1 Maggio: per l'unità della classe operaia mondiale contro l'imperialismo e i suoi governi

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Partito di Alternativa Comunista/Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale (PdAC/Lit-Ci)

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May 2, 2015, 6:37:55 PM5/2/15
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Partito di Alternativa Comunista
Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale
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01/05/2015

Primo Maggio
Per l’unità della classe operaia mondiale contro gli attacchi
dell’imperialismo e dei suoi governi

dichiarazione del Segretariato Internazionale
della Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale

A partire dal 2008, quando si è aperta la più grave crisi economica del
capitalismo dal 1929, è diventato un fatto comune vedere i vari governi
sferrare attacchi ai livelli di vita della classe lavoratrice allo scopo
di salvare gli interessi di banchieri e grandi imprenditori.
Abbiamo visto cadere il livello di vita delle famiglie operaie, la
perdita di diritti sul lavoro, tagli alla sanità, maggiori difficoltà
nell’accedere al diritto allo studio e un aumento del prezzo dei beni di
prima necessità; tutto ciò è parte della vita quotidiana in questi sette
anni di profonda crisi prodotta dai capitalisti che continuano a
governare il pianeta. Tuttavia, questa è soltanto una parte della realtà
politica, perché la classe lavoratrice e i settori oppressi, che non
hanno mai smesso di lottare, hanno intensificato durante questi sette
anni la loro lotta contro i piani dell’imperialismo e dei suoi governi
in ogni Paese.
Questa resistenza comprende vari scenari, come le mobilitazioni e gli
scioperi contro i numerosi attacchi, traditi nell’assoluta maggioranza
dei casi dalla burocrazia. Comprende decine di scioperi generali in
Grecia contro i piani della Troika, come anche la recente giornata di
lotta contro il progetto di terziarizzazione in Brasile lo scorso 15
aprile, cui hanno aderito decine di centrali sindacali inclusa la
filogovernativa Cut. La resistenza abbraccia anche vittorie distorte del
movimento di massa, per esempio la sconfitta elettorale dei partiti di
governo in Spagna e Grecia. Inoltre, si sta sviluppando in Brasile una
crescente rottura della classe operaia con il governo del Pt e con il Pt
stesso. Nella maggior parte dei casi queste rotture politiche si
riflettono soprattutto a negativo, per esempio nel voto di protesta
contro i governi che applicano i piani di attacco, come nel caso della
vittoria del Po contro il Psoe e, successivamente, delle mobilitazioni e
del rifiuto maggioritario della popolazione nei confronti delle
politiche di Rajoy in Spagna.
L’altro scenario è rappresentato da processi rivoluzionari come la
primavera araba o il rovesciamento del governo di Yanukovich in Ucraina,
dove le masse hanno rotto non solo politicamente con il governo e si
sono scontrate con i regimi democratico-borghesi, nonostante finora non
siano riuscite ad abbattere le istituzioni responsabili dello
sfruttamento e dell’oppressione.
E’ evidente che tutti questi processi di ascesa rivoluzionaria che
vedono protagoniste le masse a livello internazionale presentano una
grande contraddizione: l’assenza di una direzione rivoluzionaria che
conduca il programma di resistenza contro l’imperialismo e i suoi piani
ad una linea offensiva di lotta per la distruzione dell’imperialismo e
alla lotta aperta e dichiarata per la costruzione del socialismo.
All’interno di questa contraddizione si inseriscono l’imperialismo e le
borghesie locali, che con la loro politica deviano i processi
rivoluzionari consegnandoli nelle mani di direzioni che capitolano
all’imperialismo o dipendono direttamente da esso, come dimostra il caso
dell’Egitto, dove l’esercito è riuscito a mantenere il controllo della
situazione, o quello della Grecia, dove Tsipras e Syriza difendono
strategicamente la permanenza nella Comunità europea e la negoziazione
dei piani della Troika.

Per la costruzione di una direzione rivoluzionaria

Noi della Lit-Quarta Internazionale siamo convinti che queste
contraddizioni che sorgono nel processo rivoluzionario sono il prodotto
della profonda crisi di direzione rivoluzionaria, e sosteniamo che le
masse con le loro azioni tracciano il cammino da seguire e dimostrano
che l’imperialismo può essere sconfitto.
Certamente questa lotta eroica delle masse finisce con l’essere diretta
o si scontra con organizzazioni che si definiscono rivoluzionarie o
socialiste e che svolgono invece un ruolo debilitante o
controrivoluzionario. Per esempio, nel momento in cui le masse
intraprendono la lotta e cercano di rovesciare regimi dittatoriali, come
in Medio Oriente, le organizzazioni del castro-chavismo si collocano in
difesa di governi sanguinari come quelli di Gheddafi e Bashar Al Assad.
Mentre in Europa le masse dimostrano di ripudiare la Troika, l’euro e
quindi la Comunità europea, i partiti neo-riformisti, come Podemos e
Syriza, utilizzano la propria autorità per cercare di convincere la
classe operaia e gli altri settori oppressi che è possibile riformare
l’imperialismo europeo e conferirgli un volto umano. Mentre inizia un
processo di rottura con i governi populisti in America Latina, i quali
applicano le stesse politiche neoliberiste che l’imperialismo suggerisce
loro, le burocrazie sindacali e i gruppi di opposizione di sinistra a
questi governi realizzano solo calcoli elettorali e non preparano la
battaglia aperta, nelle strade, con metodi di classe, per sconfiggere e
rovesciare questi governi, poiché puntano a salvare il regime
democratico-borghese per guadagnare spazio al suo interno.
In altre parole, mentre le masse avanzano passo dopo passo nella lotta e
dimostrano la loro attitudine rivoluzionaria, le burocrazie e la
sinistra riaffermano il ruolo riformista e utilizzano tutte le armi in
loro possesso per arginare la forza rivoluzionaria delle masse;
purtroppo, dopo sette anni di crisi economica, crisi politica e una
grande ascesa a livello mondiale, la maggior parte della sinistra
mondiale resta immersa in un’alluvione opportunista che oggi si dimostra
essere il principale ostacolo per raggiungere l’unità e sconfiggere
l’imperialismo.

