
Bruxelles, una sala molto affollata, 123 lobbisti delle imprese e solo 40
rappresentanti di Ong tra cui 8 sindacati e chi vi scrive. Di fronte a noi, la
Commissione europea schierata in forze, con rappresentanti di quasi tutte le
direzioni generali, coordinati dal capo negoziatore europeo Damien Levie. Il
loro obiettivo? Convincere tutti i presenti che il Trattato di liberalizzazione
degli scambi e degli investimenti tra Europa e Stati Uniti (TTIP), è la più
grande occasione per riattivare l’economia accelerando gli scambi tra Stati
Uniti ed Europa. Hanno fornito informazioni molto rapide, e molto molto
superficiali: nessun dettaglio sul testo, nessun documento scritto: tutto detto
di gran corsa e quindi difficile da seguire anche per i veri secchioni della
materia. Alla faccia della trasparenza.
Ad un lobbista del settore dei farmaci generici, che esprimeva le
preoccupazioni del suo settore rispetto all’impatto che potrebbe avere una
modifica delle regole vigenti in Europa sul loro business, la negoziatrice
competente ha risposto che “La Commissione tiene nella massima considerazione
gli interessi del settore business europeo e siamo aperti a ricevere nel
dettaglio le vostre richieste”. In sala alcuni hanno vociato e Levie ha
precisato che “la Commissione tiene nella massima considerazione le osservazioni
di tutti i portatori di interesse”. Di seguito un piccolo abbecedario su quello
che ci hanno raccontato rispetto ai principali capitoli del negoziato.
A come agricoltura: il trattato vuole abbattere non tanto
dazi e dogane negli scambi tra prodotti agricoli europei e statunitensi. Per gli
Stati Uniti è prioritario far dare all’Europa il via libera a Ogm e alzare la
tolleranza sui residui e sulla qualità della chimica nelle materie prime.
L’Europa, invece, ha come principale obiettivo quello di costringere gli Usa a
tagliare i sussidi interni ai propri produttori, per far si che esportino a
prezzi meno stracciati. Obama non ne vuol sapere, infatti la disciplina agricola
nazionale (Farm bill) in via di riforma, che avrebbe dovuto tenere conto dei
numerosi richiami dell’Organizzazione mondiale del commercio, ma al momento
sembra eludere ancora il problema.
B come beni: ancora non è stata compilata una lista di beni
e servizi sui quali rispetto ai quali abbattere dazi e dogane. Di guerre
commerciali, tuttavia, ce ne siamo fatte tante e quello dovrebbe essere il
risultato del negoziato: la lista dei prodotti di cui accelerare gli scambi
C come cibo: Nel mirino degli Stati Uniti, ma anche di tante
corporation Ue, c sono gli standard dei prodotti alimentari, presentati non come
una difesa del diritto alla salute per tutti noi, ma come un’indebito ostacolo
al commercio. Qualità, residui chimici, impatto sulla salute, sicurezza. Un
reticolo di regole che impedisce, al momento, agli Stati Uniti di riversarci in
casa tonnellate di farine e alimenti avvelenati e malsani, e costringe anche le
nostre imprese ad essere più scrupolose di quanto vorrebbero.
D come democrazia: Per darsi una patina di democrazia, e per
recuperare al fatto che gli USA l’hanno nominato da subito e le società civile
europea gliene ha chiesto conto, la Commissione, in piena autonomia, ha nominato
un gruppo di consultazione tra imprese, associazioni e sindacati cui chiedere
pareri sui negoziati e da cui riceverne. Il gruppo, con grande prevalenza del
business sul sindacato, avrà due livelli di accesso alle informazioni – il primo
aperto: avranno discussioni approfondite sui vari argomenti, che potranno
condividere con tutti, la Commissione lavorerà anche per pubblicare documenti
chiave su questioni orizzontali e / o verticali. La seconda sarà riservata:
avranno accesso al progetto di testo negoziale dell’Unione europea – un accesso
in stile “sala lettura”. Non saranno in grado di avere copie, portarne via o
pubblicare il testo. Democrazia e trasparenza cancellate in un sol colpo
I come Investimenti: si prevede che servizi finanziari e
investimenti saranno un grosso capitolo del negoziato, i cui punti più caldi
saranno l’Isds (Investor-state dispute settlement, cioè un tribunale sovra-
nazionale cui le imprese potranno appellarsi per proteggere i propri
investimenti), e la liberalizzazione degli appalti pubblici, sia a livello
statale sia federale/regionale. Il lobbista della ESF – il principale gruppo di
spinta delle imprese europee dei servizi – a chiare note ha chiarito alla
Commissione che “se non c’è ISDS, nessuna misura di protezione degli
investimenti potrà dirsi davvero efficace”.
E come Energia: l’Europa vuole mettere le mani sulle fonti
energetiche statunitensi, soprattutto quelle da fracking. L’interesse europeo
dunque si concentra sui prezzi e sull’accesso alle reti di trasporto
dell’energia: su come, cioè, spingere gli Usa a mollare le mani da tubi e
rubinetti, e ad abbattere le restrizioni nell’accesso nel mercato statunitense
da parte delle compagnie energetiche europee. Da parte Usa c’è resistenza e
lavoro sull’armonizzazione delle regole per l’accesso alla distribuzione in
Europa. Interessi contrapposti e poco armonizzabili
L come lavoro: Tom Jenkins del coordinamento internazionale
sindacale ITUC, ha posto due problemi interessanti. Uno sulla Corte europea di
giustizia, cioè se l’ISDS sarà prevalente anche rispetto ad essa e la risposta è
che se ne sta discutendo, e che in generale si sta discutendo di quale livello
di prevalenza giuridica attribuirgli. Rispetto al lavoro, Jenkins ha ricordato
che gli Stati Uniti non hanno nemmeno firmato tutte le convenzioni ILO, e che
dunque potrebbero voler annacquare il già pericoloso capitolo sul monitoraggio
dell’impatto delle liberalizzazioni sullo Sviluppo sostenibile, (un indistinto
agglomerato di lavoro-ambiente-sociale), presente nei più recenti trattati
bilaterali proposti dall’Europa. La Commissione ha ammesso che gli Usa sono
spaventati dall’inserimento nel trattato di questo capitolo, che provano a
proporre un trade off lavoro/ambiente (dove l’Europa è più restrittiva) e che
l’Europa prova a proporre un “approccio bilanciato”, ma che dovrà “mostrare
flessibilità”.
P come proprietà intellettuale: Una stretta sulla tutela dei
brevetti, e sul loro mutuo riconoscimento tra le due sponde dell’Oceano, è uno
degli obiettivi più condivisi del trattato. Dai semi, ai farmaci generici, alla
ricerca scientifica, molte flessibilità attuali sono sotto attacco, anche quando
producono avanzamento culturale e tutela della vita umana, come nel caso dei
farmaci.
T come Tessile e abbigliamento: si sta cercando di lavorare
sulla coerenza delle normative. Si è ragionato di materie prime, di
approvvigionamento e dazi; poi c’è stata una revisione della normativa ad oggi
alla luce degli altri trattati di liberalizzazione (FTAs). Naturalmente si è
guardato anche dentro al baratro dei sussidi. Ci si muove su alcuni temi in
particolare: le regole di etichettatura, la protezione dei consumatori, la
presenza dei residui chimici, la regolazione tecnica, e gli standard più in
generale. La parola chiave è: abbatterli, con
bu