Partito di Alternativa Comunista
Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale
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03/10/2017
Cento anni dall'Ottobre
La Due giorni del Pdac fra riflessione storica e attualizzazione nelle
lotte
a questo link una galleria di foto
https://www.alternativacomunista.it/content/view/2478/
di Mario Avossa e Laura Sguazzabia
Sabato 9 e domenica 10 settembre si è svolta a Rimini l'assemblea
nazionale pubblica di Alternativa comunista: la sala è stata riempita
fino al limite di capienza da un centinaio di compagni e compagne
provenienti da tutta Italia, con una percentuale molto alta di donne e
giovani. Argomento dell’assemblea è stato l'Ottobre 1917, nei suoi
cento anni.
La giornata teorica: l’attualità della Rivoluzione d’Ottobre
Ad aprire l'assemblea è stata la relazione introduttiva di Matteo
Bavassano, che ha spiegato la necessità di una tale iniziativa: la
rivoluzione dell'Ottobre 1917 è solitamente presentata in modo
riduttivo, semplicemente come un capitolo di storia, invece il suo
significato è quello di evento legato alla storia del movimento
operaio e alla realizzazione dell’emancipazione dei lavoratori
dall’oppressione capitalista. Bavassano ha così chiarito il senso della
Due giorni: non un’operazione nostalgica, ma l’analisi dell’Ottobre
1917 sia dal lato teorico sia dal lato pratico per capirne gli
insegnamenti in funzione delle lotte odierne e di un loro sviluppo in
senso rivoluzionario.
Teoria e formazione non sono infatti per i rivoluzionari una semplice
velleità intellettuale, ma uno strumento importante per orientare la
prassi concreta, le attività da mettere ogni giorno in campo a difesa
della classe lavoratrice e contro gli attacchi del capitale,
l'intervento svolto all'interno delle mobilitazioni, davanti alle
scuole e alle fabbriche, nelle strade e nelle piazze del Paese. Per il
marxismo teoria e prassi sono inscindibili e la teoria, in particolare,
serve a comprendere quel mondo che giustamente vogliamo trasformare,
quel sistema che giustamente vogliamo abbattere.
A seguire ci sono state le relazioni di Diego Giachetti (Sinistra
anticapitalista), Laura Sguazzabia (Commissione lavoro donne Pdac),
Angelo Cardone (Circolo Guevara), Giacomo Turci (Frazione
internazionalista rivoluzionaria) e Francesco Ricci (Pdac e Lit-Quarta
Internazionale) che hanno affrontato il tema dell’attualità
dell’Ottobre ‘17. Da angolazioni diverse e con differenti approcci i
cinque relatori hanno offerto alla platea un ampio spettro di analisi
storiche e politiche, a partire dalla demistificazione delle
falsificazioni sull’Ottobre ad opera del capitalismo che le utilizza
perché impaurito dalla potenza di questo evento e dalla prospettiva,
soprattutto in questo anniversario, che si possa ripresentare uno
scenario simile.
Occorre, insomma, per dirla con le parole di uno dei relatori, una
lotta di memoria che non sia solo storica e dunque fine a se stessa, ma
politica e perciò calata nell’attualità della lotta di classe.
L’Ottobre 1917 non fu un colpo di stato, un golpe ad opera dei
bolscevichi, ma la lotta di una classe contro un’altra per il
rovesciamento di un sistema economico basato sull’oppressione e sullo
sfruttamento: l’esempio offerto dall’Ottobre 1917 rappresenta la
risposta più tranchant a quanti teorizzano che sia possibile cambiare
il mondo senza prendere il potere. Non fu nemmeno una lotta cruenta,
come il capitalismo tenta di farci credere per spaventare le masse con
la presunta violenza dei bolscevichi: negli scontri si contarono
infatti poche decine di morti (contro le centinaia del Febbraio sia
dall’una che dall’altra parte) poiché l’esercito era ormai schierato
dalla parte dei rivoluzionari e dunque non opponeva più alcuna
resistenza; in ogni caso, nulla di paragonabile ai 6000 morti
giornalieri della prima guerra mondiale, la guerra imperialista che
mandò al fronte a morire quasi un'intera generazione.
