A Brescia si consumano più di 1396 metri quadri di territorio per ogni nuovo abitante. Un record, almeno se si fa il raffronto con Milano e con Stoccarda, città tedesca che per popolazione è intermedia tra le due lombarde.

Un raffronto che è stato fatto nella European Iale Conference dello scorso anno tenuta a Salisburgo, in cui la Leonessa ha fatto da campione.
Batte Milano, che è una grande città industriale, non una Todi a misura d’uomo. E la ricerca dice che non è paragonabile a Stoccarda, dove, come in tutta la Germania, c’è una particolare attenzione, un riguardo, quasi, a tenere un rapporto costante tra il costruito e le aree verdi. Se cresce l’uno debbono crescere proporzionalmente anche le altre.
Sono dati che si riferiscono ai primi sette anni del Duemila e che riguardano proprio il capoluogo. Ma lo studio prende in considerazione anche gli anelli dei comuni limitrofi, la cintura dell’hinterland ma anche oltre, fino a Montichiari. Anche in queste fasce si verifica un consumo di territorio, ma in misura minore. Nel capoluogo - come si vede dal grafico - sono stati persi 330 ettari di territorio agricolo su 2638.
Paolo Pileri (Politecnico)Scriveva il professor Paolo Pileri del Dipartimento di architettura del Politecnico di Milano, che, limitatamente agli anni 1999-2004, il tasso di crescita della popolazione di Milano è stato in quegli anni negativo e pari a -0,6 per cento, contro un tasso di crescita dell’urbanizzato del 2,4 per cento. Invece a Brescia la popolazione era leggermente aumentata dello 0,7 per cento, ma l’urbanizzato era salito del 4,6 per cento.
NUMERI, questi, che, anche se leggermente più datati rispetto ai dati presentati a Salisburgo, confermano il ritmo sostenuto dell’edilizia nella nostra città, un ritmo che rallenta di poco nel circondario. Un ritmo che fa dire al docente milanese che «la trasformazione delle aree agricole e naturali in aree urbanizzate è stata intensa. E che non c’è coerenza tra crescita urbana e crescita della domanda». Ossia, la domanda non basterebbe a giustificare il cemento.
Se questo è il trend, va sottolineato che la fotografia statica del territorio di Brescia denuncia invece un tasso del 50 per cento di urbabizzazione, inferiore questo a Milano, dove supera il 75 per cento. «Quando si è al livello di Milano si può dire che non c’è più territorio da "mangiare" e che la capacità di autosostenibiltà di un comune se ne è andata. Ma già il 50 per cento indica che si debbano mettere in atto politiche di contenimento. Penso al modello tedesco e alla compensazione ecologica che viene rigorosamente applicata in quel Paese, per cui ogni metro quadro di nuova costruzione viene bilanciata con altrettanta area da rinaturalizzare. E quando il tasso supera il 35 per cento la compensazione ecologica va maggiorata».
Capannoni e case nella Bassa bresciana A BRESCIA lo sviluppo sarebbe caratterizzato - secondo l’analisi -, dal proliferare di case uni e bifamiliari e piccoli condomini, una tendenza che spiegherebbe anche il rapporto «negativo» tra territorio consumato e crescita demografica. E che è responsabile di quel fenomeno conosciuto come sprawl urbano che Pileri definisce «un effetto tra i più indesiderati».
In assenza di politiche di contenimento - nota poi - fanno poco anche i regimi di protezione e tutela del paesaggio, dove vigono. E fa l’esempio dell’area sud di Milano, regolata a parco agricolo, ma soggetta annualmente a perdite di terreno a favore dell’edificato non inferiori alle aree prive invece di tutele.
Quali strategie e politiche vanno messe in atto? «La compensazione ecologica, come detto, è uno strumento importante, poi serve un censimento degli edifici dismessi e di quelli sottoutilizzati. In Italia il patrimonio edilizio inutilizzato è del 20 per cento, in Germania solo del 5».