
LIBERA INTENATIONAL
“Progetto Giramondi”: alla scoperta di un’altra Buenos Aires
C’è la Buenos Aires celebrata da Jorge Luìs Borges che amava passeggiare nei parchi del quartiere residenziale di Palermo. C’è la città che danza al suono malinconico dei tanghi di Gardel e dei Gotan Project. C’è l’immancabile “struscio” dei turisti all’ombra delle coloratissime case del “Caminito”.
Ma c’è anche la Buenos Aires della memoria che si rinnova giorno dopo giorno nei luoghi in cui sono stati celati gli orrori della dittatura militare. C’è la puntuale marcia settimanale delle risolute Madres de Plaza de Mayo. C’è la rete di cooperative del turismo responsabile che fa conoscere l’altra faccia della Boca, quella più autentica e solidale. C’è la città degli “ultimi” nella scala sociale che trovano riscatto nel lavoro umile ma onesto. Ci sono i volenterosi porteños che di domenica mattina si infilano le scarpe da ginnastica e corrono per onorare la memoria di Miguel Sanchez, maratoneta e desaparecido.
Questa è la Buenos Aires scoperta attraverso il “Progetto Giramondi”, il primo viaggio di conoscenza organizzato da Libera International, grazie anche alla collaborazione di ALAS, la rete di associazioni e ONG latinoamericane impegnate nella lotta alla corruzione e nella tutela dei diritti umani.
L’edizione speciale della newsletter di Libera International è tutta dedicata all’esperienza fatta a Buenos Aires, nella speranza di invogliare i nostri lettori a scoprire questa città come abbiamo fatto noi: con gli occhi di chi è impegnato ad alimentare la memoria, tutelare i diritti umani, lottare contro la corruzione.
Una calle e una maratona per ricordare Miguel Sanchez
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Miguel Sanchez era un maratoneta e un attivista politico. Aveva appena 25 anni quando, la notte tra l’8 e il 9 gennaio 1978, uno squadrone paramilitare al servizio della dittatura militare fece irruzione in casa Sanchez e portò via Miguel. Da oltre dieci anni Valerio Piccioni, giornalista della Gazzetta dello Sport, organizza a Roma “La corsa di Miguel”. L’iniziativa si è diffusa a macchia d’olio nel mondo. Ormai si svolge a Buenos Aires, a Bariloche (Argentina), a Barcellona, negli Stati Uniti, a Roma e a L’Aquila. I partecipanti al “Progetto Giramondi” hanno assistito all’intitolazione della “calle Miguel Sanchez”, una cerimonia commovente per la testimonianza di Elvira Sanchez, la sorella di Miguel, e di Valerio Piccioni, che con la sua iniziativa ha riscattato dall’oblio la figura di Miguel. La “Carrera de Miguel” di Bariloche e di Buenos Aires, che si è svolta in concomitanza con il “Progetto Giramondi” in Argentina, ha visto la partecipazione di una rappresentanza di Libera.
Madres de Plaza de Mayo: la memoria come antidoto affinché non si ripetano le atrocità del passato
A partire dal 1977 tutti i giovedì, alle ore 15, si incontrano a Plaza de Mayo e marciano davanti alla Casa Rosada per domandare che i crimini perpetrati dalla dittatura militare non restino impuniti. Si riconoscono dal fazzoletto bianco annodato intorno alla testa. Portano al petto la spilla con il volto del loro figlio/a scomparso/a – desaparecido/a – durante la dittatura militare in Argentina tra il 1976 e il 1983. Hanno ormai i capelli bianchi e alcune camminano appoggiandosi a un bastone, ma l’energia e la voglia di lottare sono le stesse di un tempo. Le Madres de Plaza de Mayo Linea Fundadora hanno accolto i partecipanti al “Progetto Giramondi” nella sede della loro associazione. Le pareti del salone sono tappezzate dalle foto dei desaparecidos. Sotto ogni volto c’è la data della scomparsa. Molti di loro non avevano neppure vent’anni. C’è anche la foto di Franca, scomparsa a diciott'anni il 26 giugno 1976. Franca era la figlia di Vera Vigevani, una donna forte e combattiva che ha deciso di dedicare la sua vita alla sensibilizzazione dei ragazzi attraverso incontri nelle scuole argentine e italiane, durante i quali racconta ciò che accaduto in Argentina durante la dittatura militare affinché l’orrore non venga dimenticato. Grazie alla candidatura avanzata anche da Libera, Vera Vigevani nel 2011 ha ricevuto l’Ambrogino d’oro dal Comune di Milano.
