Posted by comitatonogelmini su 27 settembre 2015
Abbiamo partecipato e contribuito al grande movimento di lotta e di opposizione alla “Pessima scuola” renziana.
Ora che la Legge 107 è approvata ed cominciano ad essere concreti i suoi primi effetti nefandi, sentiamo
la necessità di esprimere alcune riflessioni che intendiamo mettere a
disposizione di tutti perché possano essere considerate, rigettate o
condivise, ma comunque dibattute.
A nostro modo di vedere ci sono in particolare tre cose urgenti da fare nelle scuole nei prossimi giorni per continuare a contrastare questa legge incostituzionale.
RAPPORTO COI GENITORI e più in generale con l’opinione pubblica.
Questa “riforma”, grazie all’aiuto
dei mass media e delle semplificazioni propagandistiche, è stata ben
“venduta”, a cominciare dall’appeal persuasivo del titolo dell’intera
operazione – la Buona Scuola: investimenti, assunzioni,
valorizzazione del merito, poteri e strumenti per una migliore
“organizzazione”; l’opposizione degli insegnanti dipinta come
conservazione dell’esistente, rinuncia a presunti privilegi, volontà di
sottrarsi ad essere valutati, pretesa ad avere un posto di lavoro fisso
vicino a casa…
Va autocriticamente riconosciuto
che, se siamo riusciti a creare un pressoché totale fronte unitario dei
docenti, non siamo riusciti ad avere l’appoggio convinto dei genitori,
come invece successo per le riforme Moratti e Gelmini; nel migliore dei casi i genitori l’hanno vista da spettatori “neutrali”, come una battaglia che riguardasse solo i docenti.
Occorre recuperarli al nostro fianco,
cercando di far capire loro che la scuola che ci viene oggi imposta
(nonostante il dissenso argomentato e civile) non migliora l’esistente
ma lo peggiora – sia nelle sue ricadute immediate che in prospettiva – e
che va contro i loro stessi bisogni ed interessi.
Occorre
coinvolgere i genitori informandoli, organizzando volantinaggi ed
assemblee in tutte le scuole, incontri pubblici in tutte le città.
Partendo dalla denuncia – per nulla “ideologica”, da ciascuno immediatamente e concretamente riscontrabile – che nulla di quanto magicamente promesso è stato realizzato, nessuno dei veri problemi è stato affrontato: non è stata debellata “la supplentite”; sono aumentate le cattedre vacanti; è ulteriormente diminuita la “continuità didattica”; sono rimaste le classi pollaio ed insicure; ha continuato ad essere negato il tempo pieno alle tante famiglie che lo hanno chiesto; il contributo “volontario”, nella migliore delle ipotesi, non diminuirà…
Anzi, a questi si sono aggravati e aggiunti, “per legge”, problemi nuovi: la
mancata sostituzione dei docenti il primo giorno e dei bidelli i primi
sette giorni di assenza amplifica e legittima le trasmigrazioni in altre
classi, nega la continuità didattica di ospitati ed ospitandi, pone
gravi problemi di sicurezza e vigilanza.
Per arrivare anche e poi a denunciare come l’attacco alla libertà di insegnamento – tramite un possibile controllo “ideologico” di un Dirigente “manager” onnipotente – limiti il diritto e la libertà di apprendimento dei loro figli. Come
l’accentramento del potere nelle mani di uno solo renda un orpello la
partecipazione democratica dei genitori al governo della scuola. Come la mancanza di risorse renda le scuole dipendenti da “benefattori” difficilmente disinteressati. Come gli “school bonus” ad una scuola siano per il 65% a carico dell’intero corpo sociale. Come
le private traggano enormi vantaggi e favori a spese delle scuole
pubbliche che, per finanziarsi, dovranno sempre di più “mettersi sul
mercato” e raccogliere bollini ovunque. Come
il fine ultimo di questa “riorganizzazione” sia l’eliminazione
dell’uguaglianza delle opportunità delle scuole e quindi
dell’eguaglianza delle opportunità per i ragazzi sancita dalla
Costituzione e la creazione di poche scuole privilegiate nei quartieri
bene delle grandi città – destinate alla creazione di un’èlite dirigente – e
di tante immiserite e senza speranza destinate alla rapida creazione di
manodopera flessibile, precaria, con poca formazione e ricattabile.
