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Un momento del processo a carico di 5 agenti di polizia penitenziaria, ieri in tribunale ad Asti [FOTO D’ANNA] |
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E’ stata una giornata carica di tensione quella di ieri al processo per le presunte violenze nel carcere di Quarto ai danni di due detenuti. Secondo l’accusa sarebbero stati ripetutamente picchiati da «squadrette» di agenti penitenziari che avrebbero agito al di fuori della legalità.
Claudio Renne e Andrea Cirino, 37 e 33 anni, i due reclusi di Novara e Torino che fra il 2004 e il 2005 avrebberosubìto le pesanti aggressioni mentre si trovavano nelle celle d’isolamento dell’istituto di pena astigiano, hanno testimoniato davanti al giudice Riccardo Crucioli. Lunghe deposizioni scandite dalle domande del pm Francesco Giannone, che ha fatto riferimento ai verbali già firmati nel corso degli interrogatori con gli investigatori della sezione di polizia giudiziaria della procura. Renne, parte civile con il legale Mauro Caliendo, è comparso in aula scortato da altri agenti della polizia penitenziaria, quelli del carcere di Saluzzo dove è recluso da tempo per furto. Nel corso della testimonianzaha ribadito più volte, con tono di sfida, di voler affrontare a viso aperto, «per strada», l’assistente di origine romana Cristiano Bucci, detto «il laziale», colui che, stando sempre alle accuse, avrebbe commesso le violenze più gravie ripetute. Bucci, 35 anni, difeso dall’avvocatocassinese Stefano Fusco, attualmente lavora in un penitenziario del Centro Italia e finora non è mai comparso in tribunale per il processo. Contumace anche un altro indagato, il viterbese Marco Sacchi, 42, che, stando alla ricostruzione accusatoria, talvolta sarebbe entrato in servizio alticcio, soprattutto nei turni serali, per poi abbandonarsi alle violenze. Presenti in aula Gianfranco Sciamanna, 38, Davide Di Bitonto, 44 e Alessandro D’Onofrio, 35, assistiti dagli avvocati Alberto Pasta ed Aldo Mirate. D’Onofrio e Sciamanna rispondono solo delle presunte aggressioni a Cirino, che si è costituito nel procedimento con l’avvocato torinese Angelo Ginesi. La deposizione di Cirino è filata più liscia: ha ripercorso tutta la vicenda confermando quasi integralmente la testimonianza resa alla polizia.
Più complicato l’esame di Salvatore Todaro, un detenuto anch’egli recluso in isolamento nel 2004 e testimone delle violenze. Quest’ultimo ha negato, a differenza di quanto riferito in precedenza agli inquirenti, di aver visto Di Bitonto, Sciamanna e D’Onofrio aggredire i compagni di detenzione. Pur confermando di aver assistito alle violenze, ha sostenuto di non saper riconoscere gliautori dei pestaggi.
Infine indicativo del «clima di Quarto» è stato il racconto di Andrea Fruncillo, l’ex assistente della Penitenziaria che dopo essere stato arrestato per corruzione ha deciso di vuotare il sacco sui presunti comportamenti scorretti dei colleghi. Fruncillo, pur fra numerose contraddizioni e «non ricordo» sui punti più spinosi, ha riferitodi violenze anche ai danni di altri detenuti che non hanno fatto querela (senza però saper fare i nomi dei colpevoli in divisa). C’è poi il dettaglio sconvolgente, confermatoda Fruncillo, dei pestaggi che sarebbero stati affidati da alcuni agenti ad un detenuto, Mimmo Gargano (non risulta però finora indagato nel procedimento), che «poteva aprire le celle e picchiare». L’ex poliziotto ha ricordato di aver incontrato Gargano dopo la scarcerazione di quest’ultimo: secondo Fruncillo il recluso tornato libero si sarebbe vantato, alla presenza anche delle rispettive fidanzate, di saper «far stare buoni» i detenuti utilizzando metodi molto violenti. Si torna in aula giovedì 1˚ dicembre con l’audizione delle intercettazioni telefoniche e ambientali.
L’EX AGENTE Prima nega, poi conferma «C’era anche un recluso incaricato dei pestaggi»