VIII lettera sulla crisi di regime

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Jul 6, 2014, 12:13:24 PM7/6/14
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LETTERA AGLI AMICI E AI COMPAGNI

per non mollare

 

06/07/2014 VIII lettera sulla crisi di regime

“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

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Cari amici e cari compagni,

ieri 5 luglio si è svolto a Padova un’assemblea regionale dei militanti radicali in Veneto. Sono stato invitato quale esponente di Veneto liberale in quanto questa microassociazione ha molti punti di contatto con le lotte politiche radicali. Sia gli uni che gli altri sono per profonde riforme istituzionali che prevedono la trasformazione di questa Repubblica parlamentare in presidenziale e un sistema elettorale uninominale maggioritario invece che proporzionale, una drastica riduzione dell’intermediazione statale in economia per la liberazione del lavoro e dell’impresa da una statalizzazione oppressiva, una profonda convinzione antiproibizionista non solo sulle droghe ma anche per la libertà di ricerca scientifica.

La vicinanza tra “Veneto liberale” e i radicali trova ulteriori motivi per la concezione federalista europea conseguente alla lezione di Ernesto Rossi ed Altiero Spinelli, visionari autori de “Il Manifesto di Ventotene”.

Gli uni e gli altri, in fondo, si riconoscono in un filone culturale che risale a Gaetano Salvemini, filone culturale al quale sono appartenuti Piero Gobetti, i fratelli Nello e Carlo Rosselli, Piero Calamandrei e lo stesso Ernesto Rossi.

“Veneto liberale” e i radicali riconoscono in Marco Pannella colui il quale dà corpo a quella tradizione politico-culturale antagonista dei conservatori e sostanzialmente aliena da moderatismi perbenistici.

Ciò detto, la mia presenza è servita a valorizzare un necessario e opportuno riavvicinamento in questa fase storica, avendo i radicali abbandonato la strategia dell’ospitalità perseguita nell’ultimo decennio.

L’attuale fase storica presenta tutti gli elementi che hanno caratterizzato il regime partitocratico di questa Repubblica postfascista.

Proprio il 5 luglio il Corriere della Sera riportava uno splendido articolo di Piero Ostellino nel quale si evidenziavano proprio gli elementi di continuità tra la cosiddetta “Prima Repubblica” e la “Seconda”.

Scrive Ostellino “Un giornalismo, di estrema destra e di matrice squadrista, che si comporta come se l’ Habeas corpus — il complesso di garanzie per l’accusato approvato dal Parlamento inglese nel Seicento e che sta a fondamento della civiltà del diritto occidentale — fosse un purgante e descrive ogni imputato come un condannato, confondendo la giustizia con il linciaggio; una classe politica culturalmente opaca e politicamente imbrogliona, che non sa, o non vuole, far risalire le cause della corruzione e del malaffare all’eccesso di intermediazione pubblica nella sfera privata e, perciò, non fa le riforme; l’interesse ad attribuire gli scandali alla disonestà personale di alcuni politici e ad identificare, quindi, il rimedio nella magistratura.”

Approfittando del potere informativo, ormai integralmente in mano al regime (potere informativo che influenza anche i nuovi strumenti informativi come Internet), il regime ha prodotto “l’italiano, laico, democratico, antifascista, politicamente impegnato d’oggi; il «nuovo resistente» che, facendosi forte dell’idea di giustizia che giornalismo e politica gli hanno propinato e lui ha introitato senza porsi domande, maschera dietro un surreale legalismo — se Craxi è morto all’estero è perché era colpevole ed era scappato per non finire in galera — l’incapacità di pensare con la propria testa, e di capire, nonché una forte intolleranza para-religiosa, il proprio moralistico fanatismo ideologico e politico. È il Perbenista; il cittadino esemplare, che non sa, e neppure vuole sapere altra spiegazione perché scoppino tanti scandali che quella che gli viene fornita da chi ha interesse a nascondergli la verità.”

In questo clima che fa primeggiare la “questione morale” di tradizione berlingueriana, è apparsa la figura di Matteo Renzi, il “Rottamatore”.

Scrive, sempre Ostellino, sul Corriere della Sera di oggi 6 luglio: “Con la comparsa di Matteo Renzi nelle vesti del «rottamatore», molti italiani avevano pensato che, proponendosi di mandare in pensione la vecchia classe politica, chiacchierona e nullafacente, il ragazzotto fiorentino si accingesse anche a farsi carico dei problemi che essa non aveva risolto, impegnandosi lui stesso a risolverli senza tante chiacchiere. Ma, ora, è sufficiente ascoltare i suoi discorsi per capire che poco è cambiato. Siamo ancora fermi all’auspicio a risolverli, senza fare molto per risolverli oltre a elencarli.”

E Ostellino conclude “I soli che ne magnificano ancora le gesta, qualsiasi cosa faccia o dica, sono i nostri media, che si sono ridotti a veri e propri organi di regime. Certi enfatici resoconti delle (supposte) prese di posizione di Renzi contro la politica europea della signora Merkel hanno fatto il paio con quelli che, a suo tempo, il Minculpop diffondeva sul duce contro gli inglesi. Manca solo Mario Appelius. Ma, al posto di Renzi, io mi chiederei se si possa continuare a ingannare tanta gente e ancora per tanto tempo...”

Di fronte a questa posizione del moderato quotidiano di Via Solferino, diventa spontaneo dire “Ohibò, vuoi vedere che sta per accadere qualcosa di eclatante?”

Un amico mi ha ricordato una stringente analisi scientifica del tipo di regime in cui noi viviamo. Era l’analisi di Marco Pannella nel 1999 in una intervista rilasciata alla rivista “Ideazione”

“[…] Ho sostenuto che nella storia del XX secolo si sono avuti i regimi liberaldemocratici, i regimi totalitari e la partitocrazia come regime terzo […] La partitocrazia italiana si confronta non più con la democrazia quanto con il passaggio dalle monarchie assolute alle monarchie costituzionali. È un nuovo sovrano tornato al di sopra delle leggi.[…] ripropone una nozione dell’organizzazione dello Stato per la quale "chi è al potere detta legge ed è la legge". […] Non è un caso che la "partitocrazia" si affermi in un Paese nel quale la Chiesa è cattolica e non protestante, il movimento operaio comunista e non socialista. Qui essa trova l’humus migliore per ridar vita ad una concezione dello Stato e del potere nel quale la legge non è quella dello Stato di diritto, né la legge uguale per il primo cittadino e per l’ultimo. [...]”

Di qui la centralità della lotta per la legalità, lotta politica che i radicali hanno intrapreso sin dalla loro costituzione, riallacciandosi a quel filone politico culturale al quale facevo prima riferimento.

Mi è stato ricordato che in quella intervista Marco Pannella aveva affermato che “il regime è irriformabile, và perciò abbattuto”

La presa di posizione del Corriere della Sera è un segno della possibile imminente crisi irreversibile del regime? Qualora lo fosse, diventa primario fornire alle persone di buona volontà gli strumenti per trasformare questo regime in una democrazia liberale.

L’appuntamento del 5 luglio potrebbe costituire l’inizio di un percorso per la costruzione di un forte soggetto riformatore che sia speranza di libertà. (bl)

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