II lettera sull’Europa

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May 19, 2014, 4:32:02 PM5/19/14
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LETTERA AGLI AMICI E AI COMPAGNI

per non mollare

 

19/05/2014 – II lettera sull’Europa

“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

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Cari amici e cari compagni,

in una precedente lettera sognavo che, alle prossime elezioni del Parlamento europeo, potesse accadere che un italiano fosse candidato in Francia, un inglese candidato in Germania e un tedesco candidato in Italia. In tal modo il cittadino italiano sarebbe stato tale proprio perché cittadino europeo.

Ammetto che era un sogno e che è svanito alla luce della realtà.

Facciamo un piccolo passo indietro, torniamo agli anni ’40 dello scorso secolo. Tre visionari, Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni, durante la loro permanenza forzata sull’isola di Ventotene, affermarono che una nuova linea di demarcazione tra liberali e conservatori si sarebbe formata tra “coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta…la conquista e le forme del potere politico nazionale” e “quelli che vedranno come compito la creazione di un solido Stato internazionale”. Con linguaggio moderno i conservatori riterranno centrale il loro impegno per il governo nazionale mentre i liberali si batteranno per gli Stati Uniti d’Europa.

Lo scrittore francese Albert Camus, collaboratore di Altiero Spinelli, nel 1946 scrisse “Oggi sappiamo che non esistono più isole e che le frontiere sono inutili. Sappiamo che in un mondo in continua accelerazione …noi siamo costretti, a secondo dei casi, alla solidarietà o alla complicità”.

Ecco, i liberali sono per gli Stati Uniti d’Europa in modo che i cittadini siano, a secondo dei casi, solidali o complici.

Siamo alla vigilia delle elezioni per i rappresentanti nazionali nel Parlamento europeo. E’ quella la sede dove vi saranno rappresentati i cittadini e quindi con quello strumento verrà esercitata la sovranità popolare? Neanche per idea: l’Unione Europea è un soggetto intergovernativo per cui la sovranità risiede nei singoli governi nazionali. E la sovranità  dei governi nazionali è stata delegata ad alcuni soggetti, ad esempio la BCE, per cui una maschera democratica è indossata da oligarchi.

Si dice che quello che ci sta accadendo è conseguenza di un fenomeno, non nuovo, che viene definito “globalizzazione” . E questo fenomeno non riesce a conciliare “mercato” e “democrazia”.

Dicevo che la “globalizzazione” non è un fenomeno nuovo. La prima globalizzazione avvenne tra il 1880 e il 1914 durante l’egemonia dell’impero britannico. Segnalando il saggio di Giuseppe Berta “Oligarchie. Il mondo in mano a pochi”, scrive Piero Craveri, sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore: “Per dare un’idea della profondità di quell’iniziale esperimento, si consideri che la percentuale del prodotto lordo mondiale che entrava nell’interscambio del mercato internazionale” alla data del 1914 “nel secondo dopoguerra venne nuovamente raggiunta solo nel 1970”. Come nella prima globalizzazione, quella contemporanea ha nel potere dominante delle nuove oligarchie finanziarie una impressionante somiglianza. C’è un punto in cui la nuova globalizzazione non assomiglia affatto alla prima. Le oligarchie finanziarie della prima globalizzazione avevano una interdipendenza con la democrazia parlamentare. In questa globalizzazione mercato e democrazia sono dissociate. Questo spiega perché l’Unione Europea intergovernativa, con la sua struttura tecno-burocratica, ha sottratto ai cittadini europei il cuore delle decisioni sovrane.

Concludendo sul punto dobbiamo riconoscere che attualmente l’Unione Europea ha un grave deficit di democrazia liberale.

Cosa occorrerebbe per riallacciare il legame tra mercato e democrazia? Semplicisticamente bisognerebbe trasformare l’attuale Unione Europea negli Stati Uniti d’Europa. Ripeto, semplicisticamente. In realtà il percorso sarebbe più complesso. Occorrerebbe, ad esempio, che il prossimo Parlamento europeo elabori un progetto affinché l’unione monetaria sia rapidamente completata con l’unione bancaria, fiscale ed economica e soprattutto con l’unione politica. Questa è la condizione necessaria e non sufficiente per giungere ad una Europa federale con la creazione di un governo democratico europeo responsabile di fronte ai cittadini europei.

Ebbene si può ragionevolmente prevedere che il prossimo Parlamento sarà in grado di affrontare il deficit democratico dell’Unione Europea? Il fatto che i maggiori partiti intereuropei abbiano designato il proprio candidato alla presidenza del Parlamento è un buon passo in avanti verso il progetto degli Stati Uniti d’Europa? Chi scrive è notevolmente scettico, anzi ritiene tardiva e mistificatoria questa iniziativa. E’ tardiva nel senso che la sfiducia nei confronti dell’Unione Europea ha ormai raggiunto un punto critico che la proposta dei partiti intereuropei non può più porvi rimedio. E’ mistificatoria perchè, pur proponendo candidature alternative, i tre partiti intereuropei sono pronti ad allearsi in una coalizione del tipo “grandi intese” per rispondere alla sterile e insignificante sfida dei soggetti politici definiti “populisti”.

Inoltre i partiti e le liste italiane si confrontano solo avendo il punto di vista della politica nazionale . Renzi tenta di sfidare in una elezione ridotta a referendum Beppe Grillo e Berlusconi tenta di realizzare un soggetto politico che possa diventare  indispensabile in una coalizione antipopulista.

Quindi, perché andare a votare? Non c’è alcun modo per i cittadini dare un contributo per la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa. Il voto, inoltre, è completamente ininfluente a livello di politica nazionale perché non si elegge un Parlamento nazionale.

Il voto è un diritto e non và sprecato: nessuno merita il mio voto! (bl)

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