DUE RAGAZZI GAY IN CERCA DI LAVORO

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Progetto Gay

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Oct 11, 2012, 7:08:59 AM10/11/12
to PROGETTO GAY
Ciao Project,
ho letto il post con la storia del ragazzo che lavorava in albergo nel
Sud-Tirolo, è veramente una bellissima storia. Forse la mia storia è
molto più semplice ma penso che valga la pena di raccontarla.

Ho 26 anni, fino a poco tempo fa ho vissuto in una zona che ha gravi
problemi dovuti soprattutto al fatto che non c’è lavoro. Ho fatto il
fornaio da quando avevo 16 anni. Fino a qualche anno fa vivevo bene.
Certamente non ero ricco ma non mi mancava nulla e aiutavo anche
economicamente la mia famiglia. Poi il forno dove lavoravo ha chiuso e
mi sono trovato a 24 anni completamente senza lavoro e allora ho
cominciato la trafila degli uffici per l’impiego, ogni giorno un
curriculum, ogni giorno un colloquio. Trovavo al massimo un lavoro
come sostituto di qualcuno che era malato, ma il periodo di lavoro più
lungo nell’ultimo anno è stato di 21 giorni, con interruzioni anche di
due mesi. In pratica sono tornato a dipendere in tutto dai miei
genitori, che fanno quello che possono ma non navigano nell’oro.
Girando per varie agenzie in cerca di lavoro ho trovato anche tanti
ragazzi che stavano peggio di me, ragazzi che in un anno lavoravano al
massimo un paio di mesi e qualcuno aveva anche la famiglia da
mantenere.

