Maallora cosa rimane davvero, a distanza, di 10 anni di questo film tanto acclamato a livello internazionale quando dibattuto dalla critica e dal pubblico italiani? Ecco alcuni spunti che possibile portare alla discussione che, inevitabilmente, tutti noi ci troviamo periodicamente ad affrontare quando la conversazione tocca un tema che ha a che fare con La grande bellezza (o, peggio, con la nostra vera ossessione: il suo significato).
Tra gli elementi che pi hanno fatto discutere de La grande bellezza (oltre ai ringraziamenti di Sorrentino su cui si a lungo ironizzato) troviamo alcuni personaggi che sono, di fatto, delle comparse nella vita di Jep, ma che immortalano uno spaccato di societ ricco di significato. In ordine di apparizione incontriamo:
Entrambe le affermazioni sono probabilmente vere, ma, in fondo, quel che davvero ci piace di questo film che un argomento di discussione e confronto potenzialmente inesauribile perch raffigura un spaccato di realt e testimonia la bellezza di una citt che non ci stancheremo mai di ammirare.
Caporedattrice di Birdmen Magazine, accanita spettatrice teatrale, cinefila e amante delle storie ben raccontate, poco importa se sotto forma di romanzo, danza o poesia. Una volta laureata in Lettere con una tesi sul teatro di Edoardo Sanguineti, ha deciso di continuare a coltivare la sua ostinata passione con una seconda laurea studiando la performance politica come forma di resistenza. Al momento dottoranda all'Universit di Genova, ma grazie a Birdmen Magazine le capitata raramente di stare a lungo nello stesso posto.
Vi ricordate del film La grande bellezza di Paolo Sorrentino, il film del 2013 vincitore di un Oscar e dell Golden Globe come miglior film straniero? Su adgblog potete fare questa attivit didattica e provare a usare le preposizioni con le citazioni tratte dal film.
stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2013.[1][2] Nel 2014 ottiene il Golden Globe e il BAFTA nella stessa categoria, quattro European Film Awards, nove David di Donatello (su 18 nomination), cinque Nastri d'Argento e numerosi altri premi internazionali[3][4][5][6].
Jep Gambardella un navigato giornalista di costume e critico teatrale, uomo affascinante, impegnato per lo pi a vagare tra gli eventi mondani di una Roma immersa nella bellezza della sua storia e nello squallore e superficialit dei suoi abitanti d'oggi, in un contrasto impietoso. Cimentatosi in giovent anche nella scrittura creativa, autore di una sola opera, L'apparato umano. Nonostante gli apprezzamenti e i premi ricevuti,[9] Jep non ha pi scritto altri libri, non solo per pigrizia, ma soprattutto per un blocco creativo dal quale non riesce a uscire.[10] Col tempo, lo scopo della sua esistenza diventato quello di trasformarsi in un "mondano". Jep partecipa ogni notte a un teatrino confuso e annoiato di amici intimi e compagni di sventure, tra i quali: Romano, scrittore teatrale mai realizzato e perennemente al guinzaglio di una giovane donna che lo sfrutta senza ricambiare il suo sentimento; Lello, ricco venditore all'ingrosso di giocattoli dalla parlantina sciolta e marito infedele di Trumeau; Viola, facoltosa borghese e madre di un ragazzo affetto da gravi problemi psichici di nome Andrea; Stefania, egocentrica scrittrice radical chic; Dadina, la direttrice nana del giornale per il quale Jep scrive.
Anche la vita culturale non pi in grado di fornirgli stimoli, come quando assiste alla performance di un'osannata artista concettuale[11] e poi in un'intervista ne smaschera l'inconsistenza intellettuale.
Una mattina, tornando da uno di quegli insipidi salotti, Jep incontra sul pianerottolo di casa il marito di Elisa, donna che un tempo era stata il suo primo (e probabilmente unico) vero amore: l'uomo, in lacrime, gli comunica che Elisa morta lasciando dietro di s solo un diario chiuso da un lucchetto, che l'uomo ha violato e in cui la donna narra dell'amore mai sopito verso Jep. Il marito ha scoperto cos di essere stato, per 35 anni, nient'altro che "un buon compagno". Il vedovo, ora afflitto, tuttavia ben presto trover consolazione nell'accoglienza affettuosa della sua domestica straniera. L'episodio, unito al compimento del suo 65 compleanno, spinge Jep a una profonda e malinconica rivisitazione della sua vita, a una lunga meditazione su se stesso e sul mondo che lo circonda, e soprattutto innesca in lui un pensiero che, probabilmente, albergava nascosto in lui da molto tempo, quello di cimentarsi ancora nella scrittura.
Roma diventa cos teatro onirico di feste, vignette, presagi e incontri casuali: da Ramona, avvenente spogliarellista figlia di un suo vecchio amico, al cardinale Bellucci, in cui pi viva la passione per la cucina che per la fede cattolica; ma soprattutto la citt diventa il vero palcoscenico di Jep stesso, sempre pi convinto della futilit e dell'inutilit della sua esistenza. Il sogno di recuperare la sua identit di scrittore e letterato, di ritornare a quell'innocente bellezza del primo amore adolescenziale, sembrano infrangersi di fronte allo spettacolo aberrante e miserabile con cui ogni sera egli deve e al contempo vuole confrontarsi.
