Partito di Alternativa Comunista
Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale
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23/01/2015
Brasile: nuova ondata di lotte popolari e operaie
Dallo sciopero dei metalmeccanici alle proteste contro le tariffe
di Adriano Lotito
In questi primi venti giorni dell'anno, il Brasile ha conosciuto una
nuova ondata di proteste e scioperi, dopo le grandi mobilitazioni che
avevano fatto tremare il governo prima, durante e dopo la Coppa del
mondo di calcio.
In realtà, a prescindere dalla copertura mediatica o meno, le lotte di
lavoratori e studenti in Brasile non si erano mai fermate: le ore di
sciopero continuavano ad aumentare e le tensioni sociali nei confronti
delle politiche governative hanno trovato una valvola di sfogo, seppure
distorta, nel gioco elettorale che ha dominato gli inizi dell'autunno.
Le elezioni stesse infatti hanno confermato quello che da tempo era
evidente: l'iniziale scollamento di alcuni settori di massa, seppure ad
oggi minoritari, dal consenso nei confronti del Pt, il Partito dei
lavoratori di Lula e Dilma, da dieci anni al governo e per molto tempo
punto di riferimento quasi assoluto della classe lavoratrice del Paese.
Dilma alla fine è stata rieletta, ma ha perso una fetta non irrilevante
del consenso popolare.
Le politiche neoliberiste del governo, i numerosi finanziamenti al
padronato nazionale e internazionale (che sono stati nuovamente
rilanciati poco tempo fa dalla rieletta presidente), il taglio dei
servizi pubblici, l'approccio repressivo e militare nei confronti del
grave problema delle abitazioni, sono tutti elementi che hanno portato
ad una progressiva, e continua, erosione del consenso nei confronti del Pt.
Le tensioni accumulatesi sono poi esplose nelle grandi mobilitazioni che
hanno scosso il Paese nel giugno del 2013, a partire dalla protesta
contro l'aumento del prezzo dei trasporti, questione centrale anche
nelle ultime mobilitazioni. Il processo di lotte e conflitti da allora
non si è più fermato ed è avanzato attraverso diversi salti e
contraddizioni, per arrivare alle giornate di lotta contro la Coppa
mondiale della scorsa estate.
In seguito le mobilitazioni sono continuate fino alle ultime
manifestazioni di massa di questi giorni, ancora una volta contro
l'aumento del prezzo dei trasporti. Accanto a queste, si affiancano
importanti successi ottenuti dalla classe operaia in lotta, come alla
Volkswagen di Sao Bernardo do Campo (San Paolo), dove gli 800 lavoratori
licenziati sono stati tutti reintegrati dopo una dura lotta.
Le mobilitazioni contro l'aumento del prezzo dei trasporti: il 9 e il 16
gennaio
La miccia di questo ultimo slancio delle lotte in Brasile è stato lo
stesso che aveva spinto centinaia di migliaia di persone a riversarsi
nelle piazze nel giugno del 2013: l'aumento del prezzo dei biglietti di
bus e metropolitana.
Nello stato di San Paolo, il prefetto Fernando Haddad, del Pt, ha
annunciato un aumento del 16,67% del costo dei biglietti dei bus,
approfittando delle vacanze natalizie. Eppure diversi settori popolari
sono ugualmente scesi nelle piazze e nelle strade dello stato e la
stessa cosa è accaduta in altre città e in altri stati del Brasile, in
cui ci sono stati i medesimi aumenti. Dal mese di novembre infatti gli
aumenti hanno riguardato 16 capitali dei diversi stati.
La prima grande mobilitazione nazionale si è avuta il 9 gennaio e ha
visto diecimila persone marciare per le strade di San Paolo, e altre
migliaia manifestare a Recife, Rio de Janeiro, Belo Horizonte e altre
città, rifiutando l'aumento del costo dei biglietti e reclamando la
riassunzione dei 43 lavoratori della metropolitana di San Paolo,
licenziati per aver scioperato nei giorni della Coppa del mondo, creando
diversi problemi logistici. Tra le altre rivendicazioni anche quella
della nazionalizzazione dei trasporti sotto il controllo dei lavoratori
e degli utenti e l'investimento dei grandi capitali privati per il
miglioramento dei servizi. Anche la repressione però non è tardata a
giungere: la polizia militare ha infatti caricato il corteo pacifico di
San Paolo con fumogeni e manganellate e ha fermato e tratto in arresto
in modo ingiustificato ben 51 manifestanti. A contribuire alla
degenerazione del corteo anche alcuni gruppi, minoritari, di black bloc
che hanno approfittato della situazione per sfondare le vetrine di
alcune banche e concessionarie, dando adito al prosieguo della
repressione poliziesca.
La seconda grande giornata di mobilitazione si è avuta il 16 gennaio ed
è stata ancora più estesa e partecipata: al fianco delle altre
rivendicazioni anche l'opposizione ai tentativi di governi e polizia di
criminalizzare un movimento popolare di massa che vuol far sentire la
propria voce. Ma anche questa volta la polizia militare ha dimostrato di
non voler concedere nessuno spazio democratico alle masse scese in
piazza e ha brutalmente caricato i cortei, in particolare ancora a San
Paolo. In ogni caso questi nuovi processi di lotta sono importanti per
ricompattare il fronte di classe contro il governo rieletto e in prima
fila hanno visto i compagni e le compagne di Csp-Conlutas, il maggior
sindacato del continente alla cui direzione ci sono i militanti del
Pstu, la sezione brasiliana della Lit-Quarta Internazionale.
La mobilitazione operaia a San Paolo
Un'altra importante mobilitazione, questa volta a carattere strettamente
operaio, si è avuta a Sao Bernardo do Campo, sempre nello stato di San
Paolo, dove per 11 giorni centinaia di operai del sindacato Abc hanno
bloccato lo stabilimento della Volkswagen reclamando la riassunzone
degli 800 operai licenziati. Lo sciopero ha paralizzato il 100% della
produzione e ha avuto la solidarietà di molti altri operai, della
Mercedes, della Ford, e anche di altre categorie e organizzazioni
sindacali come Csp-Conlutas, la Cut, il Sindacato dei lavoratori della
metro di San Paolo, i metalmeccanici di Sao Jose dos Campos e gli
studenti di Anel e della Usp oltre ai rappresentanti dei docenti in
lotta di Santo André, San Paolo e San Bernardo.
Alla fine i padroni sono stati costretti a negoziare un accordo per la
riassunzione di tutti i lavoratori. Un accordo che non mette fine ai
problemi e non rappresenta totalmente la volontà e gli interessi degli
operai, ma che dev'essere considerato ugualmente una vittoria,
importante per aver rafforzato la partecipazione e la coscienza operaia,
e di conseguenza la loro lotta.
Adesso la parola d'ordine della lotta, per i compagni del Pstu che vi
hanno partecipato, è quella di collegare questa vertenza, conclusasi con
un successo, con una campagna di opposizione ai licenziamenti che
smascheri la vera natura di classe del governo Dilma. Infatti si chiede
al governo di garantire la stabilità di impiego dei lavoratori di fronte
alle minacce padronali di licenziamento. Stabilità di impiego che non è
garantita dai continui regali che il governo fa alle aziende, tra
finanziamenti diretti e indiretti, ma solo da una legge, sostiene il
Pstu, che proibisca i licenziamenti. E' evidente che il governo non
potrebbe far approvare una legge simile se non a prezzo di rompere con
gli interessi dei colossi privati. Una rottura che non è negli interessi
del Partito dei lavoratori, un partito che da anni gestisce gli
interessi del capitale nazionale e internazionale e che oggi, non a
caso, è citato dal riformista Tsipras (il dirigente di Syriza che si
prepara ad andare al governo in Grecia, dopo le elezioni di domenica)
come proprio punto di riferimento.
L'incontro nazionale dello Spazio di unità di azione
Organizzare la lotta contro il governo nell'anno appena cominciato è
anche l'obiettivo di Csp-Conlutas e di altri movimenti che hanno
convocato per il 30 gennaio un nuovo incontro nazionale dello Spazio di
unità di azione, il fronte unito nato contro il governo lo scorso anno e
che ha organizzato le mobilitazioni di Na Copa Vai Ter Luta contro i
mondiali di calcio.
Come spiega Cacau Pereira, del coordinamento nazionale di Csp-Conlutas,
in un'intervista rilasciata al sito del Pstu, “l'obiettivo dell'incontro
è quello di preparare azioni di resistenza della nostra classe per il
2015, discutere lo scenario politico ed economico, avanzare politiche
concrete di organizzazzione e di mobilitazione dei lavoratori e dei
settori alleati, organizzando un campo di lotta e di opposizione alle
politiche padronali e governative che ci minacciano” (1).
L'incontro coinvolgerà i rappresentanti di diversi sindacati e movimenti
oltre a Conlutas, come il Mls – Movimento de luta socialista, la
Condsef, Feraesp, Conafer, la Cobap e gli studenti di Anel, insieme ad
altri gruppi operai e settori popolari.
All'ordine del giorno, tra i diversi problemi, ci sarà la questione
Petrobras, la compagnia petrolifera brasiliana che è stata travolta da
un gigantesco scandalo di tangenti che ha messo in luce il blocco
profondamente corrotto tra la grande borghesia del Paese, gli interessi
delle multinazionali e la burocrazia del Pt al governo. Lo scandalo ha
inciso non poco sulla crisi di popolarità di Dilma Roussef, la quale
nonostante tutto è riuscita ugualmente a uscire vincente dal gioco
elettorale, a dimostrazione di quanto quest'ultimo costituisca una lente
profondamente distorta delle contraddizioni reali.
La rivendicazione centrale di Conlutas e del Pstu è in questo caso la
ripubblicizzazione completa della Petrobras sotto il controllo di
lavoratori e collettività e il monopolio del settore, così da rompere i
legami con gli interessi imperialistici.
La crisi economica e politica pone le premesse per un 2015 di lotte
Tutti questi processi che si delineano sul terreno sociale e politico,
nel quadro di una crisi economica che si approfondisce sempre di più,
rendono sempre più reale un inasprimento del conflitto sociale e la
possibilità che nascano nuove lotte contro questo governo.
Il Brasile di oggi sta attraversando infatti un periodo di
decelleramento della crescita, dopo anni di boom, di pressioni
inflazioniste, di impoverimento delle famiglie oltre ad una crisi
energetica che ha portato alcune zone del Paese alla mancanza di acqua e
cibo. Politicamente è sempre più evidente la corruzione dei vertici del
sistema e il combinarsi dell'aspetto economico con quello politico ha
portato ad una forte instabilità sul terreno sociale e ad una
progressiva polarizzazione. La risposta dei governi e dei padroni a
queste inevitabili tensioni è stata unicamente poliziesca e repressiva:
il caso del licenziamento politico dei 43 lavoratori della metro di San
Paolo come anche la brutale repressione delle manifestazioni di questi
giorni ne costituiscono un esempio.
E' in questo scenario di alta conflittualità che i rivoluzionari si
trovano a intervenire e ad agire per unificare le mobilitazioni e
costruire in esse una prospettiva alternativa, a partire dalla difesa
dei salari, del diritto al lavoro, del diritto alla casa, del diritto ad
un servizio pubblico di qualità.
La lotta dei diritti passa per la lotta contro questo sistema sociale ed
economico: per questo motivo bisogna lavorare anche in Italia alla
costruzione di due importanti strumenti che la classe lavoratrice ha a
disposizione per difendere sé stessa e conquistare la propria
emancipazione: un partito di avanguardia e un organismo di fronte unico
che unifichi le avanguardie di lotta più combattive contro gli attacchi
che i governi di ogni colore, da Dilma a Renzi, muovono contro le
categorie sociali più deboli. In Brasile la costruzione di questi due
strumenti è già in marcia da molto tempo e i successi ottenuti negli
ultimi due anni confermano a nostro modo di vedere la giustezza delle
nostre concezioni. Infatti alla testa delle mobilitazioni di questi
ultimi tempi, come è già stato detto, due organizzazioni in particolare
si sono distinte e hanno acquisito peso e credibilità politica: il Pstu,
partito d'avanguardia basato sul programma trotskista, e Csp-Conlutas,
organizzazione che riunisce alcuni dei più radicali settori operai e
popolari che lottano contro il governo.
Note
1) Consigliamo la lettura dell'intervista nella sua versione integrale
al seguente link (in portoghese):
www.pstu.org.br/node/21227
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