La storia che voglio raccontare comincia in un’agenzia di
collocamento. Una mattina arrivo all’orario di apertura per prendere i
numeri per la fila e davanti a me c’è un ragazzo che mi sembra
simpatico e mi sembra anche un bel ragazzo. C’eravamo solo noi e lui
mi chiede delle informazioni su come funziona il collocamento. È
evidente che è la prima volta che va in un’agenzia per l’impiego.
Entriamo prendiamo i numeri e ci mettiamo seduti ad aspettare e
inevitabilmente parliamo un po’. Mi dice che ha 22 anni e che ha fatto
solo piccoli lavori in nero di pochi giorni. Lui non sa nemmeno chi
sia suo padre, la madre gli ha detto che non lo ha voluto riconoscere
come figlio suo, che lei non aveva soldi per gli avvocati e che è
finita così ma forse è pure meglio. La madre è invalida e vive con una
pensione minima e stanno proprio in brutte condizioni. Mi chiede se
sono sposato e gli dico di no. Mi dice che ha veramente un bisogno
disperato di trovare un lavoro e mentre lo dice è profondamente
turbato, quasi sul punto di mettersi a piangere, cerco di confortarlo
un po’ ma è molto scosso e depresso. Va al colloquio prima di me, poi
vado io. Quando ho finito vedo che è rimasto ad aspettarmi. Usciamo
insieme, sono circa le 10 di mattina. Io dovrei andare a prendere il
treno per tornare a casa ma vedo che lui mi segue sempre. Gli chiedo
se deve tornare a casa. Mi dice che non ci vuole andare. Facciamo un
bel pezzo di strada insieme e ce ne andiamo in riva al mare, ci
sediamo sulla sabbia e cominciamo a parlare ma lui si mette a piangere
e io non so che fare, è proprio disperato. Cerco di capire perché
reagisce così, dopotutto anche io sono disoccupato ma non mi prende
l’angoscia in quel modo. Non capisco perché mi segue, in fondo abbiamo
solo fatto due chiacchiere all’agenzia di collocamento, Parliamo, io
cerco di capire ma i silenzi sono più delle parole sia da parte sua
che da parte mia. Verso l’una gli dico che devo tornare a casa e devo
andare a prendere il treno, mi chiede se può venire con me. Con questa
espressione, apparentemente così semplice, mi mette in difficoltà. Lui
è un bel ragazzo ma si comporta in un modo strano che mi allarma. Ho
conosciuto tanti ragazzi ma mai uno che si comportasse come lui. Mi
sento in forte imbarazzo. Penso di non aver capito esattamente che
cosa vuole da me. Gli spiego che io gli direi di venire con me ma poi
non saprei che cosa dire ai miei genitori, e lui mi dice: “Non partire
subito, dammi mezz’ora, soltanto mezz’ora.” Io gli dico che va bene,
ci sediamo sul piazzale della stazione e comincia a raccontarmi la sua
storia. Lo chiamerò Cristian. Comincia col dirmi in pratica che lui è
gay, io non mi aspetto una cosa simile ma mi sembra assurdo che uno lo
dica a una persona che conosce da poche ore, comunque non faccio
commenti. Poi capisco che quella era solo la premessa. Continua
dicendomi che nel suo paese c’è un posto dove i ragazzi vanno a
prostituirsi e che lui non c’era mai andato, ma aveva bisogno di soldi
e allora là c’è andato due volte, la prima volta aveva fatto un po’ di
soldi ma la seconda volta lo avevano picchiato e gli avevano rubato
tutto. Si è alzato la maglietta ed era coperto di lividi, perché lo
avevano preso a calci mentre stava per terra. Adesso aveva paura di
tornare al paese perché quelli che lo hanno picchiato sono gente
pericolosa. La cosa mi sembrava piuttosto improbabile e io stentavo a
crederci ma i lividi erano evidentissimi ed era stato picchiato
selvaggiamente, di questo non c’era dubbio. Quando finisce di parlare
è molto ansioso e non sa che cosa aspettarsi da me. Gli ho detto:
“Andiamo a fare il biglietto” In treno lo vedevo in imbarazzo
tremendo, allora ho fatto un passo rischioso e gli ho detto: “Se non
ci aiutiamo tra noi…” Lui ha capito immediatamente e ho visto come un
lampo nei suoi occhi. Io nel frattempo pensavo a che cosa avrei potuto
dire ai miei genitori che non sapevano neppure che io fossi gay.
Dovevo comunque trovare rapidamente una soluzione. Arrivati sotto
casa, dico a Cristian di aspettarmi perché devo parlare coi miei
genitori (mia mamma non lavora e papà è in pensione). Stanno in cucina
guardando la televisione. Io ho detto: “Voi mi volete bene?”, loro
hanno risposto: “Certo!” e io ho detto: “Allora adesso me lo dovete
dimostrare!” Papà ha spento la televisione e mi ha detto: “Che è
successo?” Io ho detto: “Ci sono due cose che vi devo dire, parto da
quella più facile: io sono omosessuale… ” Mamma stava per parlare ma
papà ha fatto un cenno con la mano, come per dire: andiamo avanti e
vediamo la seconda cosa. E io ho raccontato la storia di Cristian e di
come lo avevo conosciuto. Mamma mi voleva mettere in guardia ma papà
ha detto: “Ma adesso dove sta questo ragazzo?” Io ho detto che stava
in strada e papà ha detto: “Fallo salire!” Sono sceso, Cristian si
aspettava una risposta negativa ma gli ho fatto cenno di salire. Io
posso dire di avere due genitori meravigliosi. Papà ha cercato di
capire esattamente come stavano le cose mentre mamma apparecchiava la
tavola. Il racconto di Cristian era molto preciso e papà si è convinto
e gli ha creduto. Cristian ha fatto vedere anche a mio padre e lividi
ed era evidente che lo avevano proprio massacrato di botte. Quando
Cristian era sul punto di mettersi a piangere papà lo rimproverava in
modo un po’ rude e Cristian si calmava. Siamo stati a parlare tutto il
pomeriggio, man mano che veniva sera Cristian cominciava ad avere
paura di tornare a casa sua. Poi papà lo ha capito e gli ha detto:
“Vuoi stare qua stanotte?” Cristian ha risposto: “Magari!” Papà ha
aggiunto: “Dove ci stanno tre persone ce ne possono stare pure
quattro. Ma tua madre la puoi avvisare?” lui ha detto che aveva il
cellulare e la poteva chiamare ma aveva finito il credito, ha chiamato
col mio cellulare e ha detto alla madre che non sarebbe tornato per la
notte, la madre era agitata ma poi lui è riuscito a calmarla. La mia
storia con Cristian è cominciata così.

