[Tutela Salute e Ambiente - Ospitaletto] Brescia? Consuma troppo territorio

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danielep1957

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Jan 13, 2010, 6:40:39 PM1/13/10
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L’ANALISI. Messi a confronto con città molto più popolose, il nostro comune e la nostra provincia risultano interessati da dinamiche di urbanizzazione significative

«Brescia? Consuma troppo territorio»

Eugenio Barboglio (Bresciaoggi 7 gennaio 2010)

Nei primi sette anni del Duemila più di 1400 mq di nuove costruzioni per ogni nuovo abitante: un rapporto più alto di Milano e Stoccarda


A Brescia si consumano più di 1396 metri quadri di territorio per ogni nuovo abitante. Un record, almeno se si fa il raffronto con Milano e con Stoccarda, città tedesca che per popolazione è intermedia tra le due lombarde.


Un raffronto che è stato fatto nella European Iale Conference dello scorso anno tenuta a Salisburgo, in cui la Leonessa ha fatto da campione.

Batte Milano, che è una grande città industriale, non una Todi a misura d’uomo. E la ricerca dice che non è paragonabile a Stoccarda, dove, come in tutta la Germania, c’è una particolare attenzione, un riguardo, quasi, a tenere un rapporto costante tra il costruito e le aree verdi. Se cresce l’uno debbono crescere proporzionalmente anche le altre.
Sono dati che si riferiscono ai primi sette anni del Duemila e che riguardano proprio il capoluogo. Ma lo studio prende in considerazione anche gli anelli dei comuni limitrofi, la cintura dell’hinterland ma anche oltre, fino a Montichiari. Anche in queste fasce si verifica un consumo di territorio, ma in misura minore. Nel capoluogo - come si vede dal grafico - sono stati persi 330 ettari di territorio agricolo su 2638.
Paolo Pileri (Politecnico)

Scriveva il professor Paolo Pileri del Dipartimento di architettura del Politecnico di Milano, che, limitatamente agli anni 1999-2004, il tasso di crescita della popolazione di Milano è stato in quegli anni negativo e pari a -0,6 per cento, contro un tasso di crescita dell’urbanizzato del 2,4 per cento. Invece a Brescia la popolazione era leggermente aumentata dello 0,7 per cento, ma l’urbanizzato era salito del 4,6 per cento.

NUMERI, questi, che, anche se leggermente più datati rispetto ai dati presentati a Salisburgo, confermano il ritmo sostenuto dell’edilizia nella nostra città, un ritmo che rallenta di poco nel circondario. Un ritmo che fa dire al docente milanese che «la trasformazione delle aree agricole e naturali in aree urbanizzate è stata intensa. E che non c’è coerenza tra crescita urbana e crescita della domanda». Ossia, la domanda non basterebbe a giustificare il cemento.
Se questo è il trend, va sottolineato che la fotografia statica del territorio di Brescia denuncia invece un tasso del 50 per cento di urbabizzazione, inferiore questo a Milano, dove supera il 75 per cento. «Quando si è al livello di Milano si può dire che non c’è più territorio da "mangiare" e che la capacità di autosostenibiltà di un comune se ne è andata. Ma già il 50 per cento indica che si debbano mettere in atto politiche di contenimento. Penso al modello tedesco e alla compensazione ecologica che viene rigorosamente applicata in quel Paese, per cui ogni metro quadro di nuova costruzione viene bilanciata con altrettanta area da rinaturalizzare. E quando il tasso supera il 35 per cento la compensazione ecologica va maggiorata».
Capannoni e case nella Bassa bresciana
A BRESCIA lo sviluppo sarebbe caratterizzato - secondo l’analisi -, dal proliferare di case uni e bifamiliari e piccoli condomini, una tendenza che spiegherebbe anche il rapporto «negativo» tra territorio consumato e crescita demografica. E che è responsabile di quel fenomeno conosciuto come sprawl urbano che Pileri definisce «un effetto tra i più indesiderati».

In assenza di politiche di contenimento - nota poi - fanno poco anche i regimi di protezione e tutela del paesaggio, dove vigono. E fa l’esempio dell’area sud di Milano, regolata a parco agricolo, ma soggetta annualmente a perdite di terreno a favore dell’edificato non inferiori alle aree prive invece di tutele.
Quali strategie e politiche vanno messe in atto? «La compensazione ecologica, come detto, è uno strumento importante, poi serve un censimento degli edifici dismessi e di quelli sottoutilizzati. In Italia il patrimonio edilizio inutilizzato è del 20 per cento, in Germania solo del 5».



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Postato da danielep1957 su Tutela Salute e Ambiente - Ospitaletto il 1/14/2010 12:26:00 AM
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