Ben presto anche il giro di frequentazioni di Jep si riduce: Ramona, con cui aveva instaurato un rapporto casto e profondo, muore per un male inguaribile che era anche la causa inconfessata del continuo bisogno di denaro, lamentato dal padre; Romano, ormai deluso dall'ingannevole fascino di Roma, lascia la citt salutando solo lui; Stefania, umiliata da Jep che le aveva rivelato in faccia i suoi scheletri nell'armadio e le sue menzogne, abbandona il circolo mondano dello scrittore, rincontrandolo solo in seguito, mostrandosi cambiata; Andrea, il figlio di Viola, si suicida schiantandosi volontariamente con l'auto e dopo la sua morte la madre dona tutti i suoi beni alla Chiesa cattolica e diventa missionaria in Africa.
La povert di contenuti che egli continua a scorgere nelle feste trash e volgari lo induce intanto, in un momento di ebbrezza, a un'amara confessione a cuore aperto sull'incapacit di adattarsi al mondo circostante.
Le riprese del film sono iniziate a Roma il 9 agosto 2012.[13][14] Le scene ambientate al mare sono state girate invece nei primi di settembre all'Isola del Giglio, presso il faro di Capel Rosso, visibile nel film.[15] Il film costato circa 9,2 milioni di euro.[16]
Sono molto felice che la versione integrale de La grande bellezza possa arrivare per tre giorni al cinema. Durante il montaggio stato necessario sacrificare alcune scene, fare delle scelte. Questa versione restituisce il film nella sua interezza, permettendo di apprezzare a pieno il lavoro di tutti gli attori, in particolar modo le interpretazioni di Giulio Brogi e Fiammetta Baralla che hanno impreziosito il film con il loro talento e la loro sensibilit.[17]
Nei titoli di coda del film il regista ringrazia Giulio Brogi e Fiammetta Baralla per la partecipazione. Le scene in cui erano presenti gli attori sono state tagliate nella versione distribuita del film. Queste scene compaiono invece nella versione integrale proiettata dal 27 al 29 giugno 2016 nei cinema.[18]
La grande bellezza arriva nelle sale cinematografiche italiane il 21 maggio 2013, contemporaneamente alla presentazione al 66 Festival di Cannes. Il giorno successivo viene distribuito in Francia dalla Path. Durante il settembre 2013 il film esce in Inghilterra, luogo in cui riceve un ampio consenso.[21] Il film arriver anche nelle sale degli Stati Uniti d'America.
Dopo tre anni dall'uscita italiana e due dalla consacrazione agli Oscar, come preannunciato dalla Nexo Digital, dal 27 al 29 giugno 2016, viene proiettata la versione integrale del film, arricchita di 30 minuti reintegrati.[23]
Dopo la vittoria dell'Oscar 2014, il 4 marzo 2014 il film stato trasmesso in prima serata da Canale 5,[24] totalizzando 8 861 000 spettatori e raggiungendo il 36,11% di share, diventando quindi la pellicola cinematografica pi vista degli ultimi dieci anni sulla televisione italiana.[25]
Contrasto di giudizi che stato variamente interpretato,[30] ma che nelle valutazioni negative sembra ricollegarsi al motivo ricorrente della supposta presunzione e ambizione del regista di proporre una sua visione, quasi un seguito de La dolce vita di Federico Fellini,[31] che trova invece accoglienza nell'immaginario degli spettatori stranieri che apprezzano questa riproposizione.
La grande bellezza sta a La dolce vita come la via Veneto di oggi sta alla via Veneto del 1959. Adesso solo una strada di hotel di lusso dove vano ricercare il clima notturno di un tempo: i caff affollati di artisti e intellettuali, le scorribande di divi e fotografi, i night-club frequentati da una variegata fauna di nobili, perdigiorno e letterati.
La dolce vita entrato nella storia perch fu un corto circuito tra l'immaginazione di Fellini e una Roma vera, viva, esagerata, in un certo senso gi felliniana di suo. I paparazzi e i divi c'erano davvero, gli scrittori di talento che si dissipavano e lavoravano per il cinema pure [...].
Il Fellini della Dolce vita, cui si pensa immancabilmente, aveva una pietas profonda verso i suoi personaggi, e quella compassione permetteva allo spettatore di allora come di adesso, di agire una qualche proiezione emotiva. La grande bellezza di Sorrentino invece abissale, freddissima, distanziata, un ologramma sullo sfondo.[33]
Con tutte le rughe, gli eccessi, la sovrabbondanza di scene e "finali", il difficile paragone con Fellini e quant'altro gli si voglia attribuire come difetto io da semplice appassionato spettatore dico: "Capolavoro Indimenticabile!!" perch davvero emozionante e sincero.
Mariarosa Mancuso, su Il Foglio, fa notare come nelle scene degli incontri e delle feste sulle terrazze romane non sia stato incluso nessun personaggio che abbia a che fare con la politica, a differenza, ad esempio, de La terrazza di Ettore Scola, a cui la pellicola di Sorrentino stata paragonata.[36]
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