La Confraternita dell'Aceto Balsamico Tradizionale organizza ogni anno, in occasione della Festa del Patrono della citt (San Prospero, 24 novembre) una gara tra aceti balsamici tradizionali maturi, denominato Palio Matildico. Corsi di avviamento e conduzione acetaia, dimostrazioni di degustazione e informazioni sul prodotto fanno parte delle attivit correnti, mentre sempre attenta la ricerca delle acetaie della provincia che ancora non sono state individuate e che non ricevono le nostre informazioni. La Confraternita pubblica poi un foglio bimensile di attualit, storia e tecnica, il Botticello d'Argento, viene inviato ai soci ed alle istituzioni, oltre ad ad essere pubblicato sul sito.
Un hellzapoppin dedicato al padre dell'autore, un ubriacone muratore immigrato dall'Abruzzo negli USa, fino alla sua epico-comica morte. Divertente, ma ripetitivo. Il pregio migliore di Fante che ti strappa sorrisi, ma niente di pi ( o quasi).
Per me, John Fante tra i pi grandi. E "La confraternita dell'uva" uno dei suoi romanzi migliori. Un distillato delle storie, dei personaggi e degli ambienti a lui pi cari, con l'ironia di sempre e un po' di malinconia in pi. Un libro scritto in tarda et: fa ridere e fa piangere, talvolta nella stessa pagina.
John Fante stato un autore statunitense. Nato in Colorado all'inizio del Novecento, figlio di un abruzzese emigrato in America nel 1901. Dopo un'infanzia turbolenta, si diploma e inizia a fare lavoretti precari, tra cui il tuttofare per uno studio professionale, lo sguattero in bar e ristoranti e l'operaio in una fabbrica di pesce in scatola. Stanco della provincialit di Boulder, si trasferisce a cercar fortuna a Los Angeles, nel 1930. Qui inizia a frequentare l'Universit: non uno studente brillantissimo, ma si avvicina alla scrittura e alla sceneggiatura (prende i primi contatti con Hollywood: sar poi sceneggiatore anche per Dino De Laurentiis). Del 1936 il suo primo romanzo, La strada per Los Angeles, che per sar...
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La confraternita dell'uva (titolo originale in inglese The Brotherhood of the Grape) un romanzo di John Fante, pubblicato per la prima volta in volume negli Stati Uniti nel 1977, prima edizione italiana pubblicata come La confraternita del Chianti da Leonardo e successivamente da Marcos y Marcos[1]. Il nuovo titolo italiano apparso per Einaudi.[2]
Ne La confraternita dell'uva John Fante descrive la storia di suo padre e dei suoi amici, la storia di quattro italiani vecchi e ubriaconi, come egli stesso la definisce in una lettera a Carey McWilliams del 1974.Il vero protagonista del racconto il vecchio Nick Molise, muratore in pensione in perenne conflitto col figlio Mario, con la moglie e con l'altro figlio scrittore, Henry Molise.In realt si pu intravedere attraverso la figura di Nick Molise quella del padre dell'autore.Il romanzo si snoda fra i conflitti familiari, le idee praticamente irraggiungibili di Nick ed i suoi progetti mai realizzati, il fallimento dei sogni e la finale comprensione dei propri limiti.Fante descrive in questo romanzo il difficile rapporto col padre tratteggiando con la sua solita ironia amara un ritratto impietoso e realistico della propria famiglia.
Il brano L'accolita dei rancorosi, contenuto nell'album Il ballo di San Vito di Vinicio Capossela, un esplicito omaggio al romanzo.[3] Dal libro ha preso ispirazione anche la compagnia teatrale italiana La Confraternita del Chianti[4].
Lo storico alcamese cos descrive la presenza della Compagnia e della Cappella con annesso oratorio nella chiesa di San Francesco d'Assisi. Probabile fondatore fu forse padre Giuseppe Terrana, guardiano del convento per parecchi anni: alcune persone si impegnavano a formare la Confraternita, regolata da alcuni capitoli che poi saranno inseriti in quelli pi recenti. Dopo un periodo di prova di un anno, il 30 luglio 1596, l'atto venne rinnovato: la Comunit del convento, oltre a padre Giuseppe Terrana, era rappresentata dai padri Nicol Badalucco, Pietro Palma, Nicolantonio Centorbi e Fra' Vincenzo Sutera.
Furono firmati alcuni accordi con la Confraternita dell'Immacolata, rappresentata da Vincenzo Cucinario Lo Vinario, governatore, i consultori, il maestro Vincenzo La Ghirlanda, il cancelliere Leonardo da Messana e il tesoriere Michelangelo Ferrara. In forza a questo atto, il convento si annetteva la Confraternita e si impegnava a recitare l'ufficio per i confrati morti, si riservava il diritto di prendere parte nei legati di maritaggio e le cedeva un magazzino[3] dietro pagamento di un canone.
