Nuove indicazioni nazionali licei, nei primi due anni almeno sei libri da leggere. Valditara: “I promessi sposi? Restano al secondo anno. Ecco come cambierà lo studio della filosofia”
La scuola si appresta a vivere un’altra stagione di cambiamenti. Dopo l’introduzione delle nuove Indicazioni per il primo ciclo d’istruzione, partite a settembre, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha messo nel mirino i licei.
Il piano, già al vaglio della commissione presieduta da Loredana Perla, dovrebbe entrare in vigore a partire dal 2027, ma l’impianto della riforma è ormai delineato e pronto per essere inviato al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione.
Il fulcro del provvedimento è duplice: da un lato, un ritorno alla centralità della lettura e della cultura umanistica come strumento di crescita personale; dall’altro, una spinta decisa verso le discipline scientifiche. Due binari che il ministro intende percorrere parallelamente, convinto che per guardare al futuro sia necessario avere “radici profonde”.
L’obbligo di lettura: sei libri in due anni
In un’intervista concessa a Italia Oggi, il Ministro parla delle ultime novità. La novità più concreta per gli studenti del primo biennio dei licei è l’introduzione di un numero minimo di letture obbligatorie. Si parla di almeno sei libri nel corso dei primi due anni, un tetto minimo che potrebbe essere ampliato dai singoli docenti. L’obiettivo dichiarato è contrastare la frammentazione della conoscenza tipica dell’era digitale e restituire spazio alla riflessione. “La lettura dei libri cartacei – spiegano dalla Commissione – è uno stimolo necessario per lo sviluppo delle capacità cognitive dei giovani, ma anche per la formazione della persona”.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il classico per eccellenza della letteratura italiana, I Promessi Sposi, non scompare dal programma. Manzoni resta saldamente al suo posto, confermato al secondo anno, segno che la riforma intende riorganizzare i percorsi senza rinnegare il canone tradizionale: “È opera fondamentale per comprendere la storia linguistica, culturale e civile del nostro Paese”.
L’identità occidentale al centro della filosofia
La linea politica più marcata della riforma riguarda però l’insegnamento della filosofia. Le nuove Indicazioni rivendicano con forza la centralità della cultura occidentale, definita non come “patrimonio esclusivo” ma come “civiltà a vocazione universale”. Il ministro Valditara sottolinea come questa scelta sia funzionale a dare agli studenti “radici profonde e dunque un futuro solido”.
Nel mirino del ministro finiscono le derive che, negli ultimi decenni, avrebbero portato a una narrazione storica priva di punti di riferimento. “La consapevolezza dell’identità – ha dichiarato il ministro – serve ad avere radici profonde e dunque un futuro solido”. I programmi di storia, quindi, riscopriranno la centralità dell’Occidente, dell’Europa e dell’Italia, pur senza chiudere le porte alla conoscenza delle altre civiltà.
E ancora: “Nell’ultima versione abbiamo recuperato la dimensione cronologica dello studio della filosofia e, al tempo stesso, per appassionare maggiormente gli studenti, abbiamo previsto approfondimenti tematici, non soltanto uno studio cronologico degli autori.
E non solo: “L’inserimento, nelle Indicazioni di filosofia, dello studio delle radici filosofiche delle principali norme contenute nella prima e nella seconda parte della Costituzione, attingendo eventualmente anche al dibattito sviluppatosi nell’Assemblea Costituente”.
La rivoluzione STEM e il contrappeso della responsabilità
Ma la scuola del futuro, secondo Valditara, non può prescindere dal potenziamento delle materie scientifiche. La “rivoluzione delle materie STEM” rappresenta la seconda direttrice della riforma, pensata per allineare l’Italia agli standard europei e rispondere alle esigenze del mercato del lavoro.
A completare il quadro, un richiamo forte ai valori civili. Il ministro ha voluto legare la libertà al concetto di responsabilità, definendola il “necessario contrappeso”. Un principio che, nelle intenzioni del governo, trova applicazione anche nella recente riforma della condotta e nelle sanzioni disciplinari, che diventano parte integrante del percorso formativo.
Ora la palla passa al CSPI, che dovrà esprimere il parere consultivo. Se tutto procederà come previsto, i nuovi programmi saranno una realtà nei licei a partire dall’anno scolastico 2027-2028.