FERNANDO PESSOA “LETTERE ALLA FIDANZATA”

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Aug 10, 2014, 9:57:45 AM8/10/14
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FERNANDO PESSOA “LETTERE ALLA FIDANZATA” Adelphi Edizioni s.p.a. Milano 1988

LETTERE RIDICOLE

Giacomo Casanova, che se ne intendeva, diceva che l’amore è difficile a definirsi. Uno scrittore sconosciuto, Bela Gerama, di apparente origine rumena, ha tentato di definirlo coinvolgendoi tutti e cinque i sensi.

“Non sei/facile,/hai la leggerezza di un gabbiano/e non quella di una piuma,/non ti lasci trascinare dalle situazioni/scegli e non ti lasci scegliere,/sei l’Amore,/passione sesso impegno erotismo tenerezza/odore sapore tatto vista suono/della libertà.”

Ebbene, queste lettere sono l’opposto, o meglio i sensi non c’entrano per nulla. Eppure sono lettere d’amore. La banalità le rende tali. “Ciao, amore mio, Bacini, bacioni, baciotti, bacetti e bacettini, dal tuo sempre tuo Fernando” Sembra un messaggio da chat con tanti “cuoricini”! Se avesse avuto a disposizione questi strumenti moderni si sarebbe sbizzarrito con tutti i “pupazzetti” che si trovano usando la chat di Facebook. E sono così le lettere d’amore contemporanee.

“Ciao, amore. Qualche volta pensa a me, quando non sei distratta…Sono proprio sicuro (per quanto mi riguarda) di essere innamorato di te. Sì, credo di poter affermare che sento per te un certo affetto.” Una tenera dichiarazione d’amore. Non può non strapparti un sorriso.

Fernando Pessoa nel marzo del 1920 era un impiegato poco più che trentenne mentre Ophélia Queiroz, la destinataria delle lettere, era una ragazza diciannovenne. Il libriccino, pubblicato dal Corriere della Sera per la collana delle lettere d’amore, contiene anche un ricordo di Pessoa scritto dalla fidanzatina quando ormai Pessoa era già deceduto. Dice Ophélia: “Fernando era una persona molto speciale. Tutta la sua maniera di essere, perfino nel vestire, era speciale. Ma forse io allora non me ne accorgevo, perché ero troppo innamorata”.

Non si sposarono, pur essendo entrambi liberi da impegni, e la loro “storia” durò sino al novembre del 1920, con un timido risveglio nel 1929.

Fu un rapporto casto : “E’ l’amore che è essenziale./Il sesso è solo un accidente./Può essere uguale/o differente./L’uomo non è un animale:/è una carne intelligente, /anche se a volte malata.” Solo un poeta come Pessoa poteva anche “fingere” l’amore platonico: un amore platonico è non amore, è, al massimo, un amore non corrisposto.

Questa idea della finzione è una caratteristica della poetica di Pessoa. “Io ti ho chiesto solo di fingere un po’ di tenerezza, di simulare un po’ di interesse per me”.

Pessoa, alcune volte quando era di cattiva umore, ci dice Ophélia, non credeva all’affetto della “fidanzata”. Una sensazione umana che ha fatto dire ad Alda Merini “Ogni gioia contiene paura”.

La storia, quella storia durò sino al novembre del 1920. Nell’ultima lettera di Pessoa di quel periodo, quella del commiato, si legge: “Queste cose fanno soffrire, ma poi il dolore passa. Se la stessa vita, che è tutto, passa, perché non dovrebbe passare l’amore, il dolore e tutte le altre cose che sono solo parti della vita?...Non so che cosa desidera che le restituisca: lettere o che altro ancora. Io preferirei non restituirle niente, conservare le sue lettere come il ricordo vivo di un passato morto come ogni passato; come di  un qualcosa di commovente in una vita quale la mia, in cui l’avanzare negli anni va di pari passo con l’avanzare nell’infelicità e nella delusione…Le chiedo…che non giri la testa quando ci incontreremo; né abbia di me un ricordo in cui ci sia spazio per il rancore…mi conservi affettuosamente nel suo ricordo come io, sempre, la conserverò nel mio.”

Il libro è arricchito da una postfazione di Antonio Tabucchi molto intrigante.

Si, sono ridicole queste lettere, ma, come ci ricorda Pessoa, tutte le lettere d’amore sono ridicole, altrimenti non sarebbero lettere d’amore.

“Tutte le lettere d’amore sono/ridicole./Non sarebbero lettere d’amore se non fossero/ridicole./Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,/come le altre,/ridicole./Le lettere d’amore, se c’è l’amore,/devono essere/ridicole./Ma dopotutto/solo coloro che non hanno mai scritto/lettere d’amore/ sono /ridicoli./ Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo/senza accorgermene/lettere d’amore/ridicole./La verità è che oggi/sono i miei ricordi/di quelle lettere/a essere ridicoli./(Tutte le parole sdrucciole,/come tutti i sentimenti sdruccioli,/sono naturalmente/ridicole)” (bl)

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