Project,
devo
cercare di capire che cosa devo fare perché se no impazzisco, mi chiamo
Marco, nome banale ma vero e non mi vergogno di usarlo qui proprio
perché è comunissimo, quindi a rischio zero. Ho vent’anni, quasi 21,
vivo in una città dell’Italia centrale. Ho sempre avuto due passioni
totali, da quando ero piccolo, una sono i ragazzi e l’altra è il mare.
Nessuno sa di me, né a casa, né gli amici, proprio nessuno. Non fingo di
essere etero e i miei amici, che hanno tutti la ragazza, non si sono
mai impicciati dei fatti miei. Dai tempi del liceo mi sono portato
all’università tre amici, chiamiamoli Luca, Carlo e Enzo, facciamo tutti
e quattro la stessa facoltà, studiamo insieme, tra noi non ci sono
gelosie stupide per questioni di voti o cose del genere anche se
dobbiamo fare gli stessi esami. Sono bravissimi ragazzi e di loro mi
fido salvo che su un punto che però non voglio nemmeno prendere in
considerazione con loro. Stiamo molto tempo insieme sia la mattina che
il pomeriggio per studiare, per il resto ciascuno ha la sua vita e non
se ne parla praticamente mai. Quest’anno, per la prima volta, i miei mi
hanno permesso di andarmene in vacanza per i fatti miei e io mi sono
messo d’accordo con i miei tre amici e abbiamo affittato un piccolissimo
appartamento di una camera e cucina proprio di fonte al mare a
[omissis]. Il posto è stupendo, per un innamorato del mare come me è il
massimo. La casa costava poco, anzi direi pochissimo, e per questo
l’abbiamo presa al volo, ma aveva dei problemi, però in fondo ci
dovevamo rimanere solo 5 giorni e quindi non aveva nemmeno senso
cercarne un’altra. Intanto aveva una sola stanza e noi siamo quattro,
poi era esposta esattamente a sud, ci batteva il sole in pieno dall’alba
al tramonto, dentro, la sera, la temperatura arrivava a 32 gradi e
c’era una sola finestra che per giunta aveva una zanzariera fitta,
quindi si poteva aprire molto per modo di dire. Tutto questo dovrebbe
dare il senso di una tortura insopportabile me per ma non è stato
affatto così. Nell’unica stanza, al centro, c’era un tavolo, perché la
cucina era talmente minuscola che nemmeno ci si entrava in due in piedi.
La sera spostavamo il tavolo in un angolo e aggiungevamo due brandine,
perché c’erano due divani letto singoli ai due lati della stanza. Non
c’era nemmeno un ventilatore, proprio niente! Il caldo era tale che il
sudore ci cadeva a gocce dalla faccia. Il primo giorno siamo arrivati
verso le undici del mattino, abbiamo pensato solo a prepararci per
andare al mare, non avevamo nemmeno il problema di cucinare perché il
pranzo ce lo eravamo portato da casa. Siamo stati in acqua, tra acqua
bassa e nuotare, in pratica fino alle otto e mezza di sera e si stava
divinamente, c’era pochissima gente nonostante fosse la settimana prima
di ferragosto, ci sedevamo nell’acqua bassa a parlare, poi una nuotata,
poi una gara tra noi, insomma si stava bene e il tempo volava, poi è
arrivato il tramonto e col tramonto proprio nuvole di zanzare (vicino
c’era un canneto) e siamo dovuti scappare dentro casa, ci siamo detti
che per fortuna c’era la zanzariera. Quando siamo entrati abbiamo avuto
l’impressione di entrare in un forno, una sensazione sgradevolissima,
abbiamo aperto l’unica finestra vera e le due mezze finestre del bagno e
della cucina, ma erano tutte sulla stessa parete, tutte e tre avevano
la zanzariera fitta e non si muoveva un filo d’aria. Prima soluzione
istintiva la doccia fredda, 5 minuti per uno. Bagno piccolo, senza
chiave alla porta, doccia in un angolo senza box e senza tenda, ma la
cosa non ha creato il minimo problema. Uno entrava in doccia, ci stava 5
minuti, poi gli altri gli bussavano la porta perché non vedevano l’ora
di rinfrescarsi pure loro. Eravamo tutti a torso nudo ma anche dopo la
doccia, dopo dieci minuti, il caldo diventava di nuovo insopportabile e
allora un’altra doccia. Ci siamo mangiati quel po’ di cena che ci
eravamo portati da casa che si era praticamente lessata, perché non
c’era nemmeno il frigorifero! Poi Luca ha provato ad accendere il suo PC
ma non c’era rete internet, quindi niente PC. Non c’era televisore,
solo una radio mezza scassata, l’abbiamo sentita per un po’ ma era un
aggeggio vecchio archeologico che scaldava come una stufetta e che
proprio non si poteva tenere acceso perché gracchiava pure. Luca e Carlo
a un certo punto hanno detto che non ce la facevano più a resistere coi
pantaloncini, se li sono tolti e sono rimasti in slip, o meglio in
mutande, quelle bianche classiche. Enzo ha resistito per un po’, poi li
ha seguiti anche lui. Io non sapevo che fare, mi sono tenuto i bermuda
che erano un’autentica tortura perché erano tutti bagnati e si
appiccicavano addosso. Avevo davanti a me in pochissimi metri quadrati i
miei amici in mutande che continuavano a sudarsi l’anima. Abbiamo
montato le brandine. Da sinistra a destra eravamo: Enzo, io, Luca e
Carlo. Mi era andata bene perché Carlo è un po’ sovrappeso e francamente
non mi attira proprio. Enzo non è malaccio, un bel ragazzo, ma non è
proprio il mio tipo, mentre Luca è sempre stato il mio sogno segreto.
