Ciao Project,
noi non ci conosciamo però ho deciso di mandarti questa lettera perché
progetto gay mi ha aiutato moltissimo nel mio processo di accettazione e
vorrei che tu leggessi (e se vuoi che tu pubblicassi) i risultati della
mia esperienza su questo argomento (cioè l’accettazione). Adesso mi
sento sereno e penso che tanti ragazzi che si sentono come mi sentivo io
fino a pochi mesi fa potrebbero trovare utili le cose che sono venuto
elaborando piano piano.
Ho 25 anni, la mia storia penso sia simile a
quella di moltissimi ragazzi gay. Ho una sorella più piccola di me di
un anno. Mio padre è tra i 50 e i 60, mia madre non ne ha ancora 50. La
mia famiglia mi vuole bene ma a modo suo, sono brave persone ma non sono
capaci di guardare al di là del proprio naso. Mio padre è il classico
bell’uomo per la sua età, ancora ben portante, e ha certamente un
fascino sulle donne, l’ho notato in tante situazioni, ma ho notato anche
un’altra cosa, quando ci sono donne, diciamo dai 20 in su, lui si
trasforma, si atteggia, cambia modo di fare, non se ne accorge nemmeno,
ma ha il comportamento del seduttore, finisce tutto lì ma è evidente che
ancora alla sua età le donne riescono a trasformarlo. Non credo sia mai
stato molto soddisfatto della vita sessuale con mia madre, una volta,
in privato, quando siamo riusciti a parlare un po’ mi ha detto: “non ti
mettere con una mezza monaca come tua madre che se no il monaco lo devi
fare pure tu!” Mio padre sa degli omosessuali che sono “checche”,
“femmine venute male”, “povera gente che ti può fare solo pena” queste
sono parole sue. Quando deve svalutare qualcuno dei suoi colleghi più
giovani il discorso finisce sempre lì e quando dice quelle cose le dice
con l’aria di chi sa esattamente quello che dice. Il suo atteggiamento
affermativo, quando ero ragazzino, mi dava sicurezza, se una cosa
l’aveva detta papà per me era verità assoluta. Adesso mi rendo conto che
in quel modo mi ha messo in testa una marea di stupidaggini e che io le
ho assimilate come se fosse vangelo e poi ho avuto una marea di
problemi a trovare una strada per arrivare a ragionare col mio cervello
ma per fortuna ci sono arrivato lo stesso. Mia madre è tutta casa,
chiesa e pettegolezzi, è una brava donna ma ha bisogno di sicurezza e la
trova nelle cose che dice papà (purtroppo) e nelle cose che dicono i
preti (anche qui purtroppo). Se quello che dice papà non corrisponde a
quello che dicono i preti allora si sente incerta e finisce per
tollerare quello che dice papà e per pensare che comunque quello che
dicono i preti è certamente giusto, ma quando, come nel caso della
omosessualità, sia papà che i preti dicono più o meno le stesse cose
allora si sente completamente esaltata. I miei non litigano, si
tollerano, i ruoli sono ben definiti e salvare la faccia è in assoluto
la prima cosa da fare. Mia sorella quando aveva vent’anni si era messa
con un ragazzo senza dire niente ai miei, ma si sentiva in colpa per
questo fatto e mi assillava perché voleva da me un consiglio su che cosa
dovesse fare. Io le dicevo di andare per la sua strada ma lei ha
parlato con mamma, dopo tre mesi la storia con quel ragazzo era finita e
lei adesso sta con un altro ragazzo, questa volta uno che sta bene a
mamma. Se penso che avrò un cognato così (ormai è certo che finisce
così) mi viene il latte alle ginocchia. Una volta stavamo fuori con mia
sorella e il ragazzo, in macchina, a sentire la radio e hanno messo una
canzone di Tiziano Ferro, il mio futuro cognato non conosceva la canzone
e nemmeno riconosceva la voce di Tiziano Ferro, io gli ho detto che era
Tiziano Ferro e lui ha fatto una smorfia che è bastata a farmi perdere
quel minimo di rispetto che avevo per lui. Mia sorella in pratica si è
allineata alle scelte di mamma. Il ragazzo viene da una famiglia ricca e
cattolica, quindi è da sposare! Io non voglio fare quella fine. Se devo
essere sincero, se non mi sono mai considerato gay fino a pochi mesi
fa, perché a casa mia gay è ancora una parolaccia, non mi sono nemmeno
mai considerato etero, a 15/16 massimo 17 anni ho provato anche ad avere
una ragazza, fino a parlare insieme si poteva pure, anche se mi era
indifferente, ma quando si cominciava a fare un po’ di petting anche
pochissimo, mi chiedevo che cosa stavo facendo, la sentivo proprio come
una cosa del tutto innaturale. In realtà io non solo non ho avuto un
rigetto per il sesso gay ma avevo proprio un rigetto verso il sesso
etero, che sentivo come una specie di violenza alla quale in un modo o
nell’altro avrei dovuto finire per adattarmi. Le battute stupide che
faceva mio padre sui gay allora mi ferivano profondamente, mi sentivo
sbagliato, in colpa, e cercavo di cambiare strada, il rigetto
dell’essere gay era questo, cioè un essere costretto a mettere da parte
qualcosa che sentivo invece come parte di me, come una cosa importante
che mi faceva stare bene e in cui non trovavo assolutamente niente di
sbagliato. È stato così che piano piano ho cominciato a farmi delle
domande e a cercare di rispondere col mio cervello, leggendo il più
possibile per cercare di capire ed è stato così che, con tanta fatica,
ho cominciato a recuperare la mia libertà, almeno la mia libertà di
pensiero, ma il passo fondamentale è proprio quello. Mi chiedevo: ma
perché secondo tutta questa gente è una cosa patologica quando per me è
una cosa assolutamente naturale? È possibile che loro abbiano tutti
torto e io solo abbia ragione? Devo dire però che per arrivare
consapevolmente a dirmi che non ci trovavo proprio niente di assurdo,
niente di contro natura, ci ho messo parecchio. Tante volte ho provato a
reprimermi ma era una scelta non spontanea ma autoimposta, provavo a
schiacciare ma mia natura e ovviamente non ci riuscivo, provavo a dirmi
che era sbagliato e che la cosa migliore sarebbe stata mettersi con una
ragazza e mettere su famiglia ma erano solo ragionamenti astratti, la
mia sessualità era incompatibile con le ragazze. Tra l’altro penso di
essere stato anche molto fortunato perché per un ragazzo che, magari a
bocca storta, ma un rapporto sessuale con una ragazza arriva ad averlo
le cose possono essere molto più complicate, ma per me non è stato così,
una ragazza, fosse pure Venere in persona, non ha mai avuto per me
nessuna attrattiva sessuale e di questo sono stato sempre certo e poi
c’era dall’altra parte il fatto che tutta la mia sessualità era gay, mi
masturbavo da sempre pensando ai ragazzi, prima in modo del tutto
naturale e senza problemi, poi con un bel po’ di sensi di colpa e
finalmente adesso di nuovo senza nessun senso di colpa. Le mie fantasie
erano tutte per i ragazzi. L’estate per me era una stagione bellissima e
lo è adesso più di prima perché si va al mare con gli amici, certo loro
pensano alle loro ragazze e io peso a loro ma non vedo proprio che cosa
ci sia di male. Tirando le somme, se io avessi avuto una famiglia senza
il tabù della omosessualità credo che non avrei avuto proprio nessun
problema di accettazione. I problemi di accettazione sono solo delle
conseguenze degli atteggiamenti omofobici diffusi. Certe volte penso con
una certa invidia che ci sono ragazzi che vivono queste cose proprio in
un altro modo. Ho conosciuto tramite internet un ragazzo svedese di
Stoccolma (un bellissimo ragazzo!), Dag, chattiamo in Inglese la sera,
gli ho raccontato di me e non riusciva a crederci, mi ha detto che in
Svezia c’è una legge del 2001 che vieta qualsiasi discriminazione
relativa all'orientamento sessuale e che lui non ha mai visto nessuna
forma di discriminazione. Alcuni suoi amici sono gay e quando andavano a
scuola e poi all’università lo sapevano tutti ma la cosa non ha mai
creato nessun problema e c’era anche una forma di educazione contro
l’omofobia, proprio fatta a scuola. Lì il liceo (Gymnasieskola) dura tre
anni dai 16 ai 20 più o meno. La Svezia è al primo posto nel mondo
nella tutela dei diritti dei gay: la legislazione protegge dalla
discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, sono riconosciute
le unioni tra persone dello stesso sesso, sono riconosciuti diritti
genitoriali per coppie dello stesso sesso, l’omofobia viene riconosciuta
nelle espressioni di odio/criminalità. Dag mi ha detto che in Svezia
l’educazione sessuale fa parte proprio dei programmi scolastici fino
dalla scuola di base ed è integrata in tute le discipline, lui ha potuto
parlare liberamente di omosessualità e dire di essere gay da quando
aveva 16 anni, nella sua scuola si vedevano anche coppie di due ragazzi
maschi che si scambiavano tenerezze e nessuno ci rimaneva sconvolto. Dag
è luterano e non ha avuto mai problemi con la sua religione, mi ha
raccontato che il pastore nel sermone della domenica parla qualche volta
anche di omosessualità e ne parla in termini di amore, cosa che da noi
sarebbe considerata un’eresia. Evidentemente è proprio un altro mondo.
In pratica i problemi di accettazione sono veramente, come ho letto in
giro, forme di omofobia sociale interiorizzata. Io so perfettamente chi
sono e che cosa voglio, però tanti problemi restano. Qui non siano
Stoccolma e la mia famiglia non è quella di Dag, in altri termini so
bene che per me sarà dura, che i miei non mi accetteranno, perché non
sono proprio all’altezza di farlo, e che, se mai avrò un ragazzo, o me
ne andrò a vivere lontano da casa mia o il nostro rapporto dovrà essere
tenuto a livello privatissimo. Noi gay stiamo scontando in tanti modi
l’ignoranza e il preconcetto diffuso e la cosiddetta non accettazione ne
è uno degli esempi più tipici. Ma perché l’Italia deve essere sempre il
fanalino di coda in tutte le scelte che rappresentano un passo in
avanti verso la civiltà? Ma perché dobbiamo soffrire per la stupidità e
l’ignoranza altrui? Spero tanto che l’Europa costringa l’Italia a
diventare un paese civile.
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