Ciao Project,
mi
sento un po’ strano a scriverti certe cose ma non so proprio che fare e
vorrei avere le idee un po’ più chiare. Ho 40 anni, sono gay e sono
sempre stato gay ma solo nel senso che le mie fantasie sessuali sono
sempre state al maschile. In pratica con l’universo femminile non ho e
non ho mai avuto rapporti neppure di significato superficiale. Niente
contro le donne, per carità, ma non sono il mio genere. Però il mio
essere gay non è mai e dico mai andato oltre la fantasia individuale. Ho
passato periodi durante l’adolescenza in cui mi sono represso
pesantemente, un po’ condizionato dalla famiglia, un po’ dalla religione
e un po’ da complessi di vario genere, ho praticamente rimosso l’idea
di avere un rapporto vero (non parlo solo di sesso) con un altro
ragazzo. Già dai tempi della scuola è stato tutto un fuggire e un
mettere da parte l’idea. Forse è stato anche un bene. I primi
innamoramenti, se li avessi dichiarati, mi avrebbero sicuramente messo
in grosse difficoltà. L’anno della maturità mi sono innamorato di un
ragazzo nuovo arrivato nella mia classe e togliermelo dalla testa mi è
costato carissimo, adesso quel ragazzo è sposato e ha due figli e io
sono contento di avere tenuto per me i miei sentimenti. L’università è
stata una sequela di innamoramenti sbocciati e poi finiti prima di
cominciare. La mia facoltà era a forte prevalenza maschile e per me quel
periodo poteva, in teoria, essere meraviglioso, ma non lo è stato.
Certamente di ragazzi gay ce ne dovevano essere ma trovarli era
praticamente impossibile, quando pensavo di avere capito che uno era gay
mi arrivava la smentita più radicale. Il pratica ho puntato tutto sullo
studio, mi sono laureato molto bene e ho trovato subito lavoro, tra
l’altro un lavoro che mi piace, ben retribuito anche se molto
impegnativo. Anche il mio ambiente di lavoro è a prevalenza maschile,
sono tutti ingegneri giovani, in buona parte sotto i 30 anni, io faccio
parte dei senior. I miei colleghi sul lavoro parlano solo di lavoro, qui
la professionalità e d’obbligo e lasciarsi andare a discorsi di
carattere personale è considerato una debolezza pericolosa per la
carriera. Quando facciamo le nostre cene aziendali sono una vera
liturgia, ci sono i grandi capi e i miei colleghi si presentano tutti
con la moglie o con la ragazza in abito lungo. Insomma qui conta
l’immagine e per fare carriera devi essere formale e basta, non c’è
spazio per l’amicizia a nessun livello ma solo per la competizione. Tra
l’altro i miei colleghi, anche quelli che oggettivamente sono bei
ragazzi, mi sembrano dei pupazzi programmati, tra l’altro dotati di
spirito critico solo a livello tecnico e di carriera e per il resto
stereotipati fino all’incredibile. Quindi diciamo che per me l’ambiente
di lavoro è del tutto neutro, e adesso vengo alla questione centrale.
Quest’anno sono stato, come tutti gli anni, al mare con i miei. Se
dicessi a i miei colleghi una cosa del genere mi squalificherei perché è
un pezzo di spiaggia qualunque. I miei hanno una casetta vicina al
mare, basta uscire di casa e in pratica sei sulla spiaggia. I giorni
feriali c’è poca gente ma la domenica arrivano le comitive con le
macchine e c’è una marea di gente. Una domenica me ne stavo lì sotto
l’ombrellone a leggere delle carte cercando qualche idea intelligente da
poter spendere sul lavoro, quando arriva una comitiva di ragazzi
giovani 20/21 anni, si tolgono le magliette e si mettono a giocare a
pallavolo a pochi metri da me, fin qui c’è poco da dire, succede spesso.
