l' 11 luglio 1998 
3 GENNAIO 2000 Gli squatter torinesi manifestano contro la sentenza di condanna dell' anarchico Silvano Pelissero, accusato di associazione sovversiva.
27 FEBBRAIO 2012 Luca Abbà, 37 anni, si era arrampicato per protesta. È caduto a terra folgorato. Ora è in coma.


Il monte Musinè, che in dialetto piemontese significa "asinello", è posizionato a 20 km da Torino, sulla strada che porta verso la Val di Susa, e lo si può considerare come il primo contrafforte alpino. Dalla forma vagamente piramidale, spoglio e inospitale nella parte superiore, sembra trovare gradimento soprattutto da parte delle vipere.
 Ecco le motivazioni per le quali viene annoverato fra i luoghi misteriosi e come ad esse rispondono la scienza e l’archeologia ufficiali:
1) Da sempre circolano voci di lupi mannari, di immagini spettrali che vagano nella penombra, di strani animali. Vi sarebbe una grotta maledetta nella quale, ogni 1° maggio, si darebbero appuntamento streghe, maghi, e licantropi per inneggiare alle forze del male. Secondo alcuni scritti del ‘600 e ‘700 la vallata fu spesso percorsa da "musiche demoniache", accompagnate da urla angosciose cariche di dolore. Una antica leggenda vuole che il re Erode fosse esiliato su questa montagna, come punizione per la strage degli innocenti.
2) Secondo alcuni storici fu proprio in questa zona che in cielo apparvero a Costantino la croce fiammeggiante e la scritta "In Hoc Signo Vinces", segni che convinsero l’imperatore a convertirsi al Cristianesimo. I cosiddetti "Campi Taurinati", di cui parlano le cronache dell’epoca, sembrerebbero coincidere con la zona pianeggiante di Grugliasco e Rivoli che separa Torino dal massiccio del Musinè.
3) Stando a quanto dichiarato da molti esoteristi il luogo sarebbe un gigantesco catalizzatore di energie benefiche. Non dimentichiamoci che si troverebbe su una linea "ortogonica" (una di quelle che circondano la Terra come una ragnatela e che indicano zone di particolare concentrazione di energia) che, entrando dalla Francia, attraversa tutta la nostra penisola. Secondo altri sarebbe addirittura una sorta di "finestra" aperta su un’altra dimensione.
4) Il sito amplificherebbe, nel momento in cui vi si sosta, le facoltà extrasensoriali che ognuno di noi avrebbe, ma che solo in particolari circostanze risultano evidenti. Gli stessi rabdomanti hanno dichiarato che in prossimità del monte bacchette e pendolini si muoverebbero in modo molto più accentuato del normale.
5) Da sempre la zona è teatro di apparizioni di misteriosi bagliori azzurri, verdastri e fluorescenti. Esse hanno fatto la loro comparsa fin dal lontano 966 d.c. All’epoca il vescovo Amicone si trovava in Val Susa per consacrare la chiesa di San Michele sul monte Pirchiano, di fronte al Musinè. Durante la notte, in attesa dell’arrivo dell’alto prelato, i valligiani assistettero ad uno spettacolo affascinante ma pauroso al contempo: il cielo fu percorso da travi e globi di fuoco che illuminarono la chiesa come se fosse scoppiato un incendio. Altre storie parlano di carri di fuoco che spesso sorvolavano la vetta.
6) Ai giorni nostri frequenti sono gli avvistamenti notturni e diurni di oggetti volanti non identificati.
7) Il monte, essendo un antico vulcano spento da millenni, è ricco di gallerie e passaggi irregolari scavati dallo scorrere dell’antico magma, in gran parte però inesplorati.
8) Ai piedi del Musinè esiste un "cono d’ombra" cioè una zona di interferenza che oscura qualsiasi trasmissione radio. Anche gli aerei privati che si trovano a sorvolare il luogo vengono disturbati nelle loro trasmissioni radio. Questi problemi cessano nel momento in cui ci si allontana dalla montagna.
9) Appare strana la distribuzione della vegetazione, particolarmente ricca ai piedi del monte, ma che poi si dirada in modo quasi repentino col crescere dell’altitudine. La Forestale ha inutilmente speso ingenti capitali per rimboscare la zona, nella quale le giovani piante sembrano morire una dopo l’altra. La credenza popolare spiega il mistero con la processione continua di anime dannate che salgono e scendono il monte senza sosta. Secondo una credenza un po’ più moderna sarebbero le emanazioni radioattive di una base segreta a produrre tale sterilità.
10) Le pendici sono ricche di d’incisioni rupestri e di grandi pietre disposte in modo forse rituale, testimonianze di un passato ancora ben da decifrare. In un masso è raffigurata addirittura una giraffa africana, ma questi animali non vivevano in Piemonte, nemmeno nel neolitico.
11) La salita è costeggiata, in località Torre della Vigna, fra i 400 e i 900 metri, da una serie di strutture a forma di coppa, dette coppelle. Queste sono disposte in maniera tale da formare delle mappe celesti. Sono rappresentate la Croce del Nord, l’Orsa Maggiore, l’Orsa Minore, Cassiopea e le Pleiadi. In pratica c’è tutto l’emisfero boreale ma anche altre raffigurazioni non ancora identificate. Suggestiva è la visione dalla vallata quando, riempite le cavità di combustibile e incendiate, la montagna si ricopre di tante piccole luci.
12) Il Musinè è sede anche di uno stranissimo obelisco che acquistò fama mondiale grazie ad un libro di Peter Kolosimo intitolato "Astronavi sulla preistoria". Sulla superficie compaiono alcune croci che rappresentano probabilmente cinque persone, un cerchio in alto a sinistra con un punto al centro e due semicerchi tagliati nella parte inferiore che assomigliano in modo clamoroso ai moderni dischi volanti. Secondo lo scrittore sarebbe una sorta di rappresentazione delle evoluzioni di macchine aeree che furono viste in cielo dai nostri antichi progenitori.


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