Oltre il Caminito
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Gustare gli alfajores artigianali sorseggiando lentamente il mate. Sfogliare un libro la cui copertina di cartoncino colorato è frutto del lavoro di una cooperativa di giovani. Indossare una maglietta prodotta in un laboratorio tessile nato per offrire un lavoro ai più poveri del quartiere. Tutto questo è possibile grazie alla “Red BB”, un progetto di turismo responsabile che riguarda i quartieri Boca e Barracas. La Red è costituita da una decina di associazioni a vocazione sociale, artistica e imprenditoriale che hanno trovato nel turismo urbano sostenibile uno strumento di sviluppo e di lotta alla marginalità e al degrado socio-economico nei quartieri a sud di Buenos Aires. Il tutto, senza neppure incrociare l’affollatissimo Caminito con i suoi tangueri e i suoi negozi di souvenir made in china. I partecipanti al “Progetto Giramondi” hanno conosciuto l’autentico barrio del Boca, con la sua gente che lotta per togliere i giovani dalla strada e per promuovere una economia solidale basata sulla condivisione della ricchezza e su iniziative di volontariato come i comedor (le mense che offrono pasti gratuitamente agli indigenti).
ESMA, dall’orrore alla memoria
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La Escuela Superior de Mecánica de la Armada (ESMA) oggi ospita esposizioni fotografiche, conferenze e concerti. Durante la dittatura militare era uno dei tanti centri di detenzione illegale in cui venivano segregati e torturati i dissidenti politici desaparecidos. Si stima che oltre 5000 persone abbiamo risieduto all’ESMA in quel periodo. Spesso il periodo di permanenza all’ESMA era l’anticamera ai “voli della morte”. La visita all’ESMA organizzata dal “Progetto Giramondi” è stata emotivamente forte: la testimonianza di Vera Vigevani, che ci ha accompagnato in questa attività, e la spiegazione storica di un giovane volontario hanno trasmesso sensazioni che è difficile esprimere a parole, ma che lasceranno un segno indelebile in tutti i partecipanti.
Camminando a fianco di Hijos e Familiares
Preparavano gli striscioni, inventavano gli slogan da gridare in piazza, martellavano i supporti delle bandiere. Erano in pieno fermento i membri dell’associazione Familiares de detenidos politicos e dell’associazione Hijos a poche ore dall’inizio della grande manifestazione del 24 marzo, nell’anniversario dei 36 anni dell’avvento della dittatura militare. I partecipanti al “Progetto Giramondi” sono andati a trovarli nella loro sede per ascoltare le testimonianze e per condividere un pezzo di cammino della manifestazione imponente che ha visto la partecipazione di oltre duecentomila persone fra studenti, attivisti dell’estrema sinistra, attivisti vicini a Cristina de Kirchner, sindacalisti, partiti e movimenti politici.
Santa Cruz, la chiesa dove “Gesù è in mezzo alla gente”
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Nella chiesa di Santa Cruz (Santa Croce) l’altare è al centro dell’edificio: “Così Gesù è davvero in mezzo alla gente”, ci spiega padre Carlos, sacerdote passionista che da otto anni guida la comunità parrocchiale e segue gli ideali della Teologia della Liberazione. Accanto all’iconografia tradizionale, ci sono i volti dei martiri moderni: quelli delle Madres de Plaza de Mayo, di Monsignor Romero, etc. Negli anni della dittatura, la chiesa Santa Cruz infatti è stata un rifugio per gli oppositori politici, in particolare per le Madres. E proprio a Santa Cruz si è consumato il tradimento di Alfredo Astiz, militare della marina che si era infiltrato nella comunità parrocchiale facendosi passare per il fratello di un desaparecido e che portò alla morte due suore e due Madres ora seppellite nel giardino della chiesa. Ancora oggi è un punto di riferimento per i cittadini che vengono dai barrios più lontani e perfino dall’Italia, come noi del Progetto Giramondi, per vivere la Parola di Dio con questo spirito.
Dalla parte dei cittadini
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Proteggere e tutelare i cittadini dall’arbitrarietà e dai soprusi del potere, nonché dagli errori della pubblica amministrazione: è l’obiettivo della Defensoria del Pueblo de la Ciudad Autònoma de Buenos Aires. Un ufficio pulito, luminoso, accogliente: il sogno di qualunque cittadino che ritenga di essere vessato dalla pubblica amministrazione e che chieda giustizia. I partecipanti al “Progetto Giramondi” lo hanno visitato insieme alla “defensora” Graciela Lois che ha parlato delle tante attività di questa istituzione. Graciela Lois, soprannominata “la luchadora”, è stata attivista negli anni della dittatura ed è anche merito suo la conversione dell’ESMA in luogo della memoria. Dal palco della manifestazione del 24 marzo, Graciela aveva lanciato un appello: che il movimento della memoria sposi il tema della tratta degli esseri umani, la moderna forma di sparizione forzata.
