Possibile che sia la ricchezza del conto in banca a determinare chi ha diritto di godere di uno dei luoghi più belli, culturalmente ricchi e incontaminati del nostro Paese? Apparentemente sì, se lo Stato non deciderà di muoversi per correggere la stortura. Ma il tempo stringe.
Patrizio Bertelli, marito di Miuccia Prada e amministratore delegato dell’omonima casa di moda a fine settembre ha speso 18,4 milioni di euro per acquistare dalle sorelle Sabina, Francesca e Antonella Vivarelli-Colonna la tenuta di Cala di Forno. Si tratta dell’ultima area vergine del Parco della Maremma, nel comune di Magliano in Toscana: inaccessibile dal litorale, raggiungibile unicamente via mare o inerpicandosi per sentieri a cavallo tra scogliere e boschi, l’insenatura non ha ripetitori telefonici, connessioni wifi e nemmeno rete elettrica.
Solo boschi secolari, animali liberi, case coloniche e insediamenti storico-archeologici. La tenuta acquistata da Bertelli include un’ampia area boschiva, la spiaggia su cui scorazzano liberi daini e caprioli, l’Antica Dogana e le case coloniali. E, soprattutto, le torri rinascimentali, erette dai Medici sui basamenti di precedenti costruzioni medievali. Un patrimonio naturalistico e culturale che, d’ora in poi, sarà inaccessibile al pubblico.
A meno che lo Stato non decida di esercitare la prelazione di cui dispone per acquistare le Torri.
Cala di Forno è un’area vincolata, sottoposta alle norme stringenti che regolano il Parco: Bertelli non potrà edificare un resort di lusso, ma potrà evitare di avere intorno turisti, escursionisti e amanti del trekking, impedendo loro di arrivare nella zona.
L’accesso ai sentieri che conducono all’insenatura va negoziato tra l’ente parco e la proprietà, ed è bloccato: gli unici itinerari chiusi di tutta l’area sono quelli che portano a Cala di Forno.
Dalla strada provinciale, l’ingresso è impedito da un cancello, anche se la sentenza 15268 della Cassazione del febbraio 2001, in un caso analogo, stabilisce che non è possibile escludere l’accesso al mare ai cittadini.
L’unico con il potere di intervenire è il ministero dei Beni Culturali, che ha 60 giorni dal rogito per esercitare la prelazione sulle Torri rinascimentali: acquistandole potrebbe restituire al pubblico quanto gli appartiene. Non sarebbe il primo intervento simile: nel 2019 il dicastero guidato da Dario Franceschini ha comprato la Torre del Cassero a Monticchiello, nel senese, in predicato di essere venduta ai privati per farne un agriturismo.