Giuni Russo Discografia Completa

3 views
Skip to first unread message

Jenell Taitague

unread,
Jul 14, 2024, 3:12:51 AM7/14/24
to pemaperre

Tecnica cristallina e sensibilit interpretativa unica, Giuni Russo ha sublimato il canto lirico nel pop, grazie a un'estensione vocale di quasi cinque ottave, senza per essere mai valorizzata appieno dall'industria discografica. Dagli esordi al binomio indissolubile con la Sisini, dall'incontro con Battiato alla svolta spirituale: retrospettiva sulla compianta artista siciliana a oltre 10 anni dalla scomparsa

Per regalo voglio un harmonizer
con quel trucco che mi sdoppia la voce
("Un'estate al mare")Dunque, tanto per cominciare, sgombriamo subito il campo da ogni dubbio: checch se ne dica tra i versi di "Un'estate al mare", puntuale tormentone d'agosto che sopra ogni altra cosa ne ha immortalato il nome, non esiste proprio alcun harmonizer o trucco di sorta in grado di sdoppiare o imitare la sua voce, quella s un vero dono, ma a tutta la musica italiana. Elegante e ricercata, colta e leggera al tempo stesso, outsider di lusso o fenomeno-pop all'occorrenza, Giuni Russo stata la follia di una serata in spiaggia o l'occasione persa, l'amor di giovent o il rimpianto di una vita. Comunque la si voglia mettere, un'emozione in musica rara e impossibile da trattenere, quasi quanto quel suo accento cos orgogliosamente marcato e fiero testimone di una sicilianit portata in alto ad ogni nota, durante un lungo cammino di bellezza e sofferenza.

La Sicilia, gli esordi e quella promessa

"Io non mi sposer, il grande amore della mia vita sar l'arte. Studier musica, coltiver la mia voce, diventer una grande cantante". Questo il giuramento a se stessa, tanti anni fa, di una testarda ragazzina siciliana, ancora impegnata a sgattaiolare tra i vicoli di Borgo Vecchio a Palermo, e non c' che dire: proprio cos che andata.
Giuseppa Romeo nasce a Palermo, penultima di dieci figli, il 7 settembre 1951. Il padre Pietro, per, riesce a registrarla all'anagrafe solo tre giorni dopo, perch comprensibilmente impegnato, nelle stesse ore, ad accudire gli altri bimbi.
Durante l'infanzia respira in casa una grande passione per il canto e la musica in generale, del resto jazz, classica e lirica sono all'ordine del giorno in una famiglia dove il pap, pescatore, e il nonno sono entrambi baritoni, la mamma Rosa, invece, un soprano naturale. La piccola allora si mette subito in testa di seguirne le orme, responsabile designata a un patrimonio prezioso, da custodire, e ben conscia di altrettanto speciale talento innato. Insomma, la strada nell'arte sembra gi spianata ai tempi della culla, quello che non sa ancora, per, che si riveler tutta in salita e pi accidentata del previsto.
Ancora giovanissima inizia a studiare seriamente canto e composizione e nel frattempo, a soli dieci-undici anni, per pagarsi il maestro di musica d una mano in una fabbrica di aranciate, pur di non gravare troppo su un budget domestico di per s gi molto ristretto. Sogna Aretha Franklin e Maria Callas, le sue preferite, e di solito ama esercitarsi nella grande terrazza di casa, l'unico rifugio dove riesce a isolarsi un po', al riparo dal caos di una convivenza piuttosto movimentata, visto l'elevato numero dei familiari. Poco alla volta comincia a perfezionare capacit vocali che via via affiorano evidenti, se vero che ad appena tredici anni gi in grado di esibirsi al "Palchetto della Musica", l'abituale ritrovo di piazza allestito ogni domenica nel centro del capoluogo siciliano, pochi passi pi in l dello storico Teatro Politeama. La prima tappa importante del 1967, quando partecipa e vince il Festival di Castrocaro interpretando, in coppia col ferrarese Elio Gandolfi, "A chi" di Fausto Leali. Cos guadagna di diritto il lasciapassare alla diciottesima edizione del Festival di Sanremo, che si tiene pochi mesi dopo: il 1968, per l'occasione si presenta come Giusy Romeo e canta "No amore", brano che per viene bocciato dalla giuria popolare e non riesce a raggiungere la serata finale. D'altronde la ragazza ancora alle primissime armi ed inevitabilmente troppo presto per testarne il reale valore. Tuttavia la Columbia Records la adocchia lo stesso e decide di farne quello che rimarr il suo primo singolo edito in assoluto, "No amore/Amerai" (peraltro distribuito anche sul mercato estero, entrambi i brani per non troveranno mai posto in album ufficiali se non in alcune collectionuscite poi postume). Seguono "L'onda" (le musiche sono di Al Bano, stavolta ci prova al Festivalbar e al Cantagiro), e "I primi minuti", quest'ultima versione italiana di "I Say A Little Prayer" dell'amata Aretha Franklin. I suoi diciotto anni li festeggia a Tokyo, nel 1969, durante un piccolo tour di tre mesi a spasso per il Giappone, quindi lo sbarco a Milano, sua futura citt d'adozione, dove si trasferisce in pianta stabile.Mi considero la pi fortunata delle persone e con infinita gratitudine ringrazio il Signore per avermi fatto un dono tanto prezioso: l'aver condiviso con Giuni oltre trentacinque anni di vita e di arte.
(Maria Antonietta Sisini)Gli anni Settanta, Milano, l'amore donna

