Il fenomeno di Podemos è "progressivo"?

1 view
Skip to first unread message

Partito di Alternativa Comunista/Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale (PdAC/Lit-Ci)

unread,
Feb 5, 2015, 10:37:22 AM2/5/15
to procom...@googlegroups.com
Partito di Alternativa Comunista
Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale
----------------------------------------------------------
www.alternativacomunista.org
----------------------------------------------------------

05/02/2015

Il fenomeno di Podemos è "progressivo"?

di Alejandro Iturbe (*)

Nelle ultime settimane ha avuto grande risonanza sulla stampa
internazionale la notizia che il partito Podemos (Spagna) e la
coalizione Syriza (Grecia) potrebbero vincere le elezioni nei loro Paesi
e, in questo modo, andare al governo [l'articolo è stato scritto poco
prima della vittoria di Syriza, ndt].
La notizia non ha fatto altro che accentuare il carattere di “star” che
queste correnti politiche hanno attualmente nella sinistra mondiale.
Specialmente nel caso di Podemos, che ha ottenuto rapidamente 100.000
iscrizioni e la cui pagina facebook supera i 900.000 seguaci.
Molti operai e settori popolari spagnoli, e di tutto il mondo, vedono
con molta simpatia questa organizzazione. L’impressione è così grande
che anche organizzazioni o militanti che si dichiarano della “sinistra
rivoluzionaria” condividono questa simpatia.
Questa simpatia si spiega per l’impressione che Podemos sia “il nuovo
contro il vecchio” e, più concretamente, “l’erede degli indignados”
(chiamato anche Movimento 15M), il grande processo di mobilitazioni
popolari che, nel 2011 e 2012, scosse la Spagna e venne conosciuto in
tutto il mondo.
Ma è così? Podemos è realmente l’erede politico del movimento degli
indignados? Noi crediamo di no. Crediamo che, nonostante la base sociale
di entrambi sia molto simile, gli indignados furono un processo molto
progressivo nel complesso, mentre Podemos è un fenomeno regressivo che
cerca di “uccidere” il significato del 15M.

Indignados: un processo molto progressivo
Diciamo che quello degli “indignados” è stato un processo molto
progressivo nel complesso per varie ragioni. Primo: si basava sulla
mobilitazione delle masse e questa era il centro delle sue azioni.
Secondo: avanzava un giusto programma di rivendicazioni popolari. Terzo:
anche se in modo confuso, ha significato una forte denuncia del regime
monarchico che domina lo Stato spagnolo e i legami di questo regime (e
delle sue principali forze politiche, Pp e Psoe) con il potere
economico. Nei fatti si scontrava con le istituzioni borghesi.
Una sua componente era molto contraddittoria. Da una parte era molto
positiva la rivendicazione della “democrazia di massa” contro gli
apparati burocratici e verticisti, come i sindacati Ugt e Comisione
obreras, o le organizzazioni politiche che si dicono di sinistra, come
il Psoe e Izquierda unida. Queste organizzazioni, insieme, sono state
complici del potere politico ed economico (dalla caduta del franchismo
nel 1976), lo hanno aiutato a far passare i suoi feroci piani di
risanamento e hanno impedito una reazione operaia e popolare molto
maggiore. Di fronte a questo, sia la rivendicazione della lotta come
della democrazia di massa risultavano una boccata di aria fresca.
Ma, allo stesso tempo, questa giusta rivendicazione era accompagnata
dalla falsa illusione che bastava “radicalizzare la democrazia”
attraverso le assemblee popolari per affrontare il potere e cambiare le
cose.
Infine vi era anche un aspetto totalmente negativo: confondendo gli
apparati sindacali con la classe operaia, il movimento si rifiutava di
includere i lavoratori organizzati (forza sociale centrale di una lotta
contro il potere politico ed economico della borghesia), e rivendicava
la costruzione di un movimento collettivo formato solo da “singoli
cittadini” e non da settori sociali.
Questa visione si è manifestata negativamente durante la “marcha negra”
del luglio 2012, quando diverse organizzazioni fecero appello ad
appoggiare i minatori delle Asturie (eredi della migliore tradizione di
lotta operaia del Paese) che manifestavano a Madrid in difesa dei loro
posti di lavoro. Le assemblee più importanti degli “indignados” votarono
contro l’appoggio, con argomenti “ecologisti” contro l’uso del carbone
come combustibile. Al contrario, le assemblee dei quartieri più operai
diedero il loro sostegno e si unirono alla “marcha negra” con lo slogan
“Madrid obrero apoya a los mineros”.

Fenomeno progressivo o regressivo?
Anche avendo una base sociale simile, Podemos è l’opposto degli
indignados. È un partito che cerca di “addomesticare” la rabbia di
questa base sociale e sterilizzarla all’interno delle istituzioni borghesi.
Podemos “uccide” gli aspetti più positivi degli indignados, come la loro
proposta di mobilitazione e lotta di massa, e il loro programma di
rivendicazioni, trasformandolo in una proposta di “democratizzare” le
istituzioni imperialiste.
Allo stesso tempo, si appoggia sull’illusione di “radicalizzare la
democrazia” per sostenere che questa “radicalizzazione” può avvenire
attraverso il vicolo cieco delle elezioni borghesi. Infine, rafforza gli
aspetti negativi, come la rivendicazione del “singolo cittadino”
contrapposta alla classe operaia in quanto forza organizzata. Secondo la
visione ideologica di Podemos c’è una contraddizione tra “la gente”
(raggruppamento positivo degli individui) e “la casta” (i politici
corrotti). La battaglia è tra questi settori la cui definizione è
completamente ambigua e non tra classi e settori sociali (proletariato e
borghesia).
Per questo diciamo che la proposta di Podemos è “regressiva” e non
“riformista progressiva”, come affermano molti. Non è erede degli
indignados, ma è la liquidazione del significato di questo movimento. È
necessario differenziare la radicalizzazione che esprime la crescita
dell’appoggio elettorale a Podemos (fenomeno progressivo) dalla politica
totalmente negativa di questo partito che tenta di sterilizzare questa
radicalizzazione e assimilarla al sistema.

L’appoggio dei grandi mezzi di comunicazione
La situazione spagnola (profonda crisi economica, feroci piani di
risanamento, crisi del Psoe e degli altri apparati della sinistra
tradizionale) crea le condizioni per la crescita dell’influenza
elettorale di Podemos. Ma questo processo è lungi dall’essere “puro” o
“indipendente”. Per questa crescita Podemos ha potuto contare
sull’appoggio dei grandi mezzi di comunicazione della stampa borghese.
Il più rilevante è il gruppo Mediapro, nato come produttore di film di
grande successo come Los lunes al sol e Vicky Cristina Barcelona. Oggi è
associato alla multinazionale pubblicitaria britannica Wpp, è il
principale azionista del canale televisivo La Sexta e produttore di
molti programmi per altre reti.
Un altro appoggio importante è quello del gruppo Multiprensa y Mas, il
cui azionista di maggioranza è il consorzio norvegese Schibsted,
proprietario di molti quotidiani (gratuiti e a pagamento), Tv, radio
ecc. in vari Paesi del mondo. In Spagna pubblica il quotidiano gratuito
20 minuti, il più letto del Paese (2.911.000 lettori) che ha, inoltre,
una edizione online molto visitata.
Un terzo gruppo di media è Connectors, il cui azionista di maggioranza è
il catalano Toni Casis. Questa impresa ha gestito più di 100 periodici
nel mondo. Tra questi The Independent (Regno Unito), La Stampa (Italia),
Clarin (Argentina), El Comercio (Perù), O Estado de São Paulo (Brasile),
La gazzetta dello sport (Italia), Metro International y Público
(Spagna), Daily Mirror (Regno Unito) ecc. In Spagna gestisce anche il
periodico digitale ad accesso gratuito Público.es, con quasi 7.600.000
viste mensili.
Per concludere questo punto, aggiungiamo che questo partito conta
sull’appoggio di Hispan Tv, edizione spagnola dell’emittente televisiva
pubblica iraniana. Pablo Iglesias ha un programma su questo canale (Fort
Apache).