Altri argomenti importanti di analisi nelle relazioni sono stati il
ruolo e l’importanza del partito bolscevico nella rivoluzione russa e
la necessità oggi di un partito che sappia dare una direzione alla
classe perché le lotte da sole non bastano: il fatto che esistano le
lotte e che si riproducano non è elemento sufficiente per definirle
rivoluzionarie, è il partito che conferisce loro il carattere politico
assumendone la direzione.
I bolscevichi non erano un manipolo di cospiratori, come vengono
normalmente dipinti dalla borghesia e dai riformisti, ma un partito
fortemente strutturato con aderenza di massa, benché il numero di
militanti abbia oscillato negli anni per le repressioni, la
clandestinità, gli esili che rendevano l’attività politica
particolarmente difficile; tuttavia, anche quando aveva pochi iscritti
vantava un radicamento di massa. Il partito bolscevico raggruppava
settori e avanguardie di lotta, ha saputo far crescere un movimento di
massa e di classe con una precisa opzione politica, senza mai
sostituirsi alla propria classe di riferimento. Era fortemente
connotato per l’indipendenza di classe (anche quando si presentò alle
elezioni lo fece da solo e in modo del tutto strumentale per avere una
cassa di risonanza maggiore per la propria propaganda), per
l’internazionalismo (così come internazionale è la lotta di classe, è
necessario un partito mondiale strutturato, da non confondere né con la
solidarietà internazionale né con la costruzione in due tempi, prima
locale e poi internazionale) e per il programma chiaro su basi marxiste
e dunque scientifiche: nessuna improvvisazione perciò nell’azione
politica, ma una costante capacità di interpretare gli avvenimenti e di
lanciare parole d'ordine adeguate.
Il racconto di episodi storici e di scorci di vita prima e dopo la
rivoluzione, il riferimento preciso e puntuale a momenti cruciali nella
vita politica di ieri e di oggi hanno costellato le relazioni
rivelandosi particolarmente utili nell’esemplificazione delle analisi
in corso e aggiungendo spunti di riflessione e di curiosità per gli
interventi effettuati nel successivo dibattito da parte di numerosi
compagni e compagne presenti.
Anche in questa sessione dell’assemblea è emersa la necessità di un
partito d’avanguardia, in grado di formare militanti e quadri che si
attivino quotidianamente nei luoghi di lavoro, di studio, di
aggregazione per portare con coerenza le proprie parole d’ordine sulla
base di un programma rivoluzionario, per dire al proletariato che è in
grado di prendere il potere e che può cambiare il mondo come accadde
con la Rivoluzione russa, per educare la sua coscienza di classe che
oggi non è dissimile rispetto a quella dei proletari del 1917:
tuttavia, la coscienza operaia non è ingessata, è fluida e può
rapidamente cambiare innescando all’improvviso il conflitto sociale, ed
è in quel momento che il partito rivoluzionario deve farsi trovare
pronto e assumere la guida politica del proletariato in rivolta. Il
partito è il fattore cosciente di un processo rivoluzionario, ora tanto
più importante in quanto il tappo tombale dello stalinismo è saltato e
il capitalismo è nella crisi più grave della sua storia. A questo
proposito, è stata più volte ribadita la necessità di fare propaganda
soprattutto contro le falsificazioni e le mistificazioni della
borghesia e dello stalinismo perché un partito rivoluzionario combatte
per tutta la sua storia per sradicare la falsa coscienza delle classi
subalterne.
Dopo le repliche dei relatori e la cena, la serata è proseguita con una
emozionante pièce teatrale ideata, scritta e interpretata dalle
compagne e dai compagni di Vicenza, che utilizzando testi storici hanno
ripercorso la lotta per l’emancipazione femminile dal Medioevo fino
alla Rivoluzione russa, evidenziando le conquiste civili e politiche
delle donne nella Russia bolscevica ed emozionando il numeroso pubblico
con la narrazione di fatti ai più poco noti. La sera del sabato è
proseguita con l’abituale festa, caratterizzata in questa occasione
anche dal richiamo a una ricorrenza particolare: i dieci anni di vita
del Partito di alternativa comunista.
Le lotte oggi e il ruolo della classe operaia
La domenica mattina si è svolta la tavola rotonda sulle lotte, un
importante momento che ha visto partecipare esponenti di lotta e
attivisti sindacali, rappresentanti delle principali lotte in corso
oggi in Italia, con il contributo di Angel Luis Parras “Caps” dei
Co.bas di Spagna. A introdurre e moderare la discussione, annodando con
efficacia i fili dei diversi interventi, è stata la compagna Conny
Fasciana, membro del Comitato Centrale del Pdac. Gli interventi di
Daniele Cofani (operaio Alitalia, Cub Trasporti), Mauro Mongelli
(lavoratore Tim, dei Cobas), Maria Teresa Balenzano (del Comitato
lavoratori Transcom Bari in lotta), Maurizio Barsella (Cub Trasporti),
Diego Bossi (operaio Pirelli del Fronte di Lotta No Austerity) e
Fabiana Stefanoni (responsabile sindacale del Pdac), pur avendo
illustrato situazioni di lotta differenti, hanno rivelato analogie e
sinergie possibili: da un lato, i tratti comuni del saccheggio da parte
della proprietà nelle aziende, la lotta condotta dai lavoratori per la
salvaguardia del posto di lavoro, le intimidazioni e la repressione
subìta, gli attacchi al diritto di sciopero e di rappresentanza
sindacale; dall’altro, la necessità di unione delle lotte non solo a
livello nazionale ma europeo ed internazionale, di superamento delle
logiche settarie soprattutto nel sindacalismo di base, di maggiore
relazione con e tra i lavoratori, di controinformazione rispetto alla
stampa borghese che inquina, criminalizzando le azioni di lotta dei
lavoratori, la percezione dell’opinione pubblica.
In questo vivace quadro di confronto si sono aggiunti i contributi di
Angel Luis Parras, portavoce dei Co.bas di Spagna, e di Luciano
Lopopolo, della segreteria nazionale Arcigay. Il compagno Parras ha
spiegato alla platea italiana la situazione dei lavoratori spagnoli:
dopo aver festeggiato la vittoria di un governo “socialista” hanno
visto consegnare la Spagna all'UE con lo smantellamento delle più
grandi industrie nazionali; nel 2000, con la bolla speculativa
immobiliare e l'aumento del debito pubblico, sono stati oggetto di un
brutale attacco all’occupazione e ai salari; oggi il governo, pur
dicendo loro che la crisi è finita e che comincia la ripresa, propone
la solita soluzione, cioè tagliare lavoro, salari e diritti per
favorire la “ripresa” (ai padroni). Luciano Lopopolo invece ha ampliato
il discorso affermando che le lotte contro l'oppressione non si fermano
al sociale ma si estendono al privato, che ne è la conseguenza; dopo
aver parlato della difficoltà di vivere in questo sistema per la
comunità LGBTQI, ha affermato anch’egli la necessità di recuperare un
progetto strategico e di costruire l’unità nelle lotte, per rompere gli
schemi borghesi, per rivendicare l’inclusione, per abbattere il
pregiudizio dato dal modello maschilista dominante.
Costruire un partito rivoluzionario internazionale, risolvere la crisi
di direzione dell'umanità
La conclusione di questa bella e intensa Due giorni di discussione è
stata affidata al compagno Francesco Ricci, membro dell'Esecutivo del
Pdac e del CEI della Lit-Quarta Internazionale, il quale ha ripercorso
il filo rosso dei dibattiti, mettendo in luce i punti principali
affrontati dall'assemblea. Innanzitutto, la ferma opposizione dei
rivoluzionari davanti a qualsiasi progetto governista, teso a riformare
il sistema senza porsi la necessità di abbatterlo. Ricci ha sviluppato
diversi esempi storici, a partire dalla Grecia che oggi è scossa da
scioperi e mobilitazioni contro il governo Tsipras: le forze riformiste
(Rifondazione comunista e altri settori della sinistra) che ne avevano
fatto un modello e lo avevano sostenuto in quanto governo delle
sinistre, oggi non ne parlano più. E ancora, il maggio francese del
1968, quando 10 milioni di operai erano in lotta nelle piazze: i
burocrati politici e sindacali usarono strumentalmente quelle
mobilitazioni per poi tradirle. Allora, conclude Ricci, è opportuna una
polemica politica perché l’arretramento della coscienza dei lavoratori
è opera anche di quelli che sostengono che i governi della borghesia
non siano tutti uguali e che bisogna quindi in parte collaborare con
essi. Per i rivoluzionari non è così: in Brasile i lavoratori si stanno
ribellando al partito al governo e la CSP Conlutas, il più grande
sindacato di base e combattivo dell'America latina, ha avuto un ruolo
rilevante in queste lotte. Ricci cita il video che dimostra come nella
grande manifestazione svolta qualche mese fa a Brasilia, e conclusasi
con l'assalto ai palazzi istituzionali, si sia operata una grave
frattura fra la burocrazia classica e il ruolo combattivo delle masse:
mentre Zé Maria, dirigente della CSP Conlutas e del Pstu, sezione
brasiliana della Lit-Qi, esortava le masse a procedere nella
manifestazione, il burocrate di turno gli strappava il microfono e
ordinava di retrocedere; le masse sono andate avanti senza farsi
intimidire dalla forze dell’ordine e resistendo alle cariche.
Ricci ha infine affrontato il “problema dei problemi”: quello della
direzione politica delle lotte. Difatti, come dicevamo in precedenza,
le lotte da sole non bastano. È necessario costruire un partito
rivoluzionario che si ponga alla testa delle masse su un programma di
rottura con il capitalismo e per la presa del potere da parte dei
lavoratori. Un partito che il Pdac, assieme agli altri compagni della
Lit-Qi (Lega internazionale dei lavoratori - Quarta internazionale),
sta costruendo quotidianamente, partendo dalle lotte, in tutti i
continenti.
Le parole di chiusura sono state dedicate a due ricorrenze per noi
importanti: i 10 anni del Partito di alternativa comunista e il primo
anniversario della scomparsa del nostro compagno Ruggero Mantovani,
dirigente del Pdac, ideatore della Due giorni di Rimini, un
appuntamento annuale ormai costante, concepito come momento importante
di riflessione politica, approfondimento, confronto aperto. Quest'anno
Alessandra Longo su Repubblica ci ha fatto un piccolo regalo, uno spot
pubblicitario involontario in cui, facendo riferimento all'iniziativa
del Pdac, allertava i futuri acquirenti di Alitalia sul fatto che fra i
dipendenti ci sono pericolosi trotskisti. La verità, ha sottolineato
pacatamente Ricci, è che fra i lavoratori ci sono quelli che non si
sono piegati al padronato e ai loro complici, le burocrazie
confederali. Per questo motivo, i 10 anni di vita del Pdac non
costituiscono una festa privata, ma la prospettiva di continuare a
lottare insieme.
Le note dell'Internazionale, lo storico inno del movimento operaio,
hanno accompagnato la chiusura dell'assemblea, tra la soddisfazione di
tutte e tutti coloro che hanno partecipato a questa importante Due
giorni, per farci tornare, con più consapevolezza e coraggio,
all'interno delle mobilitazioni che ci vedranno protagonisti nella
nuova stagione che inizia.
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