ASTI - Processo carcere, tensione in aula

128 views
Skip to first unread message

Salvatore Grizzanti

unread,
Nov 24, 2011, 1:11:48 PM11/24/11
to Rita Bernardini, satyagr...@googlegroups.com, radicali...@yahoogroups.com
dalle pagine locali del LA STAMPA di Asti (24/11/2011)

TRIBUNALE

Processo carcere, tensione in aula

Massimo Coppero

Seconda udienza ieri in tribunale ad Asti del processo ai cinque agenti penitenziari del carcere di Quarto accusati di maltrattamenti e vessazioni a due detenuti, Claudio Renne e Andrea Cirino. Con loro è stato sentito anche un altro recluso, Salvatore Todaro, che è stato testimone di alcuni dei presunti avvenimenti. I tre reclusi (solo Cirino ora è libero, gli altri sono ristretti in istituti diversi) hanno di fatto ribadito le accuse, con momenti di tensione in aula. Il processo riprenderà il 1 dicembre.

PAGINA 65



I detenuti: “Noi, seviziati in carcere”

Le testimonianze delle presunte vittime di maltrattamenti in cella a Quarto

MASSIMO COPPERO

ASTI

Un momento del processo a carico di 5 agenti di polizia penitenziaria, ieri in tribunale ad Asti [FOTO D’ANNA]

E’ stata una giornata carica di tensione quella di ieri al processo per le presunte violenze nel carcere di Quarto ai danni di due detenuti. Secondo l’accusa sarebbero stati ripetutamente picchiati da «squadrette» di agenti penitenziari che avrebbero agito al di fuori della legalità.

Claudio Renne e Andrea Cirino, 37 e 33 anni, i due reclusi di Novara e Torino che fra il 2004 e il 2005 avrebberosubìto le pesanti aggressioni mentre si trovavano nelle celle d’isolamento dell’istituto di pena astigiano, hanno testimoniato davanti al giudice Riccardo Crucioli. Lunghe deposizioni scandite dalle domande del pm Francesco Giannone, che ha fatto riferimento ai verbali già firmati nel corso degli interrogatori con gli investigatori della sezione di polizia giudiziaria della procura. Renne, parte civile con il legale Mauro Caliendo, è comparso in aula scortato da altri agenti della polizia penitenziaria, quelli del carcere di Saluzzo dove è recluso da tempo per furto. Nel corso della testimonianzaha ribadito più volte, con tono di sfida, di voler affrontare a viso aperto, «per strada», l’assistente di origine romana Cristiano Bucci, detto «il laziale», colui che, stando sempre alle accuse, avrebbe commesso le violenze più gravie ripetute. Bucci, 35 anni, difeso dall’avvocatocassinese Stefano Fusco, attualmente lavora in un penitenziario del Centro Italia e finora non è mai comparso in tribunale per il processo. Contumace anche un altro indagato, il viterbese Marco Sacchi, 42, che, stando alla ricostruzione accusatoria, talvolta sarebbe entrato in servizio alticcio, soprattutto nei turni serali, per poi abbandonarsi alle violenze. Presenti in aula Gianfranco Sciamanna, 38, Davide Di Bitonto, 44 e Alessandro D’Onofrio, 35, assistiti dagli avvocati Alberto Pasta ed Aldo Mirate. D’Onofrio e Sciamanna rispondono solo delle presunte aggressioni a Cirino, che si è costituito nel procedimento con l’avvocato torinese Angelo Ginesi. La deposizione di Cirino è filata più liscia: ha ripercorso tutta la vicenda confermando quasi integralmente la testimonianza resa alla polizia.

Più complicato l’esame di Salvatore Todaro, un detenuto anch’egli recluso in isolamento nel 2004 e testimone delle violenze. Quest’ultimo ha negato, a differenza di quanto riferito in precedenza agli inquirenti, di aver visto Di Bitonto, Sciamanna e D’Onofrio aggredire i compagni di detenzione. Pur confermando di aver assistito alle violenze, ha sostenuto di non saper riconoscere gliautori dei pestaggi.