Mancanza di democrazia interna
Dall’altro lato, la direzione di Podemos, capeggiata da Pablo Iglesias
(PI) sta liquidando la democrazia interna del partito. Così denuncia un
articolo pubblicato dalla pagina di Izquierda anticapitalista (sezione
dell’organizzazione internazionale conosciuta come Segretariato
unificato della IV Internazionale – Su), che è stata promotrice di
Podemos dalla sua fondazione.
L’articolo (scritto da un militante di Madrid, lavoratore della sanità)
informa che “Pablo Iglesias ha designato personalmente i 62 membri che
oggi formano il Cc e i 10 della Commissione di garanzia” e che stanno
scegliendo “dall’alto” tutti i segretari generali regionali e le diverse
candidature. Aggiunge che “le vere decisioni si prendono in alto e si
applicano in basso” e che questa mancanza di democrazia si esprime in
“un programma in processo di adattamento alla logica dei mercati
(“realista e pragmatico” lo chiama Iglesias)”. (3)

Il programma di Podemos è “riformista” o pro-imperialista?
Un elemento centrale per definire il carattere di una organizzazione
politica è analizzare il suo programma. Cioè quelle misure che si
propone di applicare in caso arrivi al governo. In questo seguiamo il
criterio del nostro maestro Lev Trotsky, che affermava che “un partito
è, in primo luogo, il suo programma”.
Un’analisi del programma di Podemos ci mostra che, lungi dall’essere
“riformista progressivo” è, in realtà, profondamente pro-imperialista.
* Il punto 1.3 si intitola Conversione della Bce in una istituzione
democratica per lo sviluppo economico dei Paesi.
* Nel punto 4.1 (Incentivare la partecipazione) si propone la creazione
di un “Commissariato della partecipazione nella Commissione europea,
proposto e eletto dal Parlamento europeo…”
* Nel punto 5.1 (Abrogazione del trattato di Lisbona) si propone la
“rifondazione delle istituzioni dell’Unione europea (Ue)…” (1)
In altre parole, la politica di Podemos è “democratizzare” l’Ue e la
Bce. È necessario ricordare che la Ue (e le sue istituzioni) e la Bce
sono parte centrale della struttura politica e finanziaria creata dai
Paesi imperialisti dell’Europa (con la Germania alla testa) il cui
obiettivo è attaccare l’insieme delle conquiste dei lavoratori e delle
masse europee, e sfruttare i Paesi membri più deboli.
Aggiungiamo che la Ue e la Bce, insieme al Fmi, formano la “troika” che
impone e controlla i feroci piani di risanamento in Spagna e Grecia. A
Podemos manca solo di chiedere la “democratizzazione” del Fmi perché il
suo programma giri intorno a una “troika democratizzata”.
Non c’è nessuna possibilità di “democratizzare o “riformare” questi
strumenti imperialisti. Sono e saranno sempre armi contro i lavoratori e
le masse.
Non è casuale che il Financial times (voce della borghesia finanziaria
imperialista della Gran Bretagna) abbia elogiato la proposta di Podemos
nell’articolo "La sinistra radicale ha ragione sul debito europeo", in
cui nota che il programma di Podemos sembra “un approccio coerente per
gestire il rischio economico successivo alla crisi”. Per caso qualcuno
crede che questa vecchia ed esperta borghesia imperialista è “ingenua” o
“è stata ingannata”? O che quello che è buono per “loro” può essere
favorevole per i lavoratori e le masse spagnole?
Le proposte attuali di Syriza hanno un contenuto simile: negoziare (nel
quadro dell’Ue e senza rompere con questa) una ristrutturazione del
debito greco e l’applicazione di piani di risanamento “meno brutali”.
In momenti in cui le masse spagnole e greche lottano duramente contro i
piani imposti dalla “troika” e, sempre più, arrivano alla conclusione
che si deve rompere con l’Ue, Podemos e Syriza arrivano “da sinistra” a
tentare di salvare le istituzioni imperialiste e a creare l’illusione
reazionaria che possano essere “democratizzate”.
Questa deplorevole politica di organizzazioni che si dicono di
“sinistra” finisce per portare acqua al mulino dell’estrema destra fino
alle organizzazioni fasciste europee (come Alba dorata in Grecia, il
Fronte nazionale francese e l’Ukip britannico) che prendono la bandiera
della rottura con l’Ue per guadagnare influenza di massa.
D’altra parte, nel caso di Podemos, il suo carattere pro-imperialista si
esprime anche con la posizione sulla lotta del popolo catalano. Come ha
rimarcato Corriente roja [sezione spagnola della Lit-Quarta
Internazionale, ndt], di fronte alle grandi mobilitazioni di massa e al
recente plebiscito in Catalogna, questo partito (che, in astratto,
difende il diritto di autodeterminazione) ha avanzato la posizione della
difesa della “unità della Spagna” (analogamente a Pp e Psoe). Peggio
ancora: hanno affermato che qualsiasi decisione sulla Catalogna avrebbe
dovuto essere presa all’interno delle “istituzioni democratiche
spagnole”. Cioè all’interno del regime monarchico marcio e oppressore
ereditato dal franchismo.
In altre parole, la logica di Podemos è che esiste il “diritto astratto
di autodeterminazione” … ma se lo si vuole applicare, come nel caso del
popolo catalano, Podemos è contrario.