Se non ci sforzeremo di far arrivare, tramite le evidenze già
verificabili, questi messaggi ai genitori e più in generale a tutta
l’opinione pubblica, la lotta di resistenza segnerà il passo e perfino
l’eventuale ipotesi referendaria rischierà non solo di essere un
insuccesso, ma di allontanare ancor di più la speranza di un riscatto e
di un’inversione di tendenza.
I COMITATI DI VALUTAZIONE
Insieme al Ptof (Piano triennale dell’offerta formativa), i
Comitati di valutazione sono i primi fondamentali tasselli della
divisione e della competizione tra gli insegnanti, la fine dello spirito
cooperativo che dovrebbe animare una comunità scolastica.
Allo stato attuale, ovviamente, la posizione più “conveniente” è quella di rimandarne il più possibile anche la sola discussione nei Collegi, forti del fatto che ancora non sono state emanate precise disposizioni applicative.
Ma questo tempo va utilizzato per ragionare e confrontarsi sulle possibili “strategie” di contrasto
Semplificando, le ipotesi in campo sono sostanzialmente due: non collaborazionismo; sporcarsi le mani entrando nella mischia per indirizzarne gli esiti.
La prima ipotesi, da un punto di vista ideale, parrebbe la migliore:
se tutte le scuole, se tutti i Collegi docenti, se tutti i docenti
rifiutassero di eleggere e far parte dei Comitati di valutazione il
segnale sarebbe inequivocabile e di grande forza.
Se però abbiamo l’equilibrio e la
concretezza di restare alla realtà e alla fattibilità all’interno delle
scuole e non alle speranze e ai proclami fuori di esse, è del tutto
intuibile che questa ipotesi potrà realizzarsi in un numero estremamente
esiguo di scuole, Collegi docenti, Consigli d’Istituto. Nella
ultragrande maggioranza dei casi i Comitati di valutazione saranno
eletti e comunque “funzionanti” per la individuazione dei criteri per la
valutazione anche senza i docenti
Non senza una dose di sofferenza,
ma stando nella concretezza, la via che ci parrebbe più opportuna
seguire è quella di non lasciare sdegnosamente in mano ai Dirigenti la
composizione e gli indirizzi del Comitato di valutazione, ma di
vincolarlo a non premiare un merito qualitativo inesistente ed
arbitrario (prima possibilità prevista dalla legge) che
sminuirebbe ulteriormente la libertà di insegnamento; a non premiare un
merito non oggettivabile se non con la perversione delle performance
invalsi (seconda possibilità).
Ma di vincolarlo solamente ed
unicamente a “retribuire” il maggior numero di insegnanti sulla base di
un loro maggiore impegno orario e di incarichi collegialmente definiti
ed attribuiti (usando la terza possibilità della legge alla
voce“di coordinamento”), oggi non retribuiti e basati spesso su un puro
inaccettabile “volontariato”.
Questo permetterebbe di smontare il “merito” – arbitrario,
divisivo, ricattatorio, individualistico e privatistico – a favore di
incarichi quantificabili, riconosciuti ed al servizio dell’intera
collettività scolastica.
IL PIANO TRIENNALE DELL’OFFERTA FORMATIVA
Quei pochi insegnanti in più che verranno dati agli Istituti (altra bugia/propaganda: agli Istituti e non “ad ogni scuola”) potranno essere richiesti ed utilizzati per “fare vetrina” in un’assurda competizione tra le scuole per accaparrarsi “l’utenza” o per tentare di alleviare problematiche e necessità vere.
Noi crediamo che nei Collegi
docenti, chiamati a confrontarsi con gli “atti di indirizzo” del
Dirigente scolastico, occorra agire con forte determinazione affinché
gli insegnanti “in più” siano prioritariamente richiesti ed utilizzati
per diminuire il numero degli alunni nelle classi più numerose, per
ridare compresenze ai tempi pieni e ai moduli (oggi diventati puri tempi orari e non più modelli pedagogici), per garantire il sostegno necessario ai ragazzi disabili, per alfabetizzare degnamente i ragazzi migranti.
E forse anche in questo potremmo trovare l’appoggio dei
genitori, indispensabile per vincere una battaglia che sarà lunga e
maledettamente complicata.
Il Comitato nazionale a sostegno della legge popolare “per una Buona scuola per la Repubblica”