Forse a volte può apparire che il mio pensiero assuma i contorni del
"pessimismo-arrabbiato" ma in realtà non è così.
I miei desideri, chiamiamoli "catastrofici" non sono altro che delle
visioni affascinanti di paesaggi fantasma ma in essi non vedo dolore,
vedo solo superstiti che insieme, nella vera fratellanza e solidarietà
si uniscono per ricostruire una nuova realtà.
Sono del parere che solo nella difficoltà reciproca si possano
riconoscere i veri "slanci" di cuore, il rinunciare a qualcosa per
poterlo donare al fratello che è più bisognoso; attualmente questi
"slanci" sono, sovente, figli di macchinosi calcoli sul dare / avere
sulla convenienza piuttosto che sulla vera donazione senza per forza
di cose avere nulla in cambio.
Ti faccio un esempio che tu capirai. In questi mesi mi è capitato di
spedire ad una mia amica una confezione di carne simmenthal e, in un
secondo tempo una confezione di spuntì (visto che dove vive lei non si
trovano...no non abita in Biafra ..:P). Ci si chiederà :" ma che bello
sforzo" ebbene, io rispondo questo è uno sforzo della mente,
dell'intuizione, uno slancio del cuore un paradosso se si pensa che ho
speso di più per le spese di spedizione che non per il contenuto. Ma
perchè ho fatto questo? Per il semplice gusto di pensare al suo
sorriso quando avrebbe ricevuto tali insignificanti doni. Sono del
parere che sia inutile ricoprire d'oro qualcuno solo per farsi belli,
è nelle piccole cose che si può intravedere la grandezza
dell'amicizia, è nel prevenire i desideri solo accennati è
nell'entrare in contatto empatico con l'amico di turno che si
estrinseca tutto ciò. Ricordo che quando stavo con la mia ex, durante
la notte, aprivo la sua macchina (con la spranga ghgh..:) ci siete
cascati eh?) con le chiavi che condividavamo e le lasciavo sul
cruscotto il pane fresco, oppure una pastina e me ne andavo contento,
immaginando il suo sorriso ( oppure la paresi ghgh ;) nel vedere quel
piccolo dono di valore nullo ma fatto con il cuore. Per me questa è
l'amicizia, trasformarmi per un attimo in un Babbo Natale dei
poveri, perchè io povero lo sono sempre stato.
Per quanto riguarda invece il mio rapporto con la morte, posso dire
che esso è produttivo perchè ritengo che la morte sia la vera vita e
se qualche persona vicina a me se ne va, posso provare certamente una
momentanea ( egoistica) amarezza ma subito stemperata dalla ferrea
convinzione che lui/lei mi sono vicini e, da quel mondo invisibile mi
sorridono.