| |
Dietro
i lunghi viaggi, da Colonia fino a Sydney, la realtà quotidiana di
ragazzi e ragazze che sentono una fede e cercano di viverla con
coerenza. E leggono la Bibbia, trovandoci risposte per la propria vita.
Strano, ma vero… |
|
| |
A qualcuno potrebbe sembrare eccessivo tornare già a parlare di GMG
dopo l'indigestione – tutto sommato ancora recente – di Colonia,
con la prima esperienza di Benedetto XVI in un incontro internazionale
giovanile. Eccessivo e controproducente, perché gli appuntamenti
ciclici devono essere adeguatamente distanziati, per poter ottenere
seguito e successo. Mondiali di calcio e Olimpiadi si disputano ogni
quattro anni: se fossero a cadenza annuale non sarebbero più tali, se
ne parlassimo già tre anni prima ci stancheremmo di seguirli prima
ancora del loro inizio.
Ora, l'appuntamento con la Giornata
Mondiale della Gioventù di Sydney 2008 è ancora lontano, ma la GMG non
vive solo di grandi raduni (e quella australiana, vista la distanza
oceanica, forse non potrà neppure definirsi un "grande raduno"). La GMG
vive ogni anno a livello locale, ma anche e soprattutto vive di
"quotidiano", di "giorno dopo giorno", di un impegno che non si limita
al tempo libero, che non risponde alla necessità di svago e
divertimento. La GMG, per chi ha imparato a conoscerla, abita nel
concreto la vita di un giovane; diremmo quasi che ci sguazza dentro,
offrendo spunti e punti di riferimento, proponendo stili di
comportamento, indicando non semplici passatempi, ma un vero e proprio
programma di vita.
A prima vista potrebbe non crederci
nessuno. Le cronache ci dicono che i giovani sono sempre più lontani
dalla Chiesa, che la partecipazione alle liturgie è in costante calo,
che in pochi pensano ad un prete quando hanno bisogno di un consiglio.
Sulle scelte relative all'affettività e alla sessualità, poi, meglio
stendere un velo pietoso: si parlano lingue diverse, anzi si usano
proprio alfabeti incompatibili. E i grandi incontri internazionali sono
soprattutto un'ottima occasione di turismo a basso costo.
Si,
tutto questo è vero. A prima vista, la realtà è solo questa. Ma
l'esperienza giornaliera dice anche altro: racconta un mondo di ragazze
e di ragazzi che come tutti gli altri vivono le nostre città, studiano
e lavorano, vanno allo stadio la domenica e a ballare il sabato sera,
ridono, piangono, si innamorano e si arrabbiano. Ragazzi e ragazze che
ogni giorno, ogni santo giorno, "perdono" un po' del loro tempo a
pregare, su un autobus o su un treno, nella loro camera o nella chiesa
dietro l'angolo. Persone che sentono un Dio presente nella loro vita,
ci si confrontano, ci si confidano. Gli parlano e gli chiedono conto.
Non sono extraterrestri, non sono disadattati, non hanno bisogno di una
consulenza psichiatrica. Semplicemente, giorno dopo giorno, vivono la
loro fede, cercando di essere coerenti. Semplicemente, nella loro vita
hanno avuto un incontro: e questo Dio li ha cambiati, come nessuna
filosofia, nessuna ideologia, nessuna dottrina politica avrebbe potuto
fare.
Questi giovani non stanno pensando a Sydney. Stanno
vivendo la loro vita. Che è molto, ma molto di più. Molto più
intrigante e molto più difficile. Molto più vero. In questo loro
percorso quotidiano la GMG 2006 arriva con la riga di un salmo: "Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino".
Esplicitato da Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata che si
celebrerà in ogni diocesi nel giorno della Domenica delle Palme, il
prossimo 9 aprile, è l'invito ad aprire la Bibbia e a vedere che c'è
dentro, a meditare la parola di Dio, a leggere gli avvenimenti della
storia con i suoi occhi, a scoprire che i pensieri di Dio non sono
quelli degli uomini. Insomma, l'invito a fare della Parola la bussola
del proprio percorso. Ogni giorno.
E' una sfida giornaliera di
grande portata, ardua almeno tanto quella lanciata subito dopo: amare e
seguire quella "Chiesa che vi permette di accedere a un tesoro di così
alto valore introducendovi ad apprezzarne la ricchezza". Una sfida che
in ogni giovane risveglia un obiettivo: essere non "un ascoltatore
smemorato", ma uno che "mette in pratica", uno che costruisce "la
propria esistenza su un saldo fondamento". Come un uomo saggio che ha
costruito la sua casa sulla roccia, e che per questo non cederà alle
intemperie (cfr. Mt 7,24).
Questo dice la GMG 2006. Ed è per questo che rimane viva, anche senza i viaggi, i cappellini, le magliette e gli zainetti. | |