Un'unica considerazione all’articolo di Claudio che riporto qua sotto: le figure sanitarie fanno il tirocinio, è vero, ma hanno anche un tutor che li segue che funziona da supervisore del lavoro svolto dal tirocinante, che approva inizialmente il programma proposto secondo delle regole consolidato e che segue l'iter mettendosi a disposizione per quesiti e problemi (almeno sulla carta.
Per il resto sono pienamente d'accordo su quanto scritto dal collega Claudio Cutolo. E' vero, le divisioni esistenti nella nostra professione hanno origine da una concezione bottegaia che pervade molti nostri colleghi ma che fa parfte, purtroppo della cultura imprenditoriale italiana. In Italia il bottegaio pensa solo a quanto gli entrerà domani. L'imprenditore, se tale vuole definirsi, concepisce piani di sviluppo aziendali nei quali il lavoro e le possibilità di impiego sono considerati valori costitutivi che arricchiscono, assieme ad una formazione permanente, gli ambiti di impegno profesionale distesi su tutto il territorio nazionale ed europeo.
Questi soggetti che si tengono stretti le utenze (i "clients" come superbamente li definiscono) non fanno del bene alla nostra causa. Le associazioni che fanno formazione o che svolgono attività di musicoterapia dovrebbero avere un altro compito in questi frangenti di "vacatio legis", quello di sperimentare, fare esperienze e mettere tutto a disposizione di tutti; combattere, da una posizione di forza e come giustamente dice il nostro collega, per fare in modo che la professione acquisti valore e questo lo si potrà acquisire soltanto se si persegue il processo del riconoscimento includendo tutti gli operatori e ricercatori sparsi sul territorio italiana.
Ci vuole unità nella categoria.
Questo è l’articolo di Claudio Cutolo
È da premettere che di Musicoterapisti nel mondo ce ne sono un po’, non quanti se ne vorrebbero, soprattutto in Italia, perché, stranamente in questa nazione non si riesce a dare a questa disciplina la giusta collocazione professionale, e cioè alla pari di Logopedisti, Fisioterapisti, Psicomotricisti e Terapisti Occupazionali.
La domanda è: perché tutti i Musicoterapisti d’Italia e tutte le associazioni di Musicoterapia non si uniscono, non raccolgono firme, non bloccano le ASL, non danno battaglia allo stato come hanno fatto gli psicomotricisti alcuni anni fa?
Semplice, perché ci sono degli ostacoli precisi:
1. Molte scuole private di Musicoterapia perderebbero studenti che
passerebbero alle università
2. Se i Musicoterapisti venissero equiparati alle figure sanitarie
alcune scuole musicali perderebbero i loro corsi
3. Verrebbe a mancare la teoria portata avanti dalle scuole musicali ed
i loro diplomati che per essere Musicoterapisti ci sia la *condicio sine
qua non* del diploma musicale (già, come se per diventare Logopedisti
fosse necessaria la laurea in lettere!)
4. Molte associazioni di Musicoterapia perderebbero la supervisione
retribuita, perché le figure sanitarie fanno il tirocinio, non la
supervisione
Qualche anno fa nella Regione Campania, caso unico, con una legge regionale fu riconosciuta la figura del Musicoterapista, legge bocciata dalla consulta. La legge, non si capisce come, oltre a riconoscere la figura di Musicoterapista, cosa che spetta al Ministero della sanità, tagliava le gambe a tutte le scuole presenti sul territorio, in base a dei criteri di accreditamento alquanto anomali.
Paradosso all’italiana: la Regione Campania da anni promuoveva corsi di Musicoterapia legalmente riconosciuti ai sensi della *Legge 845*/78 a scuole legalmente riconosciute, spillando fior di soldi agli studenti. Di colpo, in base a dei criteri di accreditamento al quanto anomali, bocciava tutte le scuole riconosciute e i loro diplomati (con esame davanti ad una commissione regionale), in favore di scuole e musicoterapisti senza alcun riconoscimento legale.