Nel capoluogo lombardo l'incontro di una vita, con la musicista sarda Maria Antonietta Sisini, che per oltre trentacinque anni rimarr suo principale punto di riferimento, amica fidata e collaboratrice tout court. Si conoscono una sera dello stesso anno, quando un piccolo locale della citt organizza un raduno di giovani emergenti. Giusy sta cercando di affermarsi come cantante, la Sisini invece all'epoca un'aspirante chitarrista: le due si incontrano nel backstage e tra loro si instaura subito un legame speciale, profondo, unico, che di l a poco sfocer in una comunione artistica di rara longevit e una simbiosi intellettuale inossidabile al tempo, bench tra fortune alterne.
La lunga gavetta ha inizio nel 1972, Giusy cerca di sbarcare il lunario come pu, prestandosi prima ai cori per Adriano Celentano (nell'album "I mali del secolo" del Molleggiato), quindi collabora col gruppo prog italiano Il Balletto di Bronzo (sua una delle voci sussurrate durante l'"Introduzione" all'album "Ys").

Qualche tempo dopo invece, nel 1974, strappa un contratto con l'etichetta tedesca BASF che per le suggerisce di modificare il nome d'arte in Junie Russo, nel tentativo di dare una certa visibilit internazionale alle future produzioni, ragion per cui Love Is A Woman, suo debutto ufficiale, viene scritto completamente in inglese ed esce nel 1975, preceduto da un singolo, "Milk Of Paradise", che marca l'inizio di un protratto periodo anglofono in questa prima fase di carriera. Non un trampolino di lancio dei pi facili, ma in qualche modo bisogna pur provare a tuffarsi. Leggero e di respiro jazzy, ospita anche il trombettista Enrico Rava e il bassista afro-americano Michael Logan, oltre al pianista nostrano Giorgio Sabelli (in arte "Cabildo"), mentre ai testi si alternano la fida Maria Antonietta Sisini e la scrittrice/paroliera toscana Donata Giachini.
Da sottolineare la delicata "Give Me One Reason", "I've Drunk My Dream" (lato B del singolo di traino) e la pi toccante "Carol" (omaggio a un'amica da poco scomparsa per droga). Ma tra ambizione e realt il salto ancora abissale. Questo primo vernissage, infatti, non ha la presa sperata su pubblico e critica, poco reclamizzato e ancora troppo acerbo per suscitare il dovuto interesse, cos la casa discografica, visto lo scarso successo di vendite, decide di ritirarlo dal mercato dopo averne stampato appena qualche manciata di copie, oggi materiale da collezionismo.

