Lila dice (2004) es una pelcula dirigida por Ziad Doueiri y protagonizada por Vahina Giocante y Mohammed Khouas. Est basada en la novela La voz de Lila, publicada por Chimo, y precisamente el actor que le encarna gan el premio al Mejor actor en el Festival de Cine de Gijn.
Lila (Vahina Giocante) es una preciosa rubia de 16 aos que acaba de mudarse con su ta, que est un poco loca, a un barrio popular poblado sobre todo por familias rabes. Dos amigos se enamoran de ella. Uno es el narrador de la pelcula, el potico, tranquilo y apuesto Chimo (Mohammed Khouas); el otro es Mouloud (Karim Ben Haddou), el prototipo del rabe chulo nacido en Europa. Lila se acerca a Chimo e insiste en que mire debajo de su falda. A partir de ah empieza un juego de seduccin mientras Lila demuestra lo que puede decir una joven con una sonrisa inocente. Mantienen su relacin en secreto hasta que Mouloud la sorprende.
I produttori italiani Bernadette Carranza e Luigi Ferrara Santamaria con Patrizia Biancamano hanno acquistato i diritti letterari del caso editoriale Lila dice, trovando poi capitali francesi e inglesi e affidando la produzione esecutiva a Marina Gefter.[1]
Il regista ha scelto di ambientare il film nel vecchio quartiere popolare Le Panier di Marsiglia, citt multietnica e meticcia, invece dell'ambientazione originaria del romanzo, la banlieu parigina, perch convinto che nessuno oggi ha voglia di vedere ancora storie di emigrati depressi in periferie depresse. Oggi L'odio di Kassovitz non avrebbe pi alcun successo.[1] Cos descrive la propria opera: un film sulla parola che osa infrangere ogni tab, per rompere la solitudine e lasciare il segno. Bisogna saper ascoltare quello che Lila dice. l'adolescenza che cerca di farsi vedere. Che cerca di richiamare a s l'amore distratto, che abusa del sesso solo perch aspira all'assoluta innocenza.;[1]Lila dice una favola contemporanea e soprattutto una storia d'amore. Il sesso, affrontato con la sfrontatezza e la spontaneit dell'adolescenza, uno dei temi. Ma si parla anche di doppia identit, francese e araba, e della convivenza tra culture e religioni. Ho sostituito il finale tragico del libro con un epilogo dolce-amaro per aprire uno spiraglio alla speranza.[2]
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