PABLO NERUDA “LETTERE D’AMORE AD ALBERTINA ROSA” CdS Milano 2014
“MIA BENEAMATA MOCCIOSA…”
Questa raccolta di lettere d’amore scritte da Pablo Neruda al suo amore giovanile, Albertina Rosa, è il primo volumetto di una collana di “lettere d’amore” scritte da autori famosi. Da Rainer Maria Rilke a Dino Campana, da Fernando Pessoa a Frida Kaholo. Sono una ventina di titoli di questa particolare letteratura.
Certo oggi non si scrivono più le lettere d’amore, ci sono gli sms, ci sono le chat, Facebook e WhatsApp che permettono un contatto più rapido e immediato. Neruda, se avesse avuto a disposizione questi strumenti moderni, i suoi pensieri li avrebbe commentati con faccine e cuoricini.
Le lettere d’amore costituiscono una letteratura più ingenua e più spontanea. Si tratta della nudità dei sentimenti, della manifestazione della fragilità dell’innamorato. “Sono ridicole” le lettere d’amore, scriveva Pessoa. Si, ridicole perché non c’è alcuna dissimulazione.
L’amore è un sentimento che colpisce l’essere umano a qualsiasi età e lo rende fuori dell’età. Basta confrontare le poesie di Erich Fried innamorato a tarda età e quelle di Neruda giovane innamorato di Albertina Rosa.
Queste lettere risalgono al tempo delle “Venti poesie d’amore e della canzone disperata”: “Mi piaci quando taci perché sei come assente./Distante e dolorosa come se fossi morta./Allora una parola, un sorriso bastano./E son felice, felice che non sia così”
Infatti a fronte delle lettere di Neruda poche erano le risposte dell’amata. Scherzosamente la rimproverò: “Ce l’ho con te perché non mi hai scritto in tutti questi giorni” ma l’amore non conosce il rancore quindi anche il silenzio può trovare delle giustificazioni. “Non ricevo una tua lettera da quattro giorni. Di certo avrai qualche faccenda da sbrigare”
Glielo spiega questo malessere che prova: “Io ho quasi sempre voglia di scriverti, per cui spesso sono risentito se non ricevo la tua lettera. E’ come se tu stessi pensando ad altro mentre io ti parlo, o come se ti parlassi attraverso un muro e tu non sentissi la mia voce. E siccome sono vanitoso, sono anche molto sensibile a tutto ciò.”
L’amore, ah l’amore quante cose ti fa fare l’amore. Ti fa diventare un dispensatore di strani regali. Un’agendina, un segnalibro, una intera collana di libri, uno di quegli aggeggi calamitati da mettere sul cruscotto con qualche scritta banale. Un cane di legno: “L’altra notte ti ho comprato un cane di legno, com’era bello” Non si tratta semplicemente di farsi ricordare ma di un modo per farsi sentire vicini.
Infatti è l’assenza a far soffrire l’amante. “Piccina mia, quanto mi manchi. Averti accanto, stringere la tua testa sul mio petto, baciare la tua bocca mia, questa era la vita che amavo, e adesso sei così stralontana…Non ridere di questa parola…Per lo più vorrei parlarti nei baci. Così riuscirei a spiegarti il mio bisogno di te, la mia sete di te. Il desiderio di averti al mio fianco, proprio ora, o mentre cammino – la sera – per il paese così categoricamente triste…Mi pensi svergognata? Io sì. Ti ho anche sognato, sogni confusi e annebbiati. A volte, mentre cammino, mi sento come se mi fossi dimenticato qualcosa, come se avessi bisogno di qualcosa. Quel qualcosa sei tu. Tu, Arabella, bugiarda, dolce e amata.”
Ogni gioia contiene sempre un po’ di paura, diceva Alda Merini e Neruda dice: “Continui a sognarmi ? Io penso sempre a te con una tenerezza che non ho mai avuto, Albertina. Cerco invano di non amarti: c’è qualcosa nel mio cuore che non sfuggirà mai dalle tue mani…Non penso mai a te…Brutta scarafaggia, non sai che io sono qui che penso a te? Dalla mattina presto fino al calare della notte, tutto il giorno, tutti i giorni, quando mangio, cammino, dormo, ti porto in palmo di mano e penso a te senza sosta.”
I nomignoli sono tipici nel linguaggio amoroso “Scarafaggia” “Mocciosa” “Rana, serpe,ragno. Ti pizzicherò il naso”…“Mia mocciosa, carissimo lombrico della mia anima, ragnetto, giochino, cuoricino, sabbia, arabella,amarezza, papavero, ape, lumaca”
Inoltre un’altra caratteristica del discorso amoroso e il sapere cosa faccia l’altro in tua assenza. “Raccontami punto per punto cosa ti succede e pensa che non c’è niente di più vero dell’affetto e dei baci del tuo Paul”
In conclusione il contenuto prevalente delle lettere d’amore è la confessione di un sentimento incontrollabile. “Ah, se sapessi, mia amata donnina, il desiderio folle che ho d’averti qui, vicino a me, di abbracciarti con abbracci più lunghi di questi tre mesi, di mangiarti di baci più immensi di questa assenza. Pensa a me …e non dimenticare che sei nel mio cuore…Ah, se tu sapessi, brutta bambina, com’è terribile l’amore con cui ti amo. Per tutti questi giorni ho creduto che tu mi avessi dimenticato…Ah, che voglia, tesoro, Mocciosa mia, che voglia, che immensa voglia di immergermi in te, di girare la mia bocca nella tua, che grande passione mi attira di nuovo verso di te, che cosa folle e straripante.” (bl)