Insomma, una falsa partenza, ma a fine anno ci riprova con altri due 45 giri che ancora una volta per, nonostante le buone intenzioni, non vanno a segno: il primo "Everything Is Gonna Be Alright" una cover di P.P. Arnold (in realt la versione originale del brano risale al 1965 ed era stata lanciata dalla soulsinger statunitense Dee Dee Warwick col titolo "We're Doing Fine"), il secondo "In trappola" invece, finito presto anch'esso nel dimenticatoio, si segnala per il ritorno alla lingua madre e d il via a un'insistita partnership con Cristiano Malgioglio, navigato artista/paroliere che pochi mesi dopo firmer per lei anche "Mai/Che mi succede adesso" (1976) - pubblicato dalla Durium, l'ultima uscita ufficiale a nome Junie, d'ora in avanti la grafia sar infatti italianizzata nel pi pratico Giuni, onde evitare confusione ed errori di pronuncia soprattutto al pubblico di casa nostra.

Sotto il nuovo e definitivo pseudonimo, Giuni Russo prova a ripartire una prima volta nel 1978 col brano "Soli noi" (ancora Malgioglio), che stavolta ottiene un discreto numero di passaggi televisivi e cattura attenzioni soprattutto in Francia, tanto che le viene proposto persino di tentare la fortuna Oltralpe, dove potrebbe avvalersi di una certa benevolenza dell'audience locale che aveva imparato a conoscerla gi ai tempi di Sanremo '68 ("No amore", infatti, era stata eseguita insieme al chitarrista francese Sacha Distel, molto noto in patria pi che altro per essere il fidanzato di Brigitte Bardot). Ma la cantante, scottata dalle precedenti esperienze poco lusinghiere, rimane comunque perplessa di fronte a questa nuova opportunit e parecchio demoralizzata, quasi restia a continuare, tanto che adesso medita addirittura l'abbandono delle scene per dedicarsi a un'attivit pi defilata, da compositrice/co-autrice dietro le quinte al servizio di altri artisti, italiani e non, senza distinzione per et o genere musicale.
Nascono cos diverse canzoni per tanti altri interpreti, alle quali Giuni mette mano sotto varie vesti: alcune passeranno in sordina, altre avranno maggior fortuna, ma tutte saranno comunque degne almeno di una nota a margine. Per Filipponio, ad esempio, lei e Sisini curano le musiche di "Che presuntuoso questo cuore" e "Non un'ora" (1979, si possono rintracciare entrambe nell'album "Diventi amore"), in pi si adopera da vocalist ai cori di "Partire oltre amore" (1980, album "Sensazioni precise", sempre dello stesso cantautore milanese), mentre nel divertissement auto-erotico "Ho fatto l'amore con me" di Amanda Lear collabora alla stesura definitiva del testo ancora insieme a Malgioglio, autore principale (di qui in avanti le loro strade si separano definitivamente, tempo addietro avevano firmato in team anche "Selvaggio" per Iva Zanicchi e "Triangolo d'amore" per Rita Pavone).
Tra le chicche del periodo, il suo urlo "Colore sempre vivo... Philips!" per un celebre spot pubblicitario - piccola perla del folklore italico. Il grande risultato per, almeno in termini commerciali, resta un miraggio, ma Giuni non se ne preoccupa affatto, anzi, a scanso di equivoci non mai stato n sar mai questo il suo obiettivo prioritario. La Sisini, invece, ancora convinta di maneggiare un potenziale inespresso, taciuto, che sarebbe peccato mortale relegare a ruoli marginali quale semplice figurante non protagonista, al di l di ogni possibile calcolo da conteggio-vendite. Cos, per non lasciare nulla di intentato, la spinge a registrare altri provini, che stavolta schiuderanno un nuovo orizzonte al loro peraltro gi ampio panorama artistico.

L'incontro con Franco Battiato: ecco Energie e gli ombrelloni

Si apre un filo diretto con Alberto Radius, rimasto impressionato e parecchio incuriosito dal loro binomio. Il produttore/chitarrista romano si fa prima promotore presso la Cgd di una dimenticata "American Man" (scritta da entrambe, ma demo ancora rifiutato sia pure dopo un blando interesse della label), quindi le invita al cenacolo del maestro Franco Battiato, attorno al quale in quegli stessi giorni stanno per venire alla luce non soltanto l'epocale "La voce del padrone" o "L'arca di No", ma anche ad alcuni interessanti progetti per una certa nicchia all'avanguardia rispetto ai canoni musicali del periodo, come ad esempio il lancio di Alice ("Per Elisa" o "Il vento caldo dell'estate") e Sibilla (a Sanremo '83 con "Oppio"), molti lavori di Juri Camisasca o dello stesso Radius, o ancora un paio di album di Milva, tanto per dire (nel brano "La passione secondo Milva", tra l'altro, si pu riconoscere anche un piccolo acuto della Russo).
Qui il discorso cambia radicalmente: il mecenate catanese una fucina di idee senza eguali, e capisce subito come tirare fuori il meglio dalla talentuosa artista conterranea, cos in quattro e quattr'otto le cuce addosso dei brani che calzano a pennello tanto al suo standard di artista non convenzionale, originalissima e mai asservita ai voleri del mercato, quanto al piacere di un pubblico pi ampio, fattore questo da tenere comunque in considerazione.Mi colp la sua voce straordinaria, la vitalit con cui cantava, la sua potenza vocale che andava di pari passo con la sensibilit musicale.
(Franco Battiato)Energie viene dato alle stampe nel 1981, il suo secondo album in studio ufficiale (primo a nome Giuni Russo) e rimane ad oggi quello pi incensato da pubblico e critica, summa di una rara comunione di intenti e di un progetto visionario a trecentosessanta gradi, meglio descritto dalla stessa artista palermitana in una delle sue interviste pi significative: "Energie.... forse, ancora posso dire, fa parte del mio futuro, perch stato un album veramente eccezionale. In quell'album ci sono dei brani che ancora adesso quando li canto mi diverto moltissimo, e credo sia l'album pi rappresentativo per me".
la volta di capelli corti, occhialoni scuri e improbabili divise militaresche, del kitsch da hit parade o del pop sperimentale, degli intellettualismi d'alta classifica e molto altro ancora. Un disegno unico e rivoluzionario, vademecum ideale per un paese che prova a cambiar passo su pi fronti, musicalmente parlando e non solo. "Lettera al governatore della Libia", ad esempio, un ouverture maestosa e incalzante, di lirismo bellico, scolpita tra synth e violini. Da notare che rispetto al testo originale (cfr. "Giubbe Rosse" di Battiato, 1989) la Russo sceglie di abolire il verso "lo sai/ che quell'idiota/ di Graziani/ far una brutta fine", nel timore di offendere il collega Ivan (in realt Battiato si riferiva ironicamente al quasi omonimo Rodolfo, generale a capo delle spedizioni coloniali in era mussoliniana). "Il sole di Austerlitz", secondo brano in scaletta, invece una ballata sospesa tra romanzo e documento storico, ricalca pi o meno le stesse pratiche soldatesche (stavolta per d'ispirazione napoleonica) e si staglia su un'andatura cadenzata -la "Prospettiva Nevskij", sempre per rimanere in casa Battiato (che qui mette a punto una sua inedita "Bulgarian Song", mai pubblicata ed eseguita solo in alcuni live datati '80-'81).
Ma l'album apre anche a una visione d'oltrefrontiera, meno restrittiva, i soliti noti (Battiato, Sisini, Radius, Giusto Pio, Messina) danno vita a un tavolo di lavoro mai tanto coeso e affiatato, di cui "Crisi metropolitana" non pu che essere l'apoteosi, irresistibile bladerunner in musica a colpi di punk e isteria new cool, elettronica spinta e virtuosismi alla Yma Sumac, il tutto sublimato da una Russo che qui regala un'interpretazione d'alta scuola, libera finalmente di sprigionare per intero le sue miracolose qualit vocali (quasi cinque ottave di estensione!) inspiegabilmente tenute cos a lungo in gabbia. "L'addio", struggente e malinconica, invece una sinfonia intimista a sfondo autobiografico, mentre "Atmosfera" viene da lei stessa definita "una romanza dei tempi di oggi", in questo caso per a uso e consumo di chi la propria casa stato costretto ad abbandonarla, forse in cerca di miglior fortuna altrove, come lasciano intuire i versi "scrivi ai tuoi parenti/ che non vuoi tornare/ ...cos'hai fatto ieri?/ come va in Italia?". Segue "Una vipera sar", altro pezzo forte del suo repertorio, stavolta intagliato a passo di tango, che esce come singolo (ma solo per il mercato tedesco, non per quello italiano) e confeziona l'ennesimo capolavoro dell'album, tra gorgheggi di strabiliante capacit tecnica ed echi dal Sol Levante (le "trifonie dei mongoli" cui si riferisce il testo, ovvero "Anata wa, anata to, futari, anata wa", sono in realt sillabe giapponesi traducibili all'incirca come "Tu, con te, in due, tu....". Quello orientale un terreno battuto negli stessi giorni anche dall'amica Rettore nel suo "Kamikaze Rock'n'Roll Suicide").
Il cerchio si chiude con "L'attesa", elegia melodrammatica e minimalista in sontuoso crescendo finale, e la pi giocosa "Tappeto volante", b side del singolo "Una vipera sar" e ultima pennellata su un quadro mai cos variopinto e minuzioso, dinamico e uniforme al tempo stesso, che ad oggi resta ancora uno dei migliori affreschi della scena italiana di quel periodo (e non solo).