Uno di questi ragazzi mi colpisce subito: alto, biondo, sorridente,
resto a osservarlo perché ha su di me un’attrattiva potente. Mi dico; ma
che bel ragazzo! Beato lui! Io, a parte i miei 40 anni, non ho e non ho
mai avuto niente del bel ragazzo e nemmeno di quello medio. Non potevo
fissare quel ragazzo troppo a lungo perché non volevo che se ne
accorgesse però mi incantava, anche la voce mi sembrava bellissima. Mi
sono rimesso a leggere le mie carte ma l’orecchio era fisso alle voci di
quei ragazzi. A un certo punto mi arriva in testa una pallonata e mi fa
volare il libro, quel ragazzo mi ha detto poi che la pallonata non è
stata casuale, lui si avvicina, si scusa dandomi del tu e si riprende il
pallone. Finisce la partitella, i suoi amici vanno a fare bagno, lui
non ci va, siccome non ha ombrellone mi chiede se si può mettere sotto
il mio io gli dico “Certo!” Lui mi sorride, poi mi chiede che cosa sto
leggendo, in breve alla fine di quella domenica ci siamo scambiati il
cellulare e il contatto msn. Era una ragazzo così radicalmente diverso
dai miei colleghi che mi ha lasciato il segno, a parte il fatto che era
giovanissimo e non si sentiva minimamente in soggezione per questo.
Sapevo che lo avrei visto al massimo un’altra volta la domenica
successiva, poi avrei ripreso il lavoro e tutto sarebbe finito lì.
Rientro a casa la sera, aggiungo il suo contatto su msn, è online e
parliamo per tre ore. In pratica per la prima volta nella mia vita parlo
con qualcuno che mi ascolta per motivi non professionali. La
conversazione è seria, non invadente, mi colpisce anche da questo punto
di vista. È terribilmente diretto, dice anche brutalmente quello che
pensa e non me ne passa una. Sono stupito della sua intelligenza e della
sua capacità di andare fino in fondo. Nel giro di una settimana mi dice
che è gay, ma non mi fa il solito discorso, tipo: “adesso se vuoi posso
pure non farmi sentire più”, no! Invece dà proprio per scontato che lo
sia anche io e mi dice: “Tu invece si vede che l’hai buttata tutta sullo
studio e la carriera”. Non ho dovuto dirgli che ero gay, lo aveva
capito perfettamente e aveva capito parecchie altre cose. Abbiamo
chattato per ore e ore tutta la settimana, lui la domenica successiva
non è venuto al mare ma me lo aveva detto prima. Vedere il gruppetto dei
suoi amici senza di lui mi faceva una malinconia terribile e gliel’ho
anche detto e, come al solito, non si è stupito, mi ha solo risposto:
“beh, l’ho pensato, ma se vuoi ci vediamo domani pomeriggio in città”.
Gli ho detto che esco dal lavoro verso le 17.15 e poi vado a un grosso
supermercato fuori città a fare un po’ di spesa. Siamo andati insieme al
supermercato. Un pomeriggio bellissimo, mi stavo innamorando di quel
ragazzo e lui non si tirava indietro. La settimana successiva siamo
andati di nuovo a fare la spesa, ma questa volta in macchina mi ha preso
la mano e per me è stato proprio un brivido. Stringeva forte per farmi
sentire che lui c’era e che ci voleva essere. Project, è così che ho
cominciato ad andare in crisi. L’ho riaccompagnato a casa senza dire una
parola. Prima di scendere mi ha chiesto: “Sei arrabbiato?” Gli ho
risposto: “No, ma sono preoccupato!” e lui: “Beh questo è naturale!” Poi
mi ha dato un pizzicotto sulla gota ed è sceso. Io ero felice ma un po’
frastornato una cosa del genere non me sarei mai aspettata. Nei giorni
successivi mi racconta dei suoi innamoramenti impossibili e delle
frustrazioni tremende che ha dovuto sopportare e vuole che io gli
racconti delle mie storie impossibili, poi, come se la cosa fosse
scontata (forse lo era) mi dice di essersi masturbato pensando a me e
vuole sapere come ci sono rimasto. Gli dico che sono un po’ stupito,
perché lui ha certamente di meglio, ma mi chiede in modo molto diretto:
“E tu ti sei masturbato pensando a me?” io tergiverso ma mi dice
innervosito: “Rispondi!” Io gli dico di sì e lui mi dice che non
sopporta certi miei atteggiamenti ipocriti. Ci resto un po’ male ma non
mi dà spago e mi dice: “Non mi fare la vittima! Se ti piace ti piace!”
