Buongiorno,
in sede di audit il veterinario ha contestato ad un piccolo caseificio l’individuazione di due soli CCP nel processo di produzione del formaggio: pastorizzazione e salatura.
In particolare ha prescritto “la ricerca capillare dei CCP”.
Ora, possiamo analizzare insieme il processo?
Il latte lavorato proviene dall’allevamento di capre dell’azienda stessa. Il controllo della qualità microbiologica e chimica dello stesso è gestito con le buone pratiche di allevamento e mungitura. CCP per conservazione in frigolatte (limiti critici temperatura e tempo massimo di stoccaggio).
Fermo restanti i due controlli della CBT mensile, nel processo di produzione la pastorizzazione è, comunque, il CCP a livello del quale sono eliminati i possibili inquinanti microbiologici (limiti critici di temperatura e tempo).
Durante le varie fasi di lavorazione i pericoli che si possono verificare sono di natura fisica (caduta di capelli, polvere, ruggine, oggetti personali, peli, insetti ecc. ecc. ) e chimica (residui di detergenti/disinfettanti ecc.) e la loro prevenzione è fatta attraverso l’applicazione delle procedure di sanificazione, di manutenzione, di lotta agli infestanti, di igiene dell’operatore (c’è solo la responsabile e nessun altro operatore) e la buona pratica di lavorazione (con registrazione dove pertinente). Quindi nessun CCP.
La salatura, altro CCP perché permette il controllo dello sviluppo di eventuali contaminanti.
Può essere fatta in salamoia (i limiti critici riguardano il grado di salinità e la durata del trattamento) o, più spesso, con salatura a secco.
La produzione è praticamente finita.
Si passa alla stagionatura o conservazione a temperatura controllata, entrambi CCP (limiti critici temperatura ed umidità).
Cosa mi sono persa?
Per inciso, nella discussione durante l’audit è stato fatto l’appunto sull’assenza del CCP controllo (analitico!) del sale; sembra che il controllo dell'affidabilità del fornitore non basti.
Grazie per l’aiuto
Anna E. C.