Io provo sentimenti di profonda gratitudine per i miei genitori,
perché quello che hanno fatto per me e per Cristian va al di là
dell’immaginabile. Mi sono sentito sostenuto con forza, in particolare
da mio padre, ho percepito il suo rispetto e il suo affetto senza
condizioni e Cristian è rimasto affascinato da mio padre. Lui non ha
avuto un padre e vedere come si è comportato mio padre gli ha fatto un
effetto fortissimo. Mio padre l’indomani ha accompagnato Cristian in
città a fare il test hiv e Cristian lo ha presentato come suo padre.
Il test è risultato negativo e d’altra parte Cristian aveva usato
sempre il preservativo, comunque, poi, ha rifatto il test ed è venuto
di nuovo negativo. Cristian è rimasto praticamente a vivere a casa
mia. Dopo circa sei mesi ci hanno detto che in una azienda alimentare
in Emilia cercavano esperti panificatori. A me hanno fatto un
contratto a sei mesi e a lui uno di formazione, poi le cose si sono
messe meglio e abbiamo continuato a lavorare lì, in provincia di
Modena, avevamo preso in affitto una stanza vicino all'azienda e
parlavamo sempre con i miei genitori via msn e Cristian mandava un sms
alla madre tutti i giorni. Poi il 20 maggio di quest’anno, era di
domenica e noi facevamo il turno di notte per preparare le forniture
alle pasticcerie che dovevano partire entro le 5.00 quando alle 4.00
in punto arriva il finimondo, la terra ci balla sotto i piedi,
scricchiola tutto e cadono giù pezzi di soffitto. Scappiamo tutti
fuori. Per fortuna noi due eravamo vicini. Il panico è stato
terribile, almeno finché non siamo riusciti ad uscire all’esterno.
Eravamo terrorizzati che potesse crollarci tutto in testa. L’edificio
aveva retto ma non sembrava in buone condizioni. Dopo qualche ora è
arrivata la protezione civile e ha messo i sigilli perché dovevano
passare i Vigili del fuoco. Una parte degli edifici è stata dichiarata
non agibile, ma con l’aiuto del vigili del fuoco abbiamo trasferito i
macchinari nella zona agibile e dopo otto giorni abbiamo ripreso la
produzione. Sembrava tutto superato, ma il 29 maggio, verso l’una, in
pieno giorno, c’è stata un'altra scossa violenta di terremoto.
Cristian non stava con me ma in un altro reparto, io sono uscito di
corsa per andare a cercarlo, credo di non essere stato mai così
terrorizzato, ho visto un polverone alzarsi dall’edificio in muratura
che era stato lesionato dalla prima scossa, poi ho visto Cristian che
correva anche lui verso la palazzina che era crollata. Per fortuna la
palazzina era proprio quella già lesionata e non c’era nessuno. Ci
siamo abbracciati strettissimi: eravamo vivi tutti e due! Per un
attimo ho pensato che se Cristian fosse morto anche la mia vita
sarebbe finita. Poi abbiamo dovuto aspettare di nuovo la protezione
civile e i vigili del fuoco. L’edificio dove erano i macchinari è
stato dichiarato agibile e abbiamo ripreso la produzione, in tutta
l’azienda siamo una ventina e abbiamo lavorato tutti, dalla mattina
alla notte per fare ripartire la produzione. I proprietari, una
famiglia di Modena, pensavano di chiudere la fabbrica perché in
pratica metà degli edifici era crollata, però la gente dell’Emilia è
veramente eccezionale e abbiamo fatto miracoli. L’azienda non ha
chiuso e ormai abbiamo ripreso quasi a pieno ritmo. Per tutto il
periodo del terremoto i nostri genitori sono stati molto preoccupati
perché nei momenti peggiori non c’era neppure la possibilità di
telefonare perché tutto era monopolizzato dalla protezione civile.
Dopo la seconda scossa è crollata anche la casa dove io e Cristian
avevamo una stanza e abbiamo perso tutto quello che avevamo con
l’eccezione del denaro che portavamo sempre con noi, abbiamo perso
anche il pc per tenerci in contato coi genitori, l’azienda ci ha dato
una tenda e l’abbiamo piantata nel piazzale interno. Al tempo del
terremoto ho capito quanta forza e quanto altruismo ha Cristian.
Finito il lavoro ce ne andavamo a cucinare ai campi di tende della
protezione civile e stavamo lì fino alla sera. L’azienda non ha
licenziato nessuno, Ci siamo contentati tutti del salario minimo ma
abbiamo continuato a lavorare tutti. Project, quando la sera
abbracciavo Cristian stretto mi sembrava così bello essere vivi, così
bello potersi stringere forte, anche se sotto una tenda e in un paese
terremotato. Adesso siamo ancora in quell'azienda e penso che ci
resteremo perché per noi è diventata come una famiglia. Ci siamo
aiutati l'uno con l'altro per fare fronte alle difficoltà ed è stata
una cosa bellissima. Project io sono felice! Mi sento un uomo completo
e so di avere vicino un uomo che vede il mondo come lo vedo io, un
uomo onesto, leale, altruista che si merita la felicità. Sono stato
incredibilmente fortunato, Cristian ha cambiato la mia vita!
__________
Se volete, potete partecipare alla duscussione di questo post aperta
sul forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=2827
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