Primo Maggio giornata di lotta internazionale: la classe operaia
continua ad essere forte

Il problema principale che attanaglia la maggior parte della cosiddetta
sinistra mondiale è che ha voltato le spalle alla migliore tradizione
politica della classe operaia e alla sua lotta internazionalista per il
socialismo. Oggi le centrali sindacali in tutto il mondo, e i partiti di
sinistra, sono molto lontani dal seguire l’esempio della Seconda
Internazionale nel 1890, che votò una campagna unificata in tutto il
mondo per la giornata di 8 ore, definendo il primo maggio giornata di
lotta della classe operaia mondiale. Questa giornata fu scelta in segno
di appoggio alla lotta che scoppio a Chicago nel 1886 e che costò la
vita ai martiri di Chicago, che furono accusati di terrorismo e
condannati ingiustamente da un tribunale borghese.
Lo spirito di questa campagna, che conquistò il diritto alla giornata di
8 ore e lanciò il Primo maggio come giornata di lotta della classe
lavoratrice mondiale, non può essere inteso se non nel quadro del
profondo internazionalismo propugnato dai partiti che rivendicavano il
Manifesto Comunista, l’inno dell’Internazionale, la Comune di Parigi, e
che si condensava nell’esistenza della Seconda Internazionale in quanto
strumento di lotta per il socialismo. Questo metodo e questo programma,
dopo il tradimento della Seconda Internazionale, furono recuperati nei
primi quattro congressi della Terza Internazionale.
Di fronte alla crisi dei vecchi apparati socialdemocratici e
all’esplosione dell’apparato stalinista mondiale, si sta sviluppando un
ampio e ricco processo di riorganizzazione politica, impregnato di
grandi contraddizioni: se da un lato si concretizza la rottura della
classe operaia e dell’avanguardia con i vecchi apparati, pur tuttavia
questa rottura non arriva ancora a recuperare la tradizione e le
conclusioni dei momenti migliori delle Internazionali che costruirono il
processo della lotta per il socialismo. Nascono nuovi partiti
elettoralistici come Podemos, che rinnega la tradizione socialista e
operaia e ripone ogni aspettativa nella conquista del parlamento e dei
governi col fine di amministrare l’odierno capitalismo. In altre parole,
conducono le aspirazioni al cambiamento delle masse nel pantano della
democrazia borghese.
Questa crisi ha dimostrato non solo che il capitalismo è vulnerabile ma
soprattutto che la classe operaia è più forte che mai. L’anticamera
della vittoria di Syriza furono i 32 scioperi generali; la crisi di Po e
Psoe in Spagna ha avuto come catalizzatore gli scioperi; abbiamo visto
nel 2012 la prima azione unitaria di sciopero in Europa. Negli Stati
Uniti la campagna per l’aumento del salario minimo ha dato grandi
risultati e siamo stati testimoni di scioperi in diversi settori. In
Cina, nel quadro della crisi, è in corso un’importante ondata di
scioperi nei settori industriali. In Egitto, il processo apertosi con la
caduta di Mubarak è iniziato con gli scioperi tessili. In America
Latina, abbiamo visto scioperi generali e dei trasporti in Argentina, i
professori e gli elettricisti sono stati protagonisti di vari scioperi
in Messico, e oggi il Brasile vive un ampio processo di scioperi
realizzati dal basso, principalmente nei settori metallurgici.
Crediamo perciò che il futuro della rivoluzione non si giochi in
parlamento lottando per le riforme; il nostro futuro si gioca insieme
alle lotte della classe, e la classe sta facendo la sua parte, la classe
operaia mondiale sta cominciando a muoversi. Compito dei rivoluzionari è
guidare la classe nella sua lotta diventando lo strumento politico di
milioni di operai che stanno lottando.
Gli attivisti che resistono agli attacchi, nel contesto della battaglia
contro l’imperialismo e i grandi apparati burocratici, devono fare i più
grandi sforzi per l’unità internazionale, forgiando strumenti di lotta
che permettano di unificare i processi di resistenza che sorgono in
tutto il mondo. Salutiamo quindi con enorme entusiasmo l’incontro della
Rete Sindacale Internazionale che si realizzerà in Brasile i giorni 8 e
9 giugno. I nostri militanti parteciperanno e fanno appello a tutto il
sindacalismo indipendente a costruire questo nuovo strumento.
Da militanti della Lega Internazionale dei Lavoratori continuiamo a
rivendicare la ricostruzione della IV Internazionale in quanto strumento
principale per superare la crisi di direzione rivoluzionaria. Non
pensiamo che il compito dei rivoluzionari consista nel dissolvere le
proprie organizzazioni in partiti elettoralistici. Al contrario, la
lotta che le masse portano avanti in tutto il pianeta dimostra la
necessità di costruire forti organizzazioni d’avanguardia che possano
portare il programma rivoluzionario e contendere la direzione dei
processi contro l’imperialismo, le borghesie nazionali e i riformisti.
Facciamo quindi appello a tutti gli attivisti che stanno lottando e che
rivendicano il socialismo come via d’uscita dall’attuale crisi
capitalistica ad unirsi alla Lit nella lotta per la ricostruzione della
Quarta Internazionale.

(traduzione dall'originale in spagnolo di Simone Tornese)

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