Grazie a Energie, la Russo acquisisce finalmente una certa popolarit, fascino androgino e carisma da vendere la portano alla ribalta, cos, insieme al suo team, inizia un lungo giro promozionale dell'album, a spasso tra radio e ospitate in tv, al temine del quale l'infaticabile penna del Maestro per ancora calda, tanto che in capo a pochi mesi, e siamo nel 1982, scrive per lei un altro brano, "Un'estate al mare", inciso come 45 giri e destinato a rimanere il suo pi grande successo discografico di sempre, oltre che presenza fissa ai piani alti della Top Ten dal 7 agosto sino al 20 novembre dello stesso anno. La performance un'altra prodezza da antologia, regalata da una voce in grado di elevarsi, con disarmante facilit, dai toni bassi delle strofe sino a raggiungere letteralmente l'altezza dei gabbiani (s, quello che si ascolta non il verso dei volatili bens gli acuti della cantante nei suoi voli pi estremi), per un'originalissima miscela di twist da spiaggia e sperimentazione ardita, y y anni 60 e new wave pazzoide.
Il suo lato B, "Bing Bang Being", un altro gettone da juke-box estivo, entrambi i brani verranno accorpati alla successiva ristampa di Energie formato cd. Il problema vero, per, che quello degli ombrelloni-oni-oni doveva rimanere solo una parentesi passeggera, invece si rivela un'arma a doppio taglio e la Russo rimane intrappolata in un clich balneare di cui farebbe volentieri a meno. Cos entra in rotta di collisione con la sua etichetta Cgd, la cui regista occulta, Caterina Caselli, sull'onda di questo exploit, pare maggiormente interessata a proseguire la corsa su un binario orecchiabile che non ad assecondare le reali intenzioni dell'artista. Insomma, se da un punto di vista commerciale Battiato pu definirsi l'uomo della Provvidenza, dall'altro pu dirsi scherzosamente colui che pi di ogni altro contribuisce a metterla nei guai.

Anni Ottanta, sere d'agosto e passione mediterranea

Ad ogni modo, malgrado reciproci malumori e un veto iniziale posto dall'etichetta, tra febbraio e marzo del 1983 viene registrato Vox, sempre negli studi milanesi di Radius, ed ancora una prova maiuscola. il secondo Lp a nome Giuni Russo, firmato dallo stesso entourage di Energie, che lascia ancora un'impronta decisa e ben riconoscibile su liriche e arrangiamenti, stavolta per adeguandoli a uno spartito pi sobrio e meno immaginifico. Ma in quanto a ingegno e creativit lo spessore resta invariato. Anche questa volta la trama si nutre di costante ricerca ritmica e (in)solite acrobazie vocali, ogni volta da lasciare a bocca aperta per la disarmante facilit con cui vengono eseguite. Questo un po' il leit-motiv di tutta la tracklist, come si pu apprezzare meglio nell'agguerrita operetta a tempo di marcia "Post moderno", oppure nel synth-pop gagliardo e altezzoso "Oltre il muro", che scandisce versi sibillini e autobiografici ("il muro salter/ un canto ipnotico sar"). Sono questi i due brani meglio riusciti di un album dove il raffinato tango "Buenos Aires" e gli etnicismi filo-socratici de "L'oracolo di Delfi" si collocano agli estremi opposti, per ragioni geografiche e non solo, di una scelta stilistica quantomai eclettica e variegata, che passa inevitabilmente anche attraverso melodie pop semplici e fulminee: tra queste spiccano "Abbronzate dai miraggi", altro suo pezzo da novanta che trascrive in musica paesaggi, usi e costumi femminili della sua terra, e la pi intensa e sofisticata "Sere d'agosto" (ambedue pervase da un sottile velo di malinconia, la seconda viene presentata al Festivalbar su diktat della label e si porta a casa il Premio Speciale della rassegna).
La pi didascalica "Good Good Bye", singolo di lancio e "Le grandi colpe" (musica di Roberto Cacciapaglia) mettono il sigillo su un disco ben accolto da pubblico e critica, ma inspiegabilmente poco sponsorizzato dalla Cgd, che di qui in avanti guarder con ostracismo crescente e sempre maggior distacco alle vicende artistiche di casa Russo. Come quando ad esempio, giusto un paio d'anni dopo, la palermitana ha gi pronte le valigie per Sanremo, ma all'ultimo momento costretta al dietrofront per uno spietato ordine di scuderia che preferisce puntare tutto su Patty Pravo, appena rientrata in pista dopo qualche anno di silenzio e da poco messa sotto contratto.

L'ennesimo sgambetto e le forti incomprensioni non impediscono, per, l'uscita di Mediterranea (aprile 1984), altra delicata e preziosa visione d'insieme su una concezione artistica totale, che svaria dal madrigale d'estate "Ciao" al consueto meta-tango "Una sera molto strana", dalla spiazzante "Demential Song", titolo eloquente per una hit fuori dai canoni, a riletture personali di classici della canzone nostrana, come "Aprite le finestre" (ai cori una Platinette d'annata) e "Limonata cha cha cha", non tutte perfettamente riuscite, ma sempre accomunate da prestazioni vocali di prim'ordine (anche "Keiko" una rielaborazione, prende spunto dalla pi sconosciuta "Incacho" di Yma Sumac).
Impagabili "Le contrade di Madrid", lenta e suadente carrellata di ricordi di un suo soggiorno iberico, e la pi sensuale title track "Mediterranea", ("il mormorio della gente... portami via da qui"), fuitna in musica consumata al riparo da occhi indiscreti ma colta in flagrante dai fan per i quali da sempre uno dei brani pi amati. Come lo stato per la stessa Giuni, che avrebbe voluto farne il singolo di lancio, anche stavolta per incappato nell'imperdonabile scure della Caselli, che invece gli preferisce la pi effimera "Limonata cha cha cha".
La direttiva viene accettata ancora una volta a malincuore dalla palermitana, che per tutta risposta le schiaffa in faccia una prestazione da antologia nel seguente live promozionale del 10 settembre 1984 (fu trasmesso in diretta su AntennaTre dagli studi del programma tv "Effetto Concerto", oggi si pu ritrovare nel cofanetto postumo "Mediterranea Tour", uscito nel 2005).Dissociazione totale.Alghero, adrenalina, a casa di Giuni Russo