La Confraternita si assumeva l'impegno di celebrare ogni anno la festa dell'Immacolata, lasciare la cera offerta per i confrati defunti al convento, partecipare alla processione del Corpus Domini e portare il baldacchino; era loro anche permesso ricevere elemosine, dei beni e gestirli.[3]
Poich i confrati volevano che la loro Cappella avesse un collegamento con la chiesa, presentarono la richiesta al P.M. Guglielmo Hugues d'Avignone, socio dell'Ordine, per aprire un varco.[3] Il 13 aprile 1603 fu dato il permesso desiderato con il vincolo di ridurre la cappella in forma quadrata, di non aprire porta d'ngresso dall'esterno per entrare in cappella, salvi i diritti del convento e dopo il consenso della famiglia Scalisi, titolari del diritto di patronato nella cappella di Santa Maria Maddalena e di un altro altare vicino.
Nel 1600 sono sorti gli statuti che regolavano la vita delle congregazioni e delle confraternite; era necessaria ora l'approvazione dell'Ordine Diocesano e quindi i governatori presentarono i capitoli alla Curia Vescovile di Mazara del Vallo e il 15 agosto del 1599 il vescovo Mons. Luciano De Rubeis li approv.Infine, il 2 febbraio 1687, il Vicario Generale della Curia Padre Scannariato diede agli amministratori della Confraternita il permesso di fare la Processione dell'Immacolata l'8 dicembre e di scegliere il percorso della stessa.
Dopo la prima approvazione dello Statuto nel 1599 da parte vescovo Luciano de Rubeis, nel 1697 lo stesso fu approvato una seconda volta, con aggiunte e lode da parte del vescovo Bartolomeo Castelli. Tale lode derivava da alcuni capitoli articolati in maniera molto saggia: infatti il numero dei confrati deve essere non pi di 50 ("perch la moltitudine mal ordinata degenera in confusione"), gli amministratori, di et maggiore di 25 anni, durano in carica un anno "acciocch ognuno delli fratelli partecipino dell'honoranze e delle fatiche" (cap.III), "li fratelli debbiano essere sempre honesti e non giocare a giochi proibiti, ne quelli star a vedere, ne mai biasimare ne mai mormorare ne dir male di alcuna persona, conservando i matrimoni come sonno obbligati per legge divina, e l'altri vivere in castit e pudicitia" (cap.XVI)..[3]
Poich i confrati volevano che la loro Cappella avesse un collegamento con la chiesa, presentarono la richiesta al P.M. Guglielmo Hugues d'Avignone, socio dell'Ordine, per aprire un varco.Il 13 aprile 1603 fu dato il permesso desiderato con il vincolo di ridurre la cappella in forma quadrata, di non aprire porta d'ngresso dall'esterno per entrare in cappella, salvi i diritti del convento e dopo il consenso della famiglia Scalisi, titolari del diritto di patronato nella cappella di Santa Maria Maddalena e di un altro altare vicino.
Questo Statuto secolare stato abrogato nel 1954 allorch la Curia Vescovile di Trapani ne ha stabilito dei nuovi per decreto che eliminano alcuni riti e obblighi iniziali; inoltre, in esso la Compagnia viene qualificata come Confraternita.All'inizio la Compagnia, allora Confraternita, era formata da "gente civile, professori e sacerdoti";[1] oggi la maggior parte dei confrati appartiene alla classe operaia. Essa una delle pi antiche confraternite che porta avanti la devozione per l'Immacolata Concezione, facendo i preparativi per la solenne festa con novenario.
La Compagnia dell'Immacolata Concezione dispone di una propria cappella all'interno della chiesa di San Francesco d'Assisi ad Alcamo, disposta lateralmente rispetto all'entrata della chiesa.[4]In essa erano celebrate tutte le funzioni religiose previste dallo Statuto: presentazione dei novizi, lavanda dei piedi a 12 confrati da parte del Governatore il Gioved santo, l'ufficio per la tumulazione dei confrati defunti e l'incontro settimanale tenuto ogni sabato dell'anno (i cosiddetti sabatini).
Si fatto il prolungamento della cappella fra il 1944 e il 1949, rifatta la nicchia dove si tiene la statua dell'Immacolata e posizionati i gradini dell'altare in marmo rosso per sostituire quelli in legno: l'altare stato realizzato nel 1951 da Giovan Battista Di Girolamo di Castellammare del Golfo.
Sui due lati della prima parte della cappella sono seppelliti i Padri Conventuali: all'angolo del pilastro a sinistra c' una copertura in pietra e la scala che porta alla grande sepoltura dove venivano tumulati i confrati defunti, per la mancanza di cimiteri. All'interno, oltre alla tela dipinta da Giuseppe Carrera[4] e alla statua lignea posta nella nicchia, ci sono 4 quadri realizzati da Rosolino La Mattina che raffigurano i 4 momenti pi importanti della vita della Vergine Immacolata: la Visitazione, l'Annunciazione, lo Sposalizio, la nascita di Ges. Sul soffitto, in occasione del Giubileo del 2000, sempre dallo stesso pittore, stato realizzato un affresco che raffigura il Padre Eterno intento a creare la Vergine Immacolata dipingendola come un quadro.
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