Ambiguità e omissioni delle proposte di Podemos
Di fronte al debito spagnolo con l’Ue e le banche straniere, lo slogan
degli indignados era “Non possiamo, non paghiamo”. Podemos inizialmente
avanzava una proposta progressiva: auditoria sul debito, moratoria sul
pagamento durante questa revisione e rifiuto del debito illegittimo.
Dopo, la direzione eletta “dall’alto” da Pablo Iglesias ha svoltato
decisamente a destra e la sua proposta attuale è, fondamentalmente,
rinegoziare il debito e continuare a pagarlo. Naturalmente,
democratizzando la Bce.
Un altro problema gravissimo delle masse spagnole è quello delle
famiglie che non possono continuare a pagare le ipoteche delle loro
case. Ci sono più di 140 sfratti al giorno per questo motivo e, ad
aggravare la situazione, le legge spagnola impone che queste famiglie
debbano continuare a pagare il debito anche se hanno perso la casa. Le
rivendicazioni del movimento che lotta contro questa realtà sono: debito
zero se si perde la casa e alloggio sociale (a prezzi accessibili) per
chi non ha casa. La proposta di Podemos si limita a proporre la
“rinegoziazione” del debito con le banche.
Infine, è impossibile sapere quello che pensa Podemos su temi così
importanti come il salario minimo (oggi di 640 euro, molto sotto le
necessità di una famiglia) o delle pensioni ancora più basse. Anche se
la stampa ha chiesto più volte che soglie propongono per questi punti,
la risposta è stata l’omissione e, come dice il detto, “chi tace
acconsente”.

