Buongiorno a tutti,
premetto che sono completamente d’accordo con il dott. Della Ciana.
Devo, comunque, confessare che, per il quieto vivere con i controllori, a malincuore a volte inserisco nel piano di autocontrollo una serie di tamponi superficiali fatti inizialmente giustificandoli come “validazione” del sistema di sanificazione adottato dall’azienda.
Inoltre, da noi in genere gli ispettori richiedono "d'ufficio" di controllare l’acqua utilizzata, anche se è dell’acquedotto e anche in aziende che non fanno produzione. Fortunatamente si accontentano della ricerca di Enterococchi e E. coli una volta l’anno.
E, vi dico di più: è stata richiesta l’analisi (tra l’altro generica, senza specificare nessun parametro e questo dice tanto anche sulla convinzione di chi richiede queste cose assurde) su mangimi preconfezionati ad una piccola rivendita.
Così come altri ispettori hanno richiesto l’esecuzione di tamponi sugli impianti di un molino!
Apprendo con soddisfazione dell’esistenza di sentenze, potrei averne i riferimenti?
Grazie e saluti
Anna
Personalmente ritengo che le uniche analisi che potrebbere essere del caso per questa tipologia di OSA (e che ovviamente non dovrebbero essere fatte per giustificare comportamenti poco ortodossi!) sarebbero quelle per ricerche microbiologiche su tamponi ambientali, per verificare l’efficacia dei piani di sanificazione in uso dalla ditta.
Della serie: poca spesa e molta resa!
Ciao.
Andrea
Da:
pacchett...@googlegroups.com [mailto:pacchett...@googlegroups.com] Per conto di Manlio Della Ciana
Inviato: lunedì 11 febbraio 2013
15.50
A:
pacchett...@googlegroups.com
Oggetto: esercizi di vendita al
dettaglio: analisi di laboratorio si, analisi di laboratorio no
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…. Riprendo
l’argomento “procedure semplificate per l’autocontrollo” visto che non ne
abbiamo più parlato.
Qualcuno sa come è andata a finire con il ricorso dei chimici e l’ordinanza del TAR contro la delibera della regione Emilia Romagna?
Comunque, ultimamente anche la regione Lombardia ha deliberato in tal senso: Delibera N° X / 1105 del 20/12/2013 Disposizioni regionali di indirizzo programmatico in materia di coordinamento, trasparenza e semplificazione dei controlli nel settore della sicurezza alimentare e della sanità pubblica veterinaria.
L’allegato C1 della delibera (che vi allego) è stato redatto dall’IZS di Brescia. Visto che si tratta di professionisti esperti sia in sicurezza alimentare sia in analisi di laboratorio, è interessante notare quanto riportato, fra le schede di approfondimento tematico, per quel che riguarda “analisi su alimenti e ambienti di lavoro”:
“E’ importante ricordare che per:
- Valutare le condizioni di conservazione di un semilavorato;
- Valutare la conservabilità di un alimento
è possibile ricorrere a studi i processo e di prodotto ed all’utilizzo della microbiologia predittiva, al fine di garantire i requisiti di sicurezza igienico sanitaria e di ridurre il numero di analisi microbiologiche necessarie.
Le analisi degli alimenti (ed in particolare dei semilavorati durante il processo di produzione) e delle superfici ambientali devono essere utilizzate per la "Validazione" del piano di autocontrollo aziendale.
Non è assolutamente necessario eseguire le analisi per il monitoraggio dei punti critici di controllo; il monitoraggio infatti deve essere effettuato utilizzando parametri oggettivi ma immediati (tempo, temperature, pH, attività dell’acqua, umidità, calo peso, procedure di sanificazione, etc.)
In particolare le analisi NON devono essere utilizzate per:
- Valutare la qualità e le condizioni igieniche delle materie prime acquistate e, di conseguenza, l’affidabilità dei fornitori: sono i fornitori stessi che devono documentare la qualità igienico sanitaria dei loro prodotti, anche attraverso una valutazione scientifica che devono produrre per giustificare il rispetto dei requisiti di legge.
- Valutare l’efficacia dei processi di cottura: tale efficacia deve essere valutata attraverso lo studio del rapporto tempo/temperatura; le analisi microbiologiche possono essere utilizzate solo per “validare” l’efficacia del processo, ma successivamente sarà sufficiente registrare le caratteristiche del processo di cottura per dimostrare di rispondere ai requisiti definiti.
- Valutare le condizioni igieniche di pulizie ed attrezzi: dopo che il processo di sanificazione è stato “validato” con le analisi microbiologiche, queste, in assenza di modifiche del processo, non dovranno più essere effettuate ma sarà sufficiente dimostrare ed eventualmente registrare l’avvenuto processo di sanificazione”
… e, giusto per non parlare sempre dei famigerati tamponi, pensare che qui ci sono controllori ufficiali che hanno imposto (!!!) analisi di laboratorio anche sul caglio e sui fermenti perché, secondo loro, è obbligatorio controllare i fornitori (!).
Dobbiamo aspettarci altri ricorsi?
Qualcuno ha notizie da altre regioni? E se in altre regioni non è stato deliberato niente a proposito di semplificazione, possiamo almeno prendere l’allegato come riferimento scientifico di base per “giustificare” le decisioni prese in autocontrollo riguardo tipo e frequenza delle analisi di laboratorio?
… e, per non parlare sempre dei famigerati tamponi, pensare che qui ci sono controllori ufficiali che hanno imposto (!!!) analisi di laboratorio anche sul caglio e sui fermenti perché, secondo loro, è obbligatorio controllare i fornitori (!).
Dobbiamo aspettarci altri ricorsi?
Qualcuno ha notizie da altre regioni? Possiamo prendere l’allegato come riferimento scientifico di base per “giustificare” le decisioni prese in autocontrollo riguardo tipo e frequenza delle analisi di laboratorio?
Allego anche il bel manuale di buone prassi di igiene redatto, anche questo, dall’IZS.
Anna
Dott. Della Ciana,
è sempre un piacere confrontarsi con lei! E con tutti gli altri del gruppo.
Ha perfettamente ragione su quanto dice delle analisi nelle aziende in cui c’è un obbligo di legge o in cui, comunque, per il tipo di lavorazione è necessario un controllo continuo (e non solo microbiologico) fatto magari in sede stessa.
Forse non ho specificato bene, ma quello che ho riportato fa parte delle linee guida redatte dall’IZS delle Venezie e si riferisce, infatti, alle aziende piccole per le quali è indicata la procedura semplificata, le stesse di cui abbiamo sempre parlato in questo gruppo.
Anch’io ho sempre pensato, come lei, che le analisi non devono essere il fine ma uno strumento importante, spesso decisivo per orientare un processo, ma pur sempre uno strumento a disposizione.
Tra l’altro io nasco professionalmente come laboratorista ed ho vissuto dall’inizio l’era dell’accreditamento per cui capisco benissimo sia il peso dell'accreditamento per un laboratorio e sia l'importanza che può avere un'analisi fatta bene, ricercando i parametri giusti, al momento giusto e sui campioni giusti.
Ma capisco anche il povero barista o tabaccaio a cui si dice che fare i tamponi è un obbligo di legge (!) e se gli si prospetta un altro punto di vista, ti dice: “e se poi l’ASL me le richiede?”
E magari chi gli propina i tamponi (non tutti naturalmente ma, almeno qui da noi, qualcuno si), se va bene ogni 3 mesi, tralascia di “martellarlo” con quella frasetta che ha brillantemente escogitato: Hai Almeno Capito Come Pulire.
Lì ci sta veramente tutto! Pulire = sanificare = buone prassi igieniche = buone prassi di lavorazione = controlla le temperature = controlla la qualità della materia prima e solo dopo usala …..
Riguardo alla presentazione, avevo già provato a guardarla perché ero veramente curiosa ma non si carica, da un po’ di giorni la linea internet è pessima o forse dovrei scaricare qualche programma. Devo riprovare. Comunque, grazie per la considerazione che ha della mia opinione, troppo buono.
Saluti