Rivista Saudade - Gennaio 2006

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Rivista Saudade

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Jan 6, 2007, 4:29:48 PM1/6/07
to RivistaSaudade
Cari amici di "Saudade - punto d'incontro" siamo lieti di
annunciarvi l'aggiornamento del nostro blog letterario
(www.rivistasaudade.altervista.org) . In questo numero di Gennaio
ospitiamo:

- KAPUSCINSKY - MAALOUF DUE IMMAGINI A CONFRONTO....DI MARCO
MIGLIORELLI

...Kap: <<Siamo soltanto all'inizio di un periodo molto lungo e molto
doloroso. Esistono due tempi nei termini dei quali confrontarci.
A breve, si incontreranno moltissime difficoltà nella comprensione
reciproca: è necessario rendersi conto dello shock dovuto al primo
contatto, sempre molto difficile.
Normalmente ognuno di noi ha un senso molto forte della propria
identità e dell'essere lui diverso dagli altri; ha bisogno di un
tempo relativamente lungo per assimilare la diversità degli altri
rispetto a lui. Per questo motivo il XXI° sarà un secolo molto
difficile: sempre più persone saranno in movimento, considerando il
costo sempre più basso dei trasporti, dei viaggi, delle comunicazioni.
Né puo accadere diversamente perché risulta impossibile dividerci
oggi, in questo mondo. Solo i saggi troveranno la soluzione; questa
però non arriverà a breve nè sarà semplice. Nel XXI° secolo siamo
tutti creatori ed al contempo vittime delle situazioni>>.

- IL SOFFIO ANIMATORE....DI ARNOLD DE VOS

...L'autore delle 12 poesie inedite riunite qui sotto il titolo Il
soffio animatore, crede di aver dato voce nel suo libro di versi appena
pubblicato Vertigo (Edizioni del Leone, Venezia-Spinea 2006) allo
stesso spirito intonato alla stretta relazione tra corpo e anima
officiata dal talamo: la venerazione del corpo come santuario e fonte
di sentimenti siano essi d'ispirazione etero- o omoerotica sotto
l'egida di una presenza divina compartecipe, il Soffio animatore.

- TIZIANO SCLAVI E AMARA LAKHOUS, L'INIZIO E LA FINE....DI DIEGO
VITALI

...Torniamo alla questione iniziale: se Il tornado di valle Scuropasso
è un romanzo terminale, ci saranno dei buoni motivi per cui Scontro di
civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio sarà un romanzo aurorale.
Non sto dicendo che uno sia più valido artisticamente dell'altro.
Sto cercando di dire che, per quanto l'opera di Sclavi sia
straziante, dopo averla letta non si può far altro che assumere quel
senso di devastazione - se lo si prova - per poi passare a
qualcos'altro.

- VIAJE A GALICIA....DI MARCO PAONE

...A quanto pare mi trovo in cima del faro più vecchio del mondo.
Tutta la sua superficie é investita di storie e leggende: dalle
fondamenta romane alla parte finale di più recente costruzione, dopo
l'incendio subito dalla cupola che stava in cima.
Il paesaggio é maestoso e spaventoso.
L'oceano vi si infrange senza pause quasi come se fosse adirato a
morte per la sua incapacità nel distruggere quel baluardo cosí
antico.
Dall'alto si scorge un promontorio costellato da rocce che si
scagliano sul mare e isolotti rocciosi che si ergono contro l'impeto
marino.
Un mare forse incazzato per l'incostanza umana che costruisce opere
così durature e funzionali e poi circonda loro del nuovo e sciagurato
piattume che molto spesso é proprio in balia del mare e di tutti gli
altri agenti naturali.
La petroliera Prestige di tre anni fa ci insegna.

- COSÌ ESPLODO....DI ANNAMARIA POMPILI

...Era un po' intollerante, di questo ne era egli stesso consapevole.
Ma non ammetteva repliche. Non vedeva differenze tra l'esserlo e il
non-esserlo. "L'intolleranza verso di voi è per me l'ultima
difesa della dignità umana". Era sprezzante negli sguardi verso i
turisti. Egli non era mai stato un turista, non era mai uscito da Roma.
I viaggi avvenivano attraverso i libri e potevano essere spaziali e
temporali, in Iraq potevano esserci i babilonesi come gli americani,
per lui era tutto presente e reale, per lui due cose potevano benissimo
esistere sullo stesso piano, essere l'una e l'altra cosa,
non-essere né l'una né l'altra cosa. "Vivo o non vivo, che
differenza fa?", si domandava spesso. Così, alle volte, provava a
sdraiarsi sul letto, a credersi morto. "Mah... non vedo
differenze", ammetteva alla fine del suo esperimento.

- L'UTOPIA DELL'ATTESA E DELL'INCONTRO NE 'IL DESERTO DEI
TARTARI'....DI EMILIO FABIO TORSELLO

...Così come la percezione, anche lo spazio ha una duplice dimensione:
da un lato la Fortezza verso cui Drogo, da solo, si dirige,
dall'altro la città che questi lascia e che scompare sempre più
definitivamente nella distanza percorsa: «relegata in un mondo
lontanissimo» .
Quella del raggiungimento dell'utopia è quasi sempre un'esperienza
viatoria problematica, dove la volontà e la determinazione del
'pellegrino' vengono testate e messe in crisi ad ogni passo, un
severo principio d'elezione elimina chi non è adatto all'utopia,
chi non la desidera intimamente e sinceramente.

Cordialmente,

La Redazione di "Saudade - punto d'incontro"
www.rivistasaudade.altervista.org
rivista...@gmail.com

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