Quale deve essere la politica dei rivoluzionari?
Molte volte, nella storia recente, sono sorti movimenti ampli che
influivano e incidevano sui lavoratori e sulle masse. Molte volte si è
quindi posta la necessità che i rivoluzionari definiscano la loro
posizione di fronte ad essi.
Per noi, il primo passo per avanzare una qualsiasi politica verso questi
processi è definire la loro caratterizzazione e il loro segno di classe.
Come abbiamo visto, c’è un dibattito in corso, all’interno della
sinistra, sul significato di Podemos, dibattito che deve continuare e
approfondirsi.
Le richieste operaie e delle masse popolari continuano a passare per le
strade, come dimostrano le mobilitazioni di massa del 22 marzo e, più
recentemente, del 29 novembre convocate dalla Marcia della dignità (per
pane, lavoro, casa). È un compito molto importante tentare di assumere
queste richieste e far sì che le lotte abbiano una espressione politica.
Tuttavia non sarà attraverso Podemos: questa organizzazione e il suo
programma non rappresentano un vero “cambiamento”: sono le ricette della
vecchia socialdemocrazia, ma nel mezzo della crisi più grave del
capitalismo. L’unica soluzione progressiva alla crisi spagnola, europea
e mondiale deve venire dalla lotta della classe operaia che guidi le
masse popolari. Qualsiasi altra cosa è una pura illusione. Puntare su
Pablo Iglesias darà solamente un altro Felipe Gonzalez, corretto e
peggiorato.
Per questo crediamo che la politica dei rivoluzionari verso Podemos
debba passare oggi dal più duro confronto politico. Crediamo che la
necessità più immediata delle masse nel mondo è costruire una direzione
che possa guidare e incoraggiare le loro lotte.
Una parte importante della risposta a questa necessità è la costruzione
di partiti rivoluzionari in ogni Paese, che siano parte di una
organizzazione internazionale rivoluzionaria, e non quella di una nuova
alternativa elettorale ingannevole che non fa altro che riproporre il
programma pro-imperialista della vecchia socialdemocrazia europea.
Un’alternativa che, come diceva Lenin, dobbiamo presentare “spiegando
pazientemente” la nostra posizione ai lavoratori e alle masse che
simpatizzano per Podemos. Dobbiamo farlo, usando anche un altro concetto
di Lenin, “senza timore di rimanere in minoranza” in questi momenti,
mentre questi settori fanno le loro esperienze. È l’unica maniera di
costruire una alternativa rivoluzionaria.

(*) dal sito della Lit-Quarta Internazionale www.litci.org

(traduzione dallo spagnolo di Matteo Bavassano)

----------------------------------------------------------
----------------------------------------------------------

Non sei ancora abbonato a Progetto Comunista?

Abbonati subito al mensile del PdAC!
Fai un vaglia postale
di 10 euro
sul ccp 1006504052
intestato al Partito di Alternativa Comunista

Non hai mai letto Progetto Comunista
e vuoi ricevere una copia omaggio?

Richiedila a:
diffu...@alternativacomunista.org

----------------------------------------------------------
----------------------------------------------------------

Conosci Trotskismo Oggi?

È la rivista teorica del Pdac
Sul nostro sito web trovi i sommari dei primi sei numeri fin qui usciti.
I sei numeri sono ancora disponibili

Acquista Trotskismo Oggi a 5 euro presso una sezione del Pdac, oppure
ricevi la rivista direttamente a casa
(in busta chiusa, con posta celere) effettuando il pagamento in uno di
questi due modi:
1) pagando 5 euro + 1 euro di contributo spese di spedizione (totale 6
euro) con paypal.
Vai sul sito www.alternativacomunista.org e clicca sul link a paypal in
alto a destra
(pulsante rosso: "paypal donazione"). Nella causale indica: copia
Trotskismo oggi (indica il numero che vuoi tra i sei usciti o se li vuoi
tutti).
2) pagando 5 euro + 1 euro di contributo spese di spedizione (totale 6 euro)
con vaglia postale su ccp n° 1006504052 intestato a:
Partito di Alternativa Comunista
(nella causale indica: copia Trotskismo oggi e precisa se vuoi il n.1,
il n. 2 o il n. 3 il n.4 il n.5 il n.6 o tutti:
se richiedi più numeri paghi 5 euro per ciascuno e solo 1 euro di
spedizione totale).
Invia sempre anche una mail a organiz...@alternativacomunista.org
con nome, cognome e l'indirizzo a cui va spedita la rivista

------------------------------------------------------------------------
------------------------------------------------------------------------
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Reply all
Reply to author
Forward
0 new messages