ERNESTO ROSSI “BREVIARIO DI UN LIBERISTA ERETICO”

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Aug 22, 2014, 4:24:52 PM8/22/14
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ERNESTO ROSSI “BREVIARIO DI UN LIBERISTA ERETICO” Rubbettino, Soveria Mannelli 2014

DIRIGISMO LIBERALE

Diciamolo subito: il titolo è infelice. La categoria del liberista “eretico” non esiste, perché i liberisti, se sono liberali, non sono seguaci di alcuna fede e pertanto non potranno mai avere rispetto di una presunta ortodossia.

Ernesto Rossi è stato tra i fondatori di “Giustizia e Libertà”, la formazione antifascista di tradizione liberale e socialista, e per questo pagò con nove anni di carcere e quattro di confino questa sua attività sovversiva.

Durante il confino scrisse, tra l’altro, il “Manifesto di Ventotene” nel quale, da visionario (assieme ad Altiero Spinelli), sostenne la necessità degli Stati Uniti d’Europa, ossia una unione federale quale antidoto al nazionalismo che aveva causato la guerra del 1939.

Alla caduta del regime fascista, ebbe una breve e più che dignitosa avventura ministeriale tanto da meritare i complimenti da parte di Luigi Einaudi. Fu, inoltre, tra i fondatori del Movimento Federalista Europeo e del Partito Radicale.

Nella prefazione Gaetano Pecora scrive: “Per lunghi anni lo bocciarono tutti coloro (liberali compresi) che lo tennero in penitenza come personaggio urticante e alla fin fine incompatibile con la loro sensibilità.” Accade agli antagonisti dei regimi aliberali, se non proprio antiliberali, esistenti e Rossi era un antagonista.

“A noi sembra che il solo regime individualistico, - scriveva Rossi - permettendo a molti membri della classe governata la indipendenza di vita necessaria per esercitare un serio controllo sulla classe governante, possa dare un contenuto concreto alla eguaglianza dei diritti ed alle libertà moderne del cittadino, che altrimenti restano senza alcuna efficacia, comunque proclamate a parole.”

Oggi non ci sembra questo elogio dell’Economia di Mercato un atto sovversivo, ma nel dopoguerra lo era, visto che la stragrande opinione pubblica si riconosceva in formazioni politiche dalla cultura antiliberale. Ricordiamo che i membri del Parlamento erano prevalentemente democristiani, comunisti e socialisti.

Il liberismo era considerato “selvaggio” tant’è che prevaleva un moderno “dirigismo liberale”, pratica confusionaria responsabile del mostruoso debito pubblico che, oggi, ci pesa sulle spalle.

L’attualità di Ernesto Rossi risiede anche nell’aver individuato, sin dagli anni cinquanta dello scorso secolo, le responsabilità dei sindacati operai (oltre a quelle del parassitismo industriale privato e pubblico) nel malgoverno del paese. I sindacati, difendendo scriteriatamente il posto di lavoro degli occupati, scaricavano il suo costo su tutti gli altri cittadini. Scriveva Rossi: “Quando gli storici descrivono l’Ancien Régime, in generale si limitano a ricordare i privilegi di chi abitava nei castelli. Ma i privilegi dei lavoratori iscritti alle arti non erano meno vessatori dei privilegi dei nobili…I nobili erano parassiti grossi come pachidermi, ma pochi. I lavoratori iscritti alle arti erano parassiti piccoli come topi, ma innumerevoli. E non è detto che i pochi pachidermi facessero più guasti dei topi.”

I liberisti si disinteressano della povera gente? Niente di più falso. Ernesto Rossi propose un vero programma per abolire la miseria.

 “Bisogna unire tutte le nostre forze per combattere la miseria per le stesse ragioni per le quali è stato necessario in passato combattere il vaiolo e la peste: perché non ne resti infetto tutto il corpo sociale”.

Non si tratta di una questione etica o di “giustizia sociale”, si tratta di prendersi cura della miseria affinché la società risanata possa perseguire l’unico ideale che conti: la libertà.

Altro che le misure per impedire ai poveri di vendere merci sulla pubblica via o impedire la mendicità!

Per concludere questa sommaria esposizione del pensiero rossiano non possiamo non ricordare la proposta utopistica, e perciò affascinante,della costituzione di un “esercito del lavoro”.

“In luogo dell’imposta noi proponiamo…l’esercito del lavoro. I giovani dei due sessi, terminata la loro preparazione scolastica, sarebbero obbligati a prestare servizio in tale esercito, per un certo periodo di tempo: diciamo due anni. Col prodotto che si otterrebbe dal lavoro di questi giovani si dovrebbe provvedere, oltre che al loro mantenimento , al mantenimento di tutte le persone povere o ricche, che ne facessero domanda ed alla fornitura degli altri servigi pubblici gratuiti.”

Scrive il curatore Gianmarco Pondrano Altavilla nella Introduzione : “Fermo…resta … l’insegnamento salveminiano, per il quale la ‘rassegnazione è la filosofia dei soddisfatti’. Motivo per il quale nel vocabolario rossiano, la parola ‘rassegnazione’ davvero non si trova”

Insomma si tratta di un breviario, ossia un libriccino per assaggiare qualcosa di questo misconosciuto uomo politico, il cui insegnamento oggi potrebbe tornarci molto utile se vogliamo immaginare un percorso per una nuova Italia. (bl)

INDICE: Prefazione di Gaetano Pecora – Introduzione di Gianmarco Pondrano Altavilla – L’antidemocratico? – Economia a giudizio – Privatizzare i profitti e socializzare le perdite – Il vizio del lupo – La governante di Calamandrei – Dirigismo liberale – Pubblica (?) amministrazione – Abolire la miseria – Il manganello e l’aspersorio.

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