Project, io sono ancora uno di quei gay, diciamo così, stupidi, che si
innamorano del loro amico etero anche se sanno benissimo che è etero.
Insomma, ce ne siamo andati a letto e abbiamo spento la luce. Vicino
alla finestra c’era un lampione stradale e la luce filtrava lo stesso e
una volta che ti ci eri abituato riuscivi a vedere tutto abbastanza
distintamente. Carlo si è accorto della luce piuttosto forte e ha detto:
“Rega’, io accosto la finestra che c’è troppa luce”, ma l’ho bloccato
subito e gli ho detto: “No! Dai! Qua si crepe di caldo già così!” e
Carlo ha lasciato la finestra spalancata. Dopo una decina di minuti
Carlo è crollato come un ciocco, Enzo si gira e si rigira ma poi
comincia a russacchiare. Luca va a fare pipì, poi si ributta sulla
branda, smania proprio, a un certo punto si sfila gli slip senza dire
nulla, si mette a pancia in giù e piano piano crolla anche lui nel
sonno. Io francamente non ho proprio dormito per niente. Avevo Luca che
dormiva completamente nudo a 30 cm da me. In pratica non gli ho tolto
gli occhi da dosso per tutta la notte. Ovviamente non ha dormito tutta
la notte a pancia in giù e per me è stata una cosa assolutamente unica e
incredibile, ha avuto pure l’erezione mattutina, io invece in pratica
ero in erezione continua dalla sera prima. Verso le sette, ormai a
giorno fatto, quando Carlo si è agitato un po’ per alzarsi, Luca si è
infilato di nuovo gli slip davanti a me, ma con la massima naturalezza,
come se fosse la cosa più ovvia del mondo, poi ha preso il telefonino e
se ne è andato fuori a telefonare alla ragazza, perché dentro non
prendeva. Certe volte penso che quella ragazza sia veramente fortunata!
Vabbe’, lasciamo stare! Io ero sconvolto dal fatto che per Luca dormire
nudo in stanza coi suoi amici fosse una cosa normalissima. Ecco perché
ad un etero lo spogliatoio non fa né caldo né freddo. In pratica stare
nudo con gli amici non è una cosa che ha a che vedere col sesso e non ha
niente a che vedere con l’idea di stare nudo con una ragazza. Nei
giorni successivi, per due volte, è uscito nudo dalla doccia e si è
asciugato fuori davanti a noi e nessuno ha fatto una grinza, ovviamente
nemmeno io! Eh eh! Lui è uno sportivo e si vede che in queste cose non
ha proprio nessun condizionamento. In pratica siamo stati in quella casa
solo per quattro notti e per quattro notti Luca ha dormito vicino a me
completamente nudo senza nessunissimo imbarazzo. Che effetto
sconvolgente mi ha fatto una cosa del genere non te lo immagini nemmeno,
o forse sì, anzi certamente sì. Ma come fa un ragazzo etero ad essere
così disinibito? È proprio una cosa che non arriverò mai a capire. Ma
perché gli etero danno tutti per scontato che tutti i loro amici siano
etero? Nei giorni che siamo stati lì non ho mi sentito una battuta sui
gay, nemmeno minima. Eravamo amici, stavamo bene tra noi, non parlavamo
nemmeno di ragazze. Chissà che valore poteva avere per loro quella
parentesi di vacanza tutta al maschile! Magari pensavano ogni cinque
minuti alle loro ragazze, però a me sembrava che stessero benissimo
senza bisogno di pensare sempre alle loro ragazze. Vabbe’ io stavo
benissimo perché stavo con Luca e “in quel modo”, ma pure loro, secondo
me, stavano proprio bene. Io penso che, magari senza coinvolgimenti
sessuali, perché proprio non ce n’era tracia, ma anche agli etero
piaccia una breve vacanza tutta al maschile. Tutti i giorni che siamo
stati lì io ho fatto il totalmente disinteressato a queste cose, di
giorno, “ma la notte no!” per usare le parole di Arbore. Siccome la
notte non dormivo la mattina ero del tutto rintontito e me lo dicevano
ma io rispondevo che non avevo dormito per il caldo, anche se il motivo
si chiamava Luca. Adesso la parentesi delle notti bianche è finita,
siamo tornati in città, per loro non è successo niente, capisci Project!
Non è successo niente! Per me sì! Project! Sono proprio sconvolto!
Ormai non me lo levo più dalla testa! Anche se me lo sono trovato
addormentato nudo vicino a me per quattro notti di seguito, so benissimo
che è etero, anzi lo so addirittura molto meglio di prima! Cavolo che
disperazione! Quello che è successo mi ha proprio scombussolato! Prima
pensavo spesso a Luca, hai capito quando, ma adesso è diventato la mia
fissa totale! Project, che devo fare? Non ci riesco a non pensare a
Luca! Oramai ce l’ho nel sangue! Se vuoi pubblica questa mail, tanto i
miei amici non andranno mai su un sito gay!
Marco
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: