Je suis internationalist. Contro la violenza sulle donne e contro la guerra

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Partito di Alternativa Comunista/Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale (PdAC/Lit-Ci)

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Jan 27, 2015, 12:31:34 PM1/27/15
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Partito di Alternativa Comunista
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27/01/2015

Je suis internationalist
Da Vicenza a Parigi contro la violenza sulle donne e contro la guerra

di Patrizia Cammarata

Gray Jerelle Lamarcus è un giovane militare Usa della Caserma Dal Din
(Dal Molin) a Vicenza, la base militare contro la quale si mobilitarono,
per alcuni anni, migliaia di persone.
Gray Jerelle Lamarcus, 22 anni, ed Edil McCough, 21 anni , sono stati
accusati di aver stuprato, per ore, e ferocemente picchiato, nella notte
del 15 luglio scorso, una giovane prostituta rumena, incinta. La donna,
il 3 ottobre scorso, ha partorito un bambino.
Circa un anno prima dall’aggressione Gray Jerelle Lamarcus era stato
accusato per lo stupro di una ragazza minorenne. Nonostante questo
precedente la procura ha ritenuto sufficienti gli arresti domiciliari
all’interno della caserma e così, a distanza di soli alcuni mesi, il
militare è riuscito ad evadere e, uscito dalla base, è andato a
ubriacarsi ed è stato nuovamente denunciato con l’accusa di aver tentato
di ottenere una prestazione sessuale da un’altra prostituta, anch’essa
incinta, aggredendo sia lei sia un’altra donna.
Vicenza è una città fortemente militarizzata e caratterizzata da
politiche di esclusione contro prostitute e contro i senza fissa dimora
(lasciati nella maggioranza dei casi alle iniziative di soggetti privati
o confessionali, come associazioni di volontariato laico o la Caritas).
Gli effetti devastanti della crisi economica del capitalismo si abbatte
con ancora maggior forza su questi soggetti e tali effetti sono
affiancati dalla nefasta presenza di militari Usa che, di ritorno dai
teatri di guerra, si aggirano talvolta ubriachi la sera nei locali
della città, con comportamenti spesso rissosi o provocando incidenti
stradali; per questi fatti arrivano immediate richieste dell’esercito
americano affinché i procedimenti conseguenti ai reati commessi siano
affidati alla giurisdizione americana, anziché a quella italiana,
richieste quasi sempre accolte.
A questa situazione c’è da aggiungere una riflessione: quante donne
immigrate, senza permesso di soggiorno, e quindi nel terrore di essere
rispedite al proprio Paese dal quale sono scappate a causa di fame e
guerre, subiscono violenze e stupri senza denunciare, senza confidare a
nessuno il loro dramma?
Nel caso in questione si sono mobilitate associazioni femminili e alcuni
comitati (in primis il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute)
che sono intervenute offrendo supporto alla difesa legale della giovane
donna e chiedendo sostegno al sindaco di Vicenza, nonché Presidente
della provincia, Achille Variati. Il sindaco, che tanti aiuti aveva
annunciato all’indomani del tragico episodio, si è limitato a
intervenire affinché il processo fosse svolto in Italia e non negli
Stati Uniti ma lo sdegno per quanto è accaduto è durato poco e
rispondendo ad un’interpellanza in Consiglio comunale, ha affermato: “…
Le responsabilità penali di due persone non possono infangare una
comunità di migliaia di soldati e civili, con figli e famiglie, ospiti
da più di 50 anni a Vicenza……ho provveduto…a convocare… i massimi
rappresentanti militari della base americana… stigmatizzandoli nel modo
più deciso… il Comandante Usa ha in tutto convenuto con me…”. E con
questa frase, che in pratica assolve lo Stato Maggiore Usa per quanto è
successo, finisce lo sdegno e le tante promesse dei primi tempi. Una
posizione, quella del sindaco di Vicenza, in linea con la sua storia di
ex democristiano, di attuale esponente del Pd e di “amico dei generali
Usa” (1) con buona pace di quella parte del movimento No Dal Molin, che
lo ha votato e consegnando nelle sue mani l’importante lotta di anni,
contro la costruzione della base militare, in cambio di un referendum
truffa (2).
Gray Jerelle Lamarcus è stato arrestato per evasione e denunciato per
lesioni. Le prove raccolte, secondo la procura, sarebbero state
sufficienti e inequivocabili per chiedere di saltare l’udienza
preliminare ed arrivare subito al processo ma l’istanza è caduta in
quanto il giudice ha accolto l’incidente probatorio sul suo stato
psicologico. Per la difesa il militare non era in grado d’intendere e
volere e il procedimento è congelato fino al 24 marzo prossimo, quando
ci sarà l’udienza davanti al giudice per le indagini preliminari.

La violenza sulle donne e lo stupro come arma di guerra

Questa vicenda apre diverse altre questioni: la questione di come nelle
istituzioni borghesi e nelle aule dei Tribunali troppo spesso le denunce
fatte dalle donne finiscano poi solo per essere un dramma nel dramma
perché spesso le vittime restano bloccate in processi lunghissimi, con
misure di protezione che arrivano in ritardo o non esistono, costrette a
sopportare udienze nelle quali si sentono molto spesso umiliate.
L’altro aspetto è quello dello stupro usato da sempre come arma di
guerra, come parte integrante della cultura militare (della quale
cultura fanno parte gli amici generali Usa del sindaco Variati e la
“comunità di migliaia di soldati e civili, con figli e famiglie, ospiti
da più di 50 anni a Vicenza”). Lo stupro fa parte delle guerre
imperialiste allo stesso modo dell’occupazione dei territori e della
dominazione delle popolazioni che tentano di resistere. E le
testimonianze dei disertori della guerra in Irak e Afghanistan, come
Chriss Capps (3) e James Circello (4), fanno capire come, sul banco
degli imputati, accanto ai giovani soldati, responsabili materiali delle
violenze e degli stupri, ci dovrebbero essere anche i generali Usa
insieme a chi, in Italia o negli altri Paesi, ha appoggiato e votato gli
aumenti delle spese militari e le guerre. Perché spesso ad arruolarsi
sono giovani ragazzi che in patria non hanno futuro; senza lavoro oppure
ai margini, questi giovani ragazzi sono indotti spesso con l’inganno ad
arruolarsi e a lavorare nelle basi militari dei vari Paesi con la
promessa di aiuto per gli studi, aiuto per la famiglia e la promessa di
un buon guadagno, una promessa che talvolta tace che la destinazione
sarà un fronte di guerra. Queste situazioni sono confermate dall’alto
numero di suicidi presente fra i soldati nelle ultime guerre e la
necessità del ricovero di molti di loro, al ritorno dal fronte, negli
appositi reparti di psichiatria.
Sui suicidi e sulla necessità di ricovero nei reparti di psichiatria il
disertore Chiriss Capps ha commentato: “Una percentuale altissima di
quelli che sono tornati dall'Irak si sono trovati con la Ptsd (Post
Traumatic Stress Disorder) . La realtà è che se li aiutassero veramente
dovrebbero allontanarli dall'esercito, dalle loro unità, ma invece,
siccome vogliono farli tornare al più presto sul campo di battaglia, li
imbottiscono di farmaci . A Vicenza, ad esempio, moltissimi soldati
avrebbero bisogno di un vero sostegno psicologico”
Ma tutto questo non lo scriviamo per affiancarci a coloro i quali
vorrebbero liquidare quanto accaduto a Vicenza come un “incidente
collaterale”. E’ necessario che la giovane donna stuprata e picchiata
sia ora tutelata, che sia riconosciuto il grave dramma da lei subito,
che non sia lasciato spazio a nessuna delle tante frasi o dei tanti
atteggiamenti maschilisti che di solito accompagnano queste vicende,
insabbiandole.
Ma è necessario, a nostro avviso, legare il tragico episodio di Vicenza
all’impressionate numero di femminicidi che accadono ogni giorno nel
mondo e che sono in continuo aumento anche a causa della crisi
economica la quale sta svelando il vero volto del capitalismo in tutto
il suo orrore, un volto fatto di miseria, sfruttamento, licenziamenti di
massa, divisione e barbarie e, soprattutto, di continue guerre. Noi
pensiamo che, mentre è necessario contribuire affinché quanto accaduto a
questa giovane donna non sia relegato nell’oblio, è necessario al
contempo legare questo episodio alla presenza delle basi miliari a
Vicenza, alla situazione economica e alla guerra. E’ necessario
pretendere giustizia per questo fatto e rilanciare un movimento contro
la guerra e le basi militari, pretendendone la chiusura e la loro
conversione a usi civili; un movimento che potrebbe ripartire proprio
dalle donne, perché la violenza contro le donne cresce ogni giorno nel
mondo, e non solo la violenza fisica ma anche quella psicologica, che
non lascia tracce evidenti ma è grave tanto quanto l’altra e lascia
conseguenze per il resto della vita.

La strage di Parigi e l’ipocrisia dei governi

L’orrore quotidiano di stupri e violenze sui soggetti più deboli è da
legarsi all’orrore per la continua barbarie quotidiana alla quale
assistiamo, alla presenza di un numero sempre maggiore di senza tetto e
persone indigenti che vagano per le nostre città, all’orrore dei
continui atti terroristici che colpiscono indiscriminatamente donne,
bambini, lavoratori, come l’attentato terroristico contro i lavoratori
della rivista Charlie Hebdo, a Parigi. Episodi di estrema barbarie che
sono la diretta conseguenza di un fanatismo religioso che trova alimento
in un mondo governato da una sistema economico di profonda ingiustizia
sociale e di continue guerre di rapina nei confronti di popolazioni inermi.
La strage di Parigi è stato un atto di terrorismo dell'integralismo
panislamista, un atto di terrorismo fatto in nome di una sorta di
“guerra santa”. A questa strage i governi che si sono macchiati da
decenni di terrore nei confronti di popolazioni inermi, causando milioni
di orfani, in un’altra “guerra santa”, quella in nome della “democrazia”
delle banche e del capitale, stanno rispondendo con una campagna
reazionaria islamofoba.
Matteo Salvini in Italia, Marine Le Pen in Francia sono i pericolosi
rappresentati di forze politiche populiste e reazionarie che stanno
sfruttando da anni l’emergenza migranti per raccogliere voti diffondendo
paura, odio, razzismo e che nel dramma di Charlie Hebdo hanno visto
un’ottima occasione per strumentalizzare l’accaduto soffiando sul
disagio sociale per dividere i lavoratori e i poveri e per indicare “lo
straniero” come pericolo e causa della sofferenza sociale.
Allo stesso modo i governi europei, come ne caso del governo Hollande,
usano questo fatto per giustificare le ragioni “democratiche” del
proprio intervento militare in Medio Oriente, cercano di presentarsi
come custodi della “civiltà” contro la barbarie, annunciando, come ha
fatto in Italia il ministro di giustizia Orlando, “ineludibili nuove
misure” che serviranno per potenziare uno stato di polizia, più
repressivo ancora nei confronti degli immigrati e delle classi
subalterne. Così sta succedendo in Italia, in Francia come negli altri
Paesi.

L’orrore nell’orrore

Dopo l’attacco al giornale Charlie Hebdo, il presidente Hollande ha
ordinato alla portaerei Charles de Gaulle di far rotta verso la Siria.
Lo stesso copione del dopo attacco alle Torri gemelle dell’11 Settembre,
che vide l’esercito Usa muoversi verso l’Iraq. Si guarda alla Siria
indicando i campi di addestramento dei terroristi ma intanto continua a
fluire denaro che finanzia i jihadisti in tutto il mondo. In Siria sono
centinaia di migliaia i morti e milioni i rifugiati. Tra loro, come in
Irak e Afghanistan, moltissimi i civili, uomini, donne e bambini che
spesso, se non muoiono direttamente per il fuoco di guerra, muoiono nei
campi dove si rifugiano ma dove, soprattutto i bambini, muoiono di
freddo, fame, malattie. Migliaia di piccoli orfani non vanno a scuola,
vagano attoniti e impauriti senza genitori, diventando facili prede per
altri tipi di violenza.
E nell’orrore di tutte le guerre, l’orrore nell’orrore: in Pakistan
Somalia, Yemen, in tutte le terre oggetto di guerre e di saccheggi
imperialisti, dove le disuguaglianze sociali e il dramma delle guerre si
incrocia con l’integralismo religioso, l’orrore dei bambini-kamikaze,
arruolati a forza e usati come inconsapevoli strumenti di morte. Numeri
impressionanti, come sono impressionanti le storie delle loro
drammatiche vite. L’utilizzo dei bambini kamikaze è in aumento, ed è in
diminuzione la loro età. Nel mondo, accanto all’esercito di disoccupati,
esercito di riserva del capitalismo in crisi per abbassare il costo ed i
diritti del lavoro, un altro esercito, costituito da bambini orfani
depredati della loro infanzia, è usato come carne da macello per la
spartizione degli interessi delle varie fazioni in campo.

La religione, oppio dei popoli

E proprio i sostenitori delle guerre che hanno provocato e continuano a
provocare morti e orfani, intitolano articoli con scritto: “Questo è
l'Islam”, imbracciando il fucile della crociata in nome della “cristianità”.
La religione, ancora una volta, usata come strumento di divisione delle
masse.
E’ necessario mantenere l'atteggiamento più attento verso il sentimento
religioso, un atteggiamento di attenzione e di rispetto ma, al
contempo, è necessario denunciare come, anche quando non è usata in modo
fanatico, la religione ha un ruolo conservatore e di mantenimento dello
stato di cose presenti, che nel capitalismo significa un ruolo di difesa
del sistema di sfruttamento e di divisione in classi sociali. “…La
religione predica l’umiltà e la rassegnazione nella vita terrena a
coloro che trascorrono tutta l’esistenza nel lavoro e nella miseria,
consolandoli con la speranza di una ricompensa celeste. Invece, a coloro
che vivono del lavoro altrui la religione insegna la carità in questo
mondo, offrendo così una facile giustificazione alla loro esistenza di
sfruttatori e vendendo loro a buon mercato i biglietti d’ingresso nel
regno della beatitudine celeste. La religione è l’oppio dei popoli. La
religione è una specie di acquavite spirituale…” (Lenin).
Il capitalismo ci divide in diversi modi (genere, colore, etnia,
nazionalità, religione) , ci divide per dominarci e, quando ci uniamo,
usa tutte le strategie per dividerci ancora o per annullare i nostri
obiettivi e spostarli a suo favore.

La strada per la fine dell’orrore

L’oceanica manifestazione a Parigi, dopo la strage nella redazione di
Charlie Hebdo, si è svolta all’insegna dello sdegno, della commozione e
della sincerità di tante donne e di tanti uomini, studenti, lavoratori,
immigrati che hanno sfilato contro il terrorismo; una gran parte di
loro, probabilmente la maggioranza, aveva, negli scorsi anni,
partecipato alle innumerevoli proteste contro le guerre imperialiste. Le
ragioni di questa moltitudine di persone sono in conflitto con
l’ipocrisia di chi, alla testa del corteo (il presidente Hollande,
insieme a Renzi, Merkel, Netanyahu, Abu Mazen, i vari leader del mondo,
i sedicenti amici di Charlie Hebdo), ha usato l’atto di terrorismo e la
conseguente manifestazione per procedere e rafforzare le politiche di
guerra. Una manifestazione, che nel loro intento, ha rappresentato una
sorta di campagna bellicista che serve loro per demonizzare
l’avversario, creare un clima di paura generalizzata e d’ineluttabile
necessità di ricorso a provvedimenti di restringimento delle libertà
democratiche, di provvedimenti di stampo fascista e razzista, in modo da
convincere le popolazioni, ancora una volta, che la guerra è inevitabile.
E’ necessario costruire un movimento internazionale che abbia come
obiettivo la fine d’ogni guerra, che abbia come obiettivo la
distribuzione della ricchezza per arrivare alla giustizia sociale: la
giustizia sociale rappresenta l’elemento indispensabile per combattere
il terrorismo e la paura, per difendere l’ambiente dalle continue
speculazioni devastanti che lo stanno portando al collasso, il solo modo
per sottrarre intere generazioni di bambini alla barbarie, alla fame, al
terrore, nel mentre un ristretto gruppo di famiglie di miliardari vive
nel lusso e nello sfarzo sfruttando la stragrande maggioranza della
popolazione mondiale. La strada da perseguire contro le guerre
imperialiste delle “democrazie” borghesi e contro il terrorismo fascista
islamico, è nell’unità di classe di tutti i lavoratori, ed è a Kobane,
fra le combattenti ed i combattenti kurdi, e nella resistenza ribelle
siriana.
Quando il potere sarà nelle mani di chi fa il pane, di chi conosce
l’alba dopo una notte di pesca, di chi costruisce con le proprie mani,
la propria forza lavoro, la propria intelligenza, quello che serve per
tutti, di chi conosce la fatica del lavoro quotidiano in una campagna,
in una fabbrica, in un ufficio, in un ospedale, in una scuola, solo
quando il potere sarà realmente nelle mani della classe lavoratrice,
solo allora potremo non avere più paura.
Solo allora potremo comprendere fino in fondo che siamo tutti sotto lo
stesso cielo.
Per questo progetto difficile, ambizioso, ma necessario per l’umanità, e
per la sopravvivenza stessa del nostro pianeta, è impegnata la Lega
internazionale dei lavoratori-Quarta internazionale e il nostro partito,
il Pdac, sua sezione italiana.


Note
(1) nel 2009 il “Comitato degli abitanti e dei lavoratori di Vicenza
est-Contro la costruzione di una nuova base a Vicenza – Per la
conversione della caserma Ederle ad usi civili”denunciava in un
comunicato: Achille Variati, in realtà già sindaco democristiano della
Prima Repubblica, ha fatto cinque cose:1) Ha issato la bandiera
israeliana nel proprio ufficio al Comune di Vicenza per diversi giorni;
2) E´andato alla festa americana (con tanto di spilletta) della Base di
guerra di Vicenza, la Caserma Ederle, mentre il Comitato Vicenza Est il
4 luglio, durante una protesta, tra l´altro comunicata, veniva
accerchiato ed allontanato da Digos e polizia municipale . 3) Si è
guadagnato dall’informazione nazionale il titolo di “sindaco sceriffo”
per le sue politiche nei confronti dei campi rom e per le sue ordinanze
“anti-lucciole”; 4) Si è speso in atti e dichiarazioni pubbliche a
favore della TAV, ad esempio affinché passi da Vicenza; 5) Si è
incontrato con il capo delle Forze Armate Napolitano e nessuno sa cosa
si siano detti... Fatto sta che Napolitano è un grande sostenitore della
nuova base di guerra USA. Il sindaco invece sostiene (linea PD) le varie
occupazioni militari e tutte la basi militari già presenti in città
(Ederle,Gendarmeria Europea, COESPU, villaggi militari ....).
(2) Dal nostro sito due articoli sulla battaglia contro la base militare
: http://www.alternativacomunista.it/content/view/1143/47/,
http://www.alternativacomunista.it/content/view/876/51/, (sul sito si
trovano altri numerosi articoli sul tema)
(3) Intervista a Chriss Capps nel sito:
http://www.alternativacomunista.it/content/view/1161/47/
(4) Per leggere le lettere di Capps e Circello:
http://www.alternativacomunista.it/content/view/634/47/

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