Infine indicativo del «clima di Quarto» è stato il racconto di Andrea Fruncillo, l’ex assistente della Penitenziaria che dopo essere stato arrestato per corruzione ha deciso di vuotare il sacco sui presunti comportamenti scorretti dei colleghi. Fruncillo, pur fra numerose contraddizioni e «non ricordo» sui punti più spinosi, ha riferitodi violenze anche ai danni di altri detenuti che non hanno fatto querela (senza però saper fare i nomi dei colpevoli in divisa). C’è poi il dettaglio sconvolgente, confermatoda Fruncillo, dei pestaggi che sarebbero stati affidati da alcuni agenti ad un detenuto, Mimmo Gargano (non risulta però finora indagato nel procedimento), che «poteva aprire le celle e picchiare». L’ex poliziotto ha ricordato di aver incontrato Gargano dopo la scarcerazione di quest’ultimo: secondo Fruncillo il recluso tornato libero si sarebbe vantato, alla presenza anche delle rispettive fidanzate, di saper «far stare buoni» i detenuti utilizzando metodi molto violenti. Si torna in aula giovedì 1˚ dicembre con l’audizione delle intercettazioni telefoniche e ambientali.
L’EX AGENTE Prima nega, poi conferma «C’era anche un recluso incaricato dei pestaggi»

L’accusa

“Troppi anni di silenzio ora il rischio è la prescrizione”

[MA. C.]
Parti civili In primo piano l’avvocato Angelo Ginesi. Al suo fianco la collega Simona Filippi con la volontaria Daniela Ronco (entrambe di Antigone) e l’altro legale Mauro Caliendo

«La prescrizione è il fantasma che aleggia intorno a questo processo. Questi agenti, anche se condannati non rischiano alcunché, perché i fatti risalgono a molti anni fa e andranno sicuramente prescritti prima dell’appello».

E’ netto il commento dell’avvocato Simona Filippi, che rappresenta l’associazione «Antigone», impegnata per i diritti dei reclusi e parte civile nel dibattimento astigiano. «Faccio riferimento alle dichiarazioni del detenuto Salvatore Todaro che al termine della deposizione ha detto: “Oggi mi avete condannato una seconda volta”: ecco, la violenza è un’abitudine nelle carceri italiane e lui ora deve tornare in cella dopo questa testimonianza...» Un altro legale di parte civile, Angelo Ginesi (tutela Andrea Cirino), sottolinea: «Fortunatamente le indagini sono state condotte bene, in particolare dal commissario di polizia Antonella Reggio al quale va il nostro plauso, anche umano oltre che professionale». E aggiunge: «C’è stata però una certa rilassatezza a procedere da parte della procura prima dell’arrivo del pm Francesco Giannone. Da quando il fascicolo gli è stato assegnato non si è perso più tempo».

Anche Mauro Caliendo, legale di Claudio Renne ribadisce l’importanza del lavoro del pm Giannone: «Il procedimento è stato riesumato dopo sette anni grazie al suo impegno. Va dato atto anche al tribunale e al giudice Crucioli di aver fissato un calendario di udienze tale da permettere almeno la pronuncia di una sentenza di primo grado».

La difesa

“C’è stato un complotto per far pagare qualcuno”

[MA. C.]
Difesa Gli avvocati Alberto Pasta e sopra Aldo Mirate che assistono quattro agenti

E’ dura la difesa dell’avvocato Alberto Pasta, che tutela Marco Sacchi, Gianfranco Sciamanna e Davide Di Bitonto.

«C’è stato - sostiene il legale astigiano- un complotto contro i miei assistiti. Non ci sono prove a carico e invece siamo in grado di produrne a discarico. Facciamo due esempi. Viene detto che Sacchi era ubriaco in servizio. Bene, era un donatore del sangue e la certificazione Avis di quei mesi chiarisce che non abusa di alcolici. Su Sciamanna: possiamo dimostrare che si trovava a Frosinone nei giorni delle presunte violenze». Pasta ritiene che la vicenda andasse «archiviata, perché ci sono troppe contraddizioni, come a mio avviso è emerso anche nel corso dell’udienza. Si sono solo cercati dei capri espiatori per dimostrare che nelle carceri italiane la situazione non è buona».

Nessun commento invece dall’avvocato Aldo Mirate, legale di Alessandro D’Onofrio: «Per ora non voglio rilasciare dichiarazioni. Aspettate e vedrete». Mirate ieri nel «controesame» dei testimoni ha cercato comunque di far emergere la tesi secondo cui non è credibile che medici e infermieri del carcere e dell’ospedale non si siano resi conto dei pestaggi, accettando le versioni della «caduta dalle scale» e del «tentativo di suicidio».

Nessuna dichiarazione anche da parte dell’avvocato Stefano Fusco, difensore di Cristiano Bucci «il laziale»: nei contro interrogatori è stato molto battagliero, accapigliandosi verbalmente con Claudio Renne, il quale ha sostenuto di sentirsi «provocato» dalle sue domande.



--
Salvatore Grizzanti

Reply all
Reply to author
Forward
0 new messages