Un occasione d’oro perduta! Quella legge, se fatta con criterio, con la partecipazioni di più parti, poteva essere una legge rivoluzionaria, precursora per altre regioni, e invece… Chi troppo vuole nulla stringe.
Ergo: Musicoterapia, ai posteri dei posteri, l’arduo riconoscimento.
Sperando, che qualora un giorno ci fosse un legge, dietro non ci siano faccendieri e manipolatori.
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Caro Alessio,
bene, si sa. Ci sono corsi di laurea breve in campo socio sanitario che richiedono (o richiedevano ai tempi in cui mi interessavo di queste cose) anche 3.300 ore. Costruiamolo insieme, tutti quanti, questo percorso. La mia scuola è arrivata a 1.280 ore, ma si può fare ancora meglio se tutti ci mettiamo attorno ad un tavolo a togliere cose inutili e a mettere materie che servono al musicoterapista. Ci sarebbero tanti insegnamenti da inserire negli studi curriculari che darebbero una svolta decisiva alla professione in quanto a competenze specifiche nel campo della fisica, della psicologia, delle neuroscienze e della psicofisiologia della psicoacustica ecc. Ci vuole tempo e disponibilità lo so, ma intanto bisogna iniziare mettendo insieme tutte le competenze e le esperienze. Ma per far questo ci vuole un luogo fisico e psichico (che so, un’associazione con larghe vedute che tocchi tutti i confini culturali e fisici della nostra povera Italia); ci vogliono fondi, ma penso che questi si potrebbero reperire se ci presentiamo uniti a chiederli. Ci vogliono docenti universitari e professionisti compiacenti (in senso buono) da addestrare, se prospettiamo loro qualcosa di serio e non solo l’aspetto magico, spirituale o sciamanico del nostro lavoro, anche se tutto questo deve far parte integrante della nostra cultura umanistica.
La discussione è aperta, spingiamoci oltre, ma tutti insieme.
Stefano martini
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Da: ret...@googlegroups.com [mailto:ret...@googlegroups.com] Per conto di alessio surian
Inviato: mercoledì 13 giugno 2012 12.08
A: ret...@googlegroups.com
Oggetto: Re: Appoggio l'intervento di Stefano: Ci vuole unità nella categoria.
--
Sono da oltre tre anni nel Gruppo.
Sto consegnando in questi giorni la tesi per il Diploma della Scuola di Musicoterapia
presso il conservatorio di Pescara, corso al quale ho avuto accesso con un Diploma di scuola Media Superiore
e numerosi crediti acquisiti 'sul campo'.
Ho visto con i miei occhi quanto sia difficile convincere chi ha conquistato un piccolo orticello che di questo
non se ne farà nulla se non si unirà a tutti gli altri che da decenni si sforzano perché l'attività di Musicoterapista
abbia un ruolo riconosciuto e riconoscibile nell'ambito socio-sanitario.
Ho superato 29 esami fra materie musicali, umanistiche, caratterizzanti e propedeutiche, con obbligo di frequenza e con
250 ore di tirocinio (per me sono state quasi il doppio...), ma nonostante lo sforzo (tra l'altro risiedo e lavoro a Roma)
il mio Diploma avrà solo un valore simbolico.
Se volete saperne di più sul corso che ho frequentato sono disponibilissima...
Saluti, Micaela Grandi
----Messaggio originale----
Da: musico...@fedim.it
Data: 14/06/2012 11.22
A: <ret...@googlegroups.com>
Ogg: R: Appoggio l'intervento di Stefano: Ci vuole unità nella categoria.
Cara Micaela,
potremmo già iniziare a fare una mappatura aggiornata delle scuole. Se vuoi puoi scrivere direttamente a me o a Rolando ed inviare il totale del monte ore compreso tutto (anche il tirocinio)e le materie insegnate. Se poi vuoi essere più specifica indica anche se sono previste ore di supervisione, quante sono se queste (nel caso) sono inserite nel monte ore e i moduli annuali (quanti anni sono?) con le ore ripartite per materia d’insegnamento.
Stefano Martini
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