Io comincio ad avere paura che il rapporto con questo ragazzo possa
essere una cosa che va fuori controllo. Gli dico che lui ha bisogno di
altro e che non voglio vincolare nessuno, lui si incazza di brutto, mi
dice che sono proprio un ipocrita e che lui alla differenza di età di ha
pensato, che non è innamorato di me ma mi vuole bene, che però per lui
sono una persona importante anche a livello sessuale. Io cerco di
svignarmela, comincio ad avere proprio paura di non capire dove si stia
andando a finire. Nei giorni successivi ci vediamo diverse volte, gli
dico mille volte che sono perplesso, che sono troppo vecchio ma piano
piano si crea tra noi anche un minimo di contatto fisico, che se per un
verso mi manda in estasi, per l’altro mi sconvolge. Mi ha detto che non
può finire così e che vuole stare con me e credo che sia vero. Mi ha
detto è ripetuto che non è mai stato con nessuno e ha voluto sapere se
era lo stesso anche per me, ha concluso che non ci sono rischi di nessun
genere e che poi a lui basterebbe poco, in pratica a rischio zero. Mi
dice che quando mi sta vicino la sente proprio l’attrazione fisica
fortissima. Ecco, adesso stiamo a questo punto. Che faccio, Project? Non
posso negare che ne sono totalmente innamorato ma le complicazioni sono
tante, lui è giovanissimo, non lo dico perché ho paura che se ne possa
andare un giorno o l’altro ma perché non vorrei condizionargli la vita.
Io gli voglio bene in modo profondo perché lui è come io avrei voluto
essere e non sono mai stato. Project, ho paura di imbacarmi per
un’impresa troppo grossa per me che penso non saprei gestire. Se fosse
stato un mio coetaneo, magari in una storia un po’ disimpegnata mi sarei
sentito più a mio agio, ma così, con un ragazzo di 20 anni che è
terribilmente più sveglio di come ero io alla sua età, mi sento
spiazzato. E se poi non me la sento più? Mica lo posso lasciare a mezza
strada. Io veramente, adesso almeno, la differenza di età non la sento
troppo come un ostacolo, ci abbiamo riflettuto tutti e due, poi c’è quel
discorso del “non sono innamorato di te ma ti voglio bene” che
significa che io non sono veramente quello che lui sta cercando. Poi
quella frase ha cercato di stemperarla, di svalutarla, ma lui mi ha
detto che non è innamorato di me, ma in fondo nemmeno io sono innamorato
di lui in modo travolgente e il fatto è che gli voglio soprattutto
bene. Che io mi possa infatuare di un bel ragazzo di 20 anni già mi
sembra strano, ma forse è una cosa che si può capire, ma lui che cosa
può trovare in uno come me? Lui di ragazzi cento volte meglio di me ne
può trovare quanti ne vuole, quando ci ha provato gli hanno detto tutti
buca, ma di ragazzi ne conoscerà moltissimi. Mi chiedo che cosa può
volere lui da me, cioè proprio da me, perché mi sembra che ci tenga
moltissimo. Tra l’altro ha una dignità nel suo modo di fare brusco che
tanti miei colleghi non riuscirebbero nemmeno a concepire, loro la
chiamerebbero ingenuità, perché nel nostro ambiente la dignità non sanno
più nemmeno che cosa sia. Ma come fa un 40enne a prendersi una cotta
così per un ragazzo di 20 anni? Mi sento proprio spaccato in due ma so
che dovrò pure decidere. Project, ma se cedo a lui e anche a me stesso
non è che faccio veramente qualcosa di male? Non lo dico a livello
moralistico ma di dubbi ne ho proprio tanti.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post aperta sul Forum di Progetto Gay: