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epiri ilir

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Apr 19, 2006, 3:21:11 PM4/19/06
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Comportamento
Specie territoriale con un'ampia flessibilità ecologica che permette a questo predatore di vivere in ambienti molto diversi. I lupi generalmente vivono in branchi dove i giovani rimangono con i genitori per almeno un anno. Le dimensioni del branco sono legate alle risorse alimentari e alle dimensioni e caratteristiche etologiche delle specie predate; talora i gruppi possono essere formati da individui di diverse generazioni solitamente discendenti da un originario nucleo familiare. L'eventualità di individui che si associno da adulti ad un branco preesistente è assai più rara.

I lupi collaborano tra di loro nelle varie attività (reperimento del cibo, esplorazione, predazione, vigilanza, etc) in maniera coordinata. Il branco è ordinato in gerarchie (maschile, femminile, tra loro interconnesse, ma anche una gerarchia giovanile in continua evoluzione); l'ordine di dominanza diventa così lo strumento per attenuare le aggressività fra individuo e individuo; il risultato è che le lotte interne al nucleo sociale arrivano raramente ad esiti cruenti. Il maschio procura il cibo alla femmina e ai cuccioli. La comunicazione interna al branco e fra i nuclei avviene attraverso le marcature odorose (urina e feci) poste in punti salienti del territorio, e le vocalizzazioni; in particolare l'ululato viene utilizzato per delimitare i propri territori o come richiamo lupus italikus

Comportamento allo stato selvatico
 
Allo stato selvatico Myocastor coypus ha abitudini prevalentemente crepuscolari e per questo possiede una vista poco acuta che lo rende timoroso e diffidente. E’ un animale gregario e territoriale; vive in gruppi di 2-10 soggetti in cui in genere trova posto un solo maschio dominante e per il resto il “branco” è formato da femmine e piccoli. La nutria è in grado di nuotare molto velocemente (fig. 2) mantenendo solamente gli occhi e il naso esposti all’aria e di rimanere in apnea per parecchi minuti durante le immersioni. Costruisce le proprie tane in stretta vicinanza di fiumi o stagni scavando delle gallerie più o meno ramificate con una “stanza” o zona nido terminale; l’entrata delle tane si trova a ridosso dell’acqua e di solito è protetta alla vista dalla vegetazione palustre.
nutria 3.jpg (34451 byte)

Ecologia

Utilizzazione e occupazione dello spazio

Le marmotte vivono in una tana alla quale si affiancano diversi altri buchi e cunicoli che servono come rifugio in caso di pericolo. Le tane sono situate in luoghi asciutti, nel terreno solido, su collinette, pendii erbosi, sotto macigni o nelle pietraie. Si possono distinguere due tipi di tane:

quelle più complesse, formate da diversi cunicoli e cavità, che possono essere utilizzate in estate (quelle meno profonde) o per il letargo (quelle più profonde e con una camera di ibernazione);
i cosiddetti cunicoli di fuga, semplici buchi disseminati in tutto il territorio, che vengono utilizzati per nascondersi in caso di grave pericolo.

Raramente un individuo si allontana più di alcune decine di metri da una tana o da un buco. Il territorio di una famiglia occupa dai 2 ai 3 ettari e queste dimensioni non sembrano essere in relazione con il numero dei membri della famiglia.

Utilizzazione del tempo

Le marmotte sono attive in superficie durante il giorno, di preferenza nel primo mattino e nel secondo pomeriggio. Individui possono comunque essere osservati a qualsiasi ora del giorno. Il senso della vista è molto sviluppato e ad un segnale di allarme si rifugiano sotto terra. A seconda dell`intensità del pericolo e del tipo di disturbo, possono anche non più uscire anche per il resto della giornata.

Comportamento sociale

Le marmotte vivono in famiglie in territori ben definiti che vengono difesi contro gli estranei. La copia resta unita per diversi anni, dividendo il loro spazio vitale con i piccoli dell`anno e i giovani di 2 - 3 anni. Il territorio viene di solito difeso dal maschio che lo marca utilizzando delle ghiandole che ha nelle guance. I giovani, una volta raggiunta la maturità sessuale, abbandonano i genitori.

Comportamento sessuale

Poco dopo il risveglio dal letargo (che avviene a fine marzo-aprile, indipendentemente dalle condizioni climatiche) inizia il periodo degli amori: le marmotte si rincorrono, si azzuffano e gridano. Dopo un periodo di 33 - 34 giorni, verso la metà di maggio (di regola solo ogni 2 anni), la femmina partorisce da 2 a 7 piccoli, che sono nudi e ciechi e pesano solamente 30 grammi. Crescono però velocemente e all`inizio di luglio hanno già decuplicato il loro peso e si possono osservare per la prima volta davanti alla tana. A partire da questo momento cominciano a nutrirsi di piante, anche se continuano ad essere allattati almeno fino al 65.esimo giorno di vita. Raggiunta la maturità sessuale, i giovani di 3 anni emigrano in primavera - inizio estate alla ricerca di un territorio, coprendo a volte distanze di alcuni chilometri ed attraversando anche habitat in cui la specie non vive, come ad esempio boschi fitti. La mortalità di queste marmotte è probabilmente molto elevata; d`altro canto queste migrazioni sono molto importanti poiché permettono un ripopolamento naturale di zone in cui le marmotte sono presenti, per un qualsiasi motivo, con effettivi ridotti. Le probabilità di questi fenomeni migratori sono direttamente proporzionali alla densità delle colonie.

Il ciclo annuale dell' aquila

L' Aquila reale adulta rimane normalmente fedele al suo partner e al suo territorio, ciò significa che non abbandona neanche in inverno il suo home range. Ogni territorio d' aquila ospita più nidi (in media 5-6 ), che vengono utilizzati ad anni alterni. Già in febbraio, l'aquila inizia con lavori di manutenzione ai nidi. Alla costruzione del nido e ai lavori di manutenzione partecipano entrambi i partner. In questo periodo viene deciso quale dei nidi verrà utilizzato durante l' anno.

Nel tardo inverno, si può molto spesso osservare il cosiddetto volo a festoni, comportamento di demarcazione territoriale tra aquile confinanti. Più tardi, nel periodo di cova, diminuisce la frequenza di questo comportamento, che tuttavia si può ancora osservare in particolare nelle aree con alta densità di popolazione.

Poco prima della deposizione delle uova, che nelle Alpi ha luogo per lo più tra fine marzo e inizio aprile, le aquile iniziano a rinverdire il nido. Questo comportamento si può osservare in molti rapaci ed è probabilmente in relazione con la difesa dai parassiti, ed è osservabile anche dopo la deposizione delle uova per tutta la stagione della nidificazione ad intervalli irregolari.

Il numero di uova deposte consiste nella maggior parte dei casi in due. La cova delle uova è seguita principalmente dalla femmina, nonostante anche il maschio se ne prenda carico, in modo da consentire alla femmina di cacciare. In questo periodo spetta al maschio il compito principale, cioè di occuparsi che intrusi, come ad esempio altre aquile, vengano tenute lontano dalle vicinanze del nido o meglio dal territorio.

La cova dura 43-45 giorni. .Nelle Alpi il periodo di schiusa delle uova è fine aprile. Dato che la cova inizia con la deposizione del primo uovo, la schiusa risulta asincrona.

I pulcini appena nati vengono tenuti per i primi 14 giorni sotto l' ala da entrambi genitori. Alle attività di caccia per nutrire i nidiacei provvedono entrambi i genitori. Fino all'età di circa 30 giorni i piccoli vengono imbeccati con prede smembrate dai genitori, dopo di che sono in grado di spezzettare le prede e mangiare grossi bocconi da soli. Le visite dei genitori al nido diventano sempre più brevi e si limitano alla consegna di prede intere.

Complessivamente il periodo di permanenza dei pulli nel nido dura tra i 65 e 70 giorni. Nella maggior parte dei casi il pulcino più debole (di solito il secondogenito ) viene ucciso dal fratello più grande ed aggressivo e un solo piccolo arriva all'involo.

Nelle Alpi i piccoli lasciano il nido per la maggior parte nella seconda metà di luglio. Dopo il loro primo volo le piccole aquile rimangono a lungo tempo nelle vicinanze dei nidi. Fino all'inverno successivo restano nel territorio dei genitori e, solo quando questi, con l'inizio della nuova stagione di cova, diventano aggressivi, si scioglie il legame familiare e i giovani lasciano il territorio degli adulti. Compiono grandi spostamenti, spesso lontano e tornano solamente al terzo anno di età nelle vicinanze del loro territorio di origine. L' Aquila reale raggiunge la piena maturità normalmente dopo 4 o 5 anni. In rari casi già nel secondo anno di vita può intraprendere la costruzione del nido arrivando al terzo anno all'accoppiamento. L' Aquila reale è un uccello molto longevo e può raggiungere anche un' età di oltre 35 anni.

Il ciclo annuale dell' aquila

L' Aquila reale adulta rimane normalmente fedele al suo partner e al suo territorio, ciò significa che non abbandona neanche in inverno il suo home range. Ogni territorio d' aquila ospita più nidi (in media 5-6 ), che vengono utilizzati ad anni alterni. Già in febbraio, l'aquila inizia con lavori di manutenzione ai nidi. Alla costruzione del nido e ai lavori di manutenzione partecipano entrambi i partner. In questo periodo viene deciso quale dei nidi verrà utilizzato durante l' anno.

Nel tardo inverno, si può molto spesso osservare il cosiddetto volo a festoni, comportamento di demarcazione territoriale tra aquile confinanti. Più tardi, nel periodo di cova, diminuisce la frequenza di questo comportamento, che tuttavia si può ancora osservare in particolare nelle aree con alta densità di popolazione.

Poco prima della deposizione delle uova, che nelle Alpi ha luogo per lo più tra fine marzo e inizio aprile, le aquile iniziano a rinverdire il nido. Questo comportamento si può osservare in molti rapaci ed è probabilmente in relazione con la difesa dai parassiti, ed è osservabile anche dopo la deposizione delle uova per tutta la stagione della nidificazione ad intervalli irregolari.

Il numero di uova deposte consiste nella maggior parte dei casi in due. La cova delle uova è seguita principalmente dalla femmina, nonostante anche il maschio se ne prenda carico, in modo da consentire alla femmina di cacciare. In questo periodo spetta al maschio il compito principale, cioè di occuparsi che intrusi, come ad esempio altre aquile, vengano tenute lontano dalle vicinanze del nido o meglio dal territorio.

La cova dura 43-45 giorni. .Nelle Alpi il periodo di schiusa delle uova è fine aprile. Dato che la cova inizia con la deposizione del primo uovo, la schiusa risulta asincrona.

I pulcini appena nati vengono tenuti per i primi 14 giorni sotto l' ala da entrambi genitori. Alle attività di caccia per nutrire i nidiacei provvedono entrambi i genitori. Fino all'età di circa 30 giorni i piccoli vengono imbeccati con prede smembrate dai genitori, dopo di che sono in grado di spezzettare le prede e mangiare grossi bocconi da soli. Le visite dei genitori al nido diventano sempre più brevi e si limitano alla consegna di prede intere.

Complessivamente il periodo di permanenza dei pulli nel nido dura tra i 65 e 70 giorni. Nella maggior parte dei casi il pulcino più debole (di solito il secondogenito ) viene ucciso dal fratello più grande ed aggressivo e un solo piccolo arriva all'involo.

Nelle Alpi i piccoli lasciano il nido per la maggior parte nella seconda metà di luglio. Dopo il loro primo volo le piccole aquile rimangono a lungo tempo nelle vicinanze dei nidi. Fino all'inverno successivo restano nel territorio dei genitori e, solo quando questi, con l'inizio della nuova stagione di cova, diventano aggressivi, si scioglie il legame familiare e i giovani lasciano il territorio degli adulti. Compiono grandi spostamenti, spesso lontano e tornano solamente al terzo anno di età nelle vicinanze del loro territorio di origine. L' Aquila reale raggiunge la piena maturità normalmente dopo 4 o 5 anni. In rari casi già nel secondo anno di vita può intraprendere la costruzione del nido arrivando al terzo anno all'accoppiamento. L' Aquila reale è un uccello molto longevo e può raggiungere anche un' età di oltre 35 anni.

 


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