Le divergenze e i continui contrasti non fanno che aumentare la tensione in studio, tanto che ";a un certo punto fui costretto a fare da tramite tra lei e i discografici", ricorda Franco Battiato. Ma la sua intercessione, per quanto prestigiosa, non baster a calmare le acque: pi avanti la disputa si trasciner in sede legale, Giuni, infatti, oltre alla voce, sa avere anche un caratteraccio umorale, irritabile, lunatico e non vuol scendere a compromessi, cos arriva la goccia che fa traboccare il vaso. Lei e la Sisini stanno lavorando con intatto entusiasmo e grandi sacrifici a un nuovo progetto, che per viene relegato ancora ai margini dalla Cgd, pi propensa a farne un souvenir di met luglio che non a esporlo tra le vetrine autunnali, dove invece sarebbe molto pi semplice catturare gli sguardi. Il tutto, va ricordato, non certo per la felicit degli addetti al registro di cassa, quanto, almeno nelle intenzioni delle due, per un mero impegno di divulgazione artistica. A questo punto la rottura completa e si giunge all'aut-aut: le viene paventata una carta ufficiale dove sottoscrivere addirittura una sorta di "ritiro dalle scene musicali". Giuni per ha il coltello dalla parte del manico e a sua volta potrebbe impugnare un contratto firmato nel 1981. Alla fine il polverone viene liquidato da una liberatoria che porta alla risoluzione del loro rapporto, con buona pace di ambo le parti.

Scevra da impegni e obblighi di facciata, la Russo partecipa prima alla serata di gala "Aid For Aids", tenuta il 20 novembre 1985 al Teatro Ciak di Milano, (si tratta di una raccolta fondi benefica per la lotta all'Aids, supportata anche da Eva Robin's, Loredana Bert, i Righeira, Bruno Lauzi e tanti altri), quindi libera di accasarsi come meglio crede. Tra le poche etichette ancora interessate ai suoi "capricci artistici" - definiamoli cos - sceglie di legarsi alla piccola Bubble Records/Cinevox (del gruppo Ricordi), che tecnicamente parlando per non pu garantirle una distribuzione costosa e capillare come il gigante Cgd, per via di una politica aziendale completamente diversa, specializzata pi che altro in colonne sonore, fatta salva qualche rara e sporadica incursione nella musica leggera (Tony Esposito o Eugenio Bennato).

Il cambio di produzione per non mette a repentaglio la qualit dell'omonimo Giuni, che finalmente esce nel 1986 e raccoglie per intero tutto quel materiale lasciato in stand-by da circa un anno, lo stesso che aveva dato origine alla querelle con la precedente etichetta discografica. un album ancora convincente e ispirato, i testi e le musiche stavolta sono esclusiva del duo Russo-Sisini e non pagano dazio al salto epocale post-Battiato. Si comincia ovviamente da "Alghero", che nell'immaginario collettivo seconda, probabilmente, solo a "Un'estate al mare": in questo caso, per, successo e popolarit raggiunti sono frutto di un'ascesa graduale e non a bruciapelo. Il relativo singolo, infatti, al momento della pubblicazione suscita solo un moderato interesse, ma le numerose incursioni radio-tv (ad esempio, al Festivalbar o a Vota La Voce) a lungo andare la renderanno un evergreen degli anni Ottanta, grazie al ritornello accattivante e orecchiabilissimo e a un sax vivace (Emanuele Cisi) che ne sottolinea le strofe. Il testo allude a uno scandalo d'amore da consumare ancora sui bagnasciuga ("mia madre non lo deve sapere che voglio andare ad Alghero in compagnia di uno straniero..."), mentre lo spunto compositivo nacque su una delle tante tratte Roma-Alghero percorse in aereo dalla cantante nel 1984, quando, tra una pausa e l'altra dai numerosi impegni, si dimenava in un incessante andirivieni a supporto dell'amica Maria Antonietta, in quelle ore al capezzale della madre in fin di vita.
Oltre ad "Alghero", per, c' molto altro da ascoltare, ad esempio "I ragazzi del sole", vera dimostrazione di classe, giocata sempre su quel suo modello originalissimo e del tutto personale lirica/art-pop, qui sciorinata su arrangiamenti piuttosto spartani, cos come "Europa" e "Con te", due piccoli esercizi di stile garbati, anche se meno appariscenti. "Piove piove", invece, un quasi-rock energico e graffiante, dal piglio deciso alla Loredana Bert, ulteriore testimonianza di un'ugola camaleontica e trasformista, che non si vuol mai far trovare impreparata, nemmeno al pi repentino cambio d'abito. Tra i brani pi evocativi dell'album, e pi in generale di tutto il suo catalogo, c' "Sogno d'Oriente", che muove tra tastiere wave e fascinazioni esotiche, accompagnata ai cori (qui come nel resto del disco) dalle Pumitrozzole, vecchio collettivo teatrale italiano dichiaratamente gay, molto attivo nella scena underground di fine anni 70 (nel caso specifico, le voci sono di Platinette e Flavio Merkel).
Le pi didascaliche "Occhiali colorati" e "Glamour", invece, vogliono irridere gi dal titolo la vacuit di valori della societ contemporanea, dedita principalmente a un edonismo effimero e di superficie. Questo il tema dominante in scaletta, che viene sintetizzato ancor meglio in "Illusione", spassoso scherzetto teatrale di appena due minuti e vero gioiellino dell'album (rielabora "Clamor", un vecchio brano ancora della peruviana Sumac).Fra poco arriver, cosa far? non tarder... mi vestir da sera, che grande confusione
dove saranno mai, dove ho potuto perdere le scarpe nuove?
Non trovo le collane, ed il divano l'ha distrutto il cane
Ed io che assaporavo di gi momenti di intimit, felicit... Povera me! Rimarr zitella, senza le scarpe e le collane...
(Giuni Russo)Poche e semplici righe che vanno lette, chiss, anche come metafora beffarda della sua carriera irrequieta e sfuggente, sempre l l a un passo e mai valorizzata appieno.
Il rapporto con la Bubble Record si rinnova nel successivo Album, del 1987, stavolta il piatto forte l'eloquente "Adrenalina", cantata in duetto con Donatella Rettore che si presta al gioco pur dopo qualche perplessit iniziale. Le due, infatti, sono personalit apparentemente agli antipodi, Giuni donna del Sud, testarda e orgogliosa, rincorre le proprie aspirazioni sempre con un piede sul palco e l'altro ben piantato a terra; nel proprio bagaglio personale ci sono tanti sogni e poche smanie da diva, eredit dell'infanzia e di una lunga gavetta che l'hanno vista crescere gradualmente e passare, quando necessario, anche attraverso il ben pi complicato mestiere di vivere e l'arte di arrangiarsi. La veneta invece, pi ribelle e trasgressiva, una mina vagante e un personaggio completamente sui generis per la scena italiana del periodo, istrionica, schietta, salace ma anche intelligente. Ne vien fuori un siparietto tutto da gustare e una hit scoppiettante, battezzata con discreto successo a "Un disco per l'estate" e "Saint Vincent".

Tornando ad Album, invece, si tratta del solito pastiche stilistico, stavolta un po' pi lezioso e manierato del solito, ma i vocalizzi della Russo sempre in splendida forma riescono comunque a distrarre da qualche piccolo deficit creativo. "Ragazz

Reply all
Reply to author
Forward
0 new messages