Buongiorno Project,
ho
letto alcune pagine del suo blog, quelle dedicate ai genitori dei
ragazzi gay e mi hanno aperto gli occhi su molte cose, ma vorrei avere
la possibilità di parlare un po’ con lei perché penso che possa aiutarmi
a trovare la strada giusta. Le accenno di che cosa si tratta, poi
preferirei magari approfondire privatamente.
Ho
46 anni e sono sposato da 21, mia moglie ne ha 44. Abbiamo avuto un
solo figlio, che chiamerò Luca, che adesso ha 18 anni e farà la maturità
l’anno che sta per cominciare. Premetto che la mia vita familiare non è
mai stata tranquilla. All’inizio il rapporto con mia moglie era buono, è
nato Luca e tutto sembrava andare per la strada giusta. Non sono mai
stato troppo espansivo, è vero, ma pensavo di avere con mia moglie un
rapporto serio, poi si sono messi in mezzo i suoceri, persone di livello
sociale ed economico decisamente più altro del mio, che hanno messo in
mente a mia moglie che il rapporto che aveva con me non era il massimo,
che lei meritava molto di più ecc. ecc.. Sono cominciate le
incomprensioni, sempre amplificate dai suoceri (io già all’epoca non
avevo più i genitori). Mia moglie ha cominciato a frequentare un suo
vecchio amico non sposato, la cosa a me non stava bene ma a lei questo
non interessava. Quando Luca aveva 4 anni, mia moglie ha chiesto la
separazione. Io non volevo perché c’era mio figlio di mezzo.
L’appartamento dove vivevamo era dei suoceri. Le ho detto che non le
avrei permesso una separazione consensuale perché lei voleva stare con
il suo amico e che era solo quella la ragione della separazione. In
realtà penso che il vero motivo fosse che si sentiva frustrata
dall’avere sposato un uomo come me, che chiaramente non era alla sua
altezza. Convivevamo ancora ma era una cosa insopportabile. Siamo finiti
in tribunale, lei aveva i mezzi per farsi valere, io non avevo
minimamente pensato a procurarmi le prove della sua relazione col suo
amico perché fare una cosa del genere mi ripugnava proprio, lei ha
negato spudoratamente tutto e io sono passato come marito e padre
psicopatico. Risultato: lei ha avuto l’affidamento di Luca, io me ne
sono dovuto andare da casa e ho dovuto pure provvedere al mantenimento
di mio figlio. Sono andato a vivere in un appartamentino lontanissimo
dal centro e da dove lavoro e sono costretto a fare ore e ore di tram,
perché non ho neppure la macchina. Vedevo mio figlio periodicamente,
passava con me alcuni pomeriggi, e avevo l’impressione che lo avrei
perduto definitivamente perché stava acquisendo la mentalità di mia
moglie e di mio suocero, mi chiedeva sempre cose troppo costose, era un
po’ come se quando stava con me si sentisse in esilio rispetto al suo
paradiso dorato, diciamo che questa azione di plagio è andata avanti
finché Luca non ha avuto circa 16 anni, poi a un certo punto mi sono
reso conto che qualcosa stava cambiando. Quando ha fatto 16 anni gli ho
regalato un pallone di cuoio, era il massimo che potevo fare. Lui è
stato contento e mi ha detto una cosa che non mi sarei mai immaginato,
cioè mi ha chiesto di portarlo a casa mia. Siccome a casa non ci veniva
mai era tutto in situazioni disastrose, come può essere la casa di un
uomo solo che non ha un momento libero. Luca, con mio sommo imbarazzo ha
visto che avevo le sue foto dappertutto, poi mi ha detto: “Papà, qua
bisogna che facciamo un po’ di pulizie!” Era la prima volta che mi
chiamava papà! Abbiamo fatto due bucati e poi li abbiamo stesi, poi ha
voluto che andassimo a un campetto sterrato che sta vicino casa mia a
provare il pallone, io in porta e lui tirava i rigori e li tirava
fortissimi. È stata la prima volta che ho sentito veramente la presenza
di mio figlio. Giocando a pallone si è tutto impolverato e si è rovinato
le scarpe ma mi ha detto sorridendo: “Beh! Meglio!” L’ho riportato
dalla mamma ma non sono salito come facevo di solito, ci siamo
abbracciati (per la prima volta) sotto casa di mia moglie. Col passare
del tempo le cose sono andate sempre meglio, il fatto che io non avessi
quattrini non solo non era un problema ma in qualche modo lui lo vedeva
come un merito. Circa un anno fa ha cominciato a fare un discorso che
non mi sarei mai aspettato, mi ha detto che dopo la maggiore età non
voleva restare con la mamma perché c’erano delle incomprensioni e
pensava che non si sarebbero mai sanate, poi, rimanendo sempre sulle
generali, mi ha detto che la madre pensava che lui fosse un po’
nevrotico e che lo aveva mandato, praticamente per forza, da una
psicologa amica sua ma ha aggiunto: “ma a me il lavaggio del cervello
non me lo fa nessuno!” Il giorno stesso che ha compiuto 18 anni mi ha
chiamato e mi ha detto che sarebbe passato a casa verso le 16.00. Io
l’ho aspettato, non sapevo esattamente che cosa sarebbe successo, ma si è
presentato con un borsone e in pratica si è stabilito da me. La sera mi
ha detto: “Ti devo parlare seriamente” e lì mi ha detto che era gay,
che la madre lo aveva scoperto e che aveva fatto di tutto per fargli
cambiare idea, dai ricatti economici alla emarginazione. Gli ho chiesto
se aveva un ragazzo e mi ha detto di non essere stato mai con nessuno ma
che si era preso una “cotta seria” per un suo compagno probabilmente
eterosessuale. Io a mio figlio ho detto solo (e mi stavo mettendo a
piangere) che io ero così felice che lui si fidasse di me fino a quel
punto che non riuscivo a spiccicare una parola. È stato lui che mi ha
abbracciato strettissimo, poi mi ha preso la testa fra le mani e mi ha
detto: “Mi sa che sono proprio fortunato!” L’indomani siamo andati da
Ikea e abbiamo comprato un divano letto da mettere nell’ingresso, in
modo che avesse un po’ di privacy. Secondo quello che pensavo lui doveva
avere la stanza e io sarei stato nell’ingresso, ma non ne ha voluto
sapere e nella stanza ci sono rimasto io. Mia moglie ha avviato le
pratiche per il divorzio e questo fatto per me è liberatorio. Quando
siamo stati insieme dall’avvocato, l’avvocato stesso ha insinuato che io
avessi portato via mio figlio alla madre giocando sul fatto che è gay
perché gli avrei promesso di poter fare sesso liberamente in casa mia
con i suoi amici. Giuro sulla mia testa che io ho saputo da mio figlio
che è gay solo dopo che ha compito 18 anni e che una cosa come quella
che ha etto l’avvocato non mi sarebbe mai passata per la mente, comunque
mia moglie non si fatta scrupolo di raccontare all’avvocato,
deformandoli del tutto, i fatti privati del figlio, cosa che mi sembra
vergognosa e odiosa. Comunque da qui a pochissimo non ci saranno più
rapporti di nessun genere con mia moglie. Quanto a mio figlio, adesso
che ci conosciamo meglio so che è un ragazzo ottimo e che non si è fatto
corrompere dai quattrini. Project, io ho bisogno di capire seriamene
che cosa significa essere gay perché ho un figlio gay, che ormai e
maggiorenne, e voglio fare il papà come si deve, perché mio figlio mi
vuole bene e questo è per me il periodo più bello della mia vita.
Sinceramente [lettera firmata]
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