Una rete contro il “paco”, una rete per la vita
Il nome tecnico è PBC, Pasta Base di Cocaina. Nel linguaggio comune si chiama “paco” ed è considerata la droga dei poveri. Contiene circa il 2 per cento di cocaina, raschiata dal fondo delle vasche in cui avviene il processo di lavorazione della sostanza. Il resto è immondizia: cherosene, acido solforico, alcalina, materiali di scarto di qualunque provenienza. Costa pochi spiccioli, 10 pesos circa (l’equivalente di due euro) e si fuma come se fosse uno spinello. Produce dipendenza, il suo effetto dura appena qualche minuto. Poi si cade in depressione. Per questo i paco-dipendenti arrivano a fumarne anche 60 in un giorno. Ha effetti devastanti sulla salute di chi la consuma: brucia le labbra, danneggia l’apparato respiratorio e l’apparato neurologico. Quello del “paco” è un fenomeno circoscritto all’America Latina, in particolare alle grandi città, le cui periferie sono caratterizzate da situazioni di miseria estrema. I giovani paco-dipendenti sono emarginati dalla società e dalle loro stesse famiglie. Ma c’è una associazione, “Red de madres contra el paco y por la vida” (Rete delle madri contro il paco e per la vita), che si batte per il recupero e la reintegrazione di questi giovani nella società. I partecipanti al “Progetto Giramondi” hanno incontrato Alicia Romero, una rappresentante della Red, che ha spiegato la filosofia alla base dell’associazione: “partiamo dal presupposto che i figli sono di tutti”. Alicia opera a Lomas de Zamora, una cittadina argentina della provincia di Buenos Aires. Proprio perché si tratta di provincia, nessuna istituzione vuole prendersi la responsabilità di risolvere la situazione di degrado sociale che porta questi ragazzi a drogarsi con il paco. La Red cerca anche di prevenire l’insorgere della dipendenza da paco e offre programmi formativi specifici per ragazzi che hanno abbandonato la scuola e programmi di alfabetizzazione per gli adulti. Ai ragazzi paco-dipendenti offre assistenza sanitaria e corsi per il reinserimento nella società. La Red segue con molta attenzione l’esperienza italiana di uso sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata: “Anche noi vorremmo recuperare i luoghi confiscati ai produttori e ai trafficanti di paco per darli in gestione alla comunità”, conclude Alicia.
La Alameda, militanza attiva per i diritti umani
La cooperativa La Alameda, partner della rete ALAS (America Latina Alternativa Sociale) è attiva a Buenos Aires dal 2001. La loro azione si sviluppa soprattutto come contrasto alla tratta degli essere umani in tutti i settori in cui possa avvenire: dal comparto tessile alla prostituzione, da quello agricolo a quello edile. Gustavo Vera, presidente di La Alameda, durante l’incontro con i partecipanti al “Progetto Giramondi” ha parlato di una delle tante attività condotte negli ultimi anni: la cooperativa sociale ha riscattato nel 2008 i macchinari di una fabbrica tessile clandestina dove giovani migranti boliviani lavoravano in condizione di schiavitù. I macchinari sono stati consegnati a questi giovani che hanno così potuto avviare un percorso di legalità e giustizia, tanto da creare un proprio brand "NO CHAINS".
Leggi l’articolo della visita del “Progetto Giramondi” sul blog de La Alameda.
Dai cartoni nascono i fiori
Il lavoro del “cartonero” consiste nel raccogliere i cartoni lasciati per strada e caricarseli su un carretto trascinato a braccia. E’ faticoso, poco remunerativo, disprezzato dalla società.
I lavoratori della cooperativa dei cartoneros El Alamo hanno ribaltato questo pregiudizio, trasformando il lavoro in una forma di riscatto sociale e integrando la raccolta dei cartoni con la differenziazione e il riciclo. Ora ricevono appalti dalla Ciudad Autònoma de Buenos Aires per ripulire alcune zone della città e hanno un salario dignitoso. I partecipanti al “Progetto Giramondi” hanno visitato il centro di raccolta e smistamento dei rifiuti e si sono confrontati con un rappresentante dei lavoratori.
Villa Once, l’anti Recoleta
A Villa Once le strade non sono asfaltate, le fogne sono a cielo aperto, le case sono costruite in muratura grezza o con lamiere accatastate, sulle pareti delle mense popolari ci sono murales con il volto di Che Guevara. Villa Once è una delle cosiddette “ville miserias” di Buenos Aires. Eppure anche lì la speranza non è venuta meno: c’è grande una comunità parrocchiale, de la Virgen de Catupè divenuta il fulcro della rinascita del quartiere. Doposcuola, attività ricreative, scoutismo sono solo alcune delle attività concepite affinché i ragazzi siano impegnati per tutto il giorno. Ma soprattutto un percorso per uscire dalla dipendenza delle droghe. Le attività molteplici proposte dalla parrocchia puntano a tenere i ragazzi lontani dalla strada, dalle bande della criminalità organizzata, dal paco. I partecipanti al “Progetto Giramondi” hanno visitato questo quartiere che sembra lontano anni luce dai parchi di Palermo e dai palazzi signorili della Recoleta.
“Las empresas recuperadas”, una nuova forma di economia sociale
Dopo il crollo finanziario del 2001, in Argentina sono nate “las empresas recuperadas”, cioè autogestite dagli stessi lavoratori per fronteggiare il rischio di chiusura. Questo fenomeno inedito ha interessato soprattutto il comparto tessile, dove oggi “las empresas recuperadas” sono il principale fornitore di uniformi per il Ministero della Difesa e di grembiuli per il Ministero dell’Istruzione. I partecipanti al “Progetto Giramondi” hanno visitato il “CDI – Centro Demonstrativo de Indumentaria” che ospita alcune imprese recuperate: una esperienza che può essere letta non solo chiave in economica, ma anche sociale e politica.

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