giuseppe
unread,Dec 14, 2013, 12:09:44 PM12/14/13Sign in to reply to author
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Il giorno gio, 12/12/2013 alle 20.26 +0100, Matteo Vaccari ha scritto:
> Puoi fare un riassunto?
Premetto che l'audio non è ottimale almeno tanto quanto il mio inglese,
per cui parlerò di quello che penso di aver capito :)
Giusto per inquadrare la cosa, la forma del podcast è quella di
un'intervista con un intervistatore ed un intervistato. L'intervistatore
per gioco “psicanalizza” l'intervistato per capire quali sono le cause
che lo hanno portato al burnout. Durante la chiacchierata tra le cause
viene tirato in ballo una non ben meglio specificata metodologia Agile
( o per lo meno io non l'ho capito...).
Questo mi ha colpito: uno perché il burnout è una sindrome da stress
lavoro-correlato (scusate questo è il D.Lgs. 81/2008 :)) che si
manifesta quando l’ambiente di lavoro non riconosce l’aspetto umano del
lavoro, cosa che dovrebbe essere estranea ad un ambiente “Agile”.
Due perché a parlare non sono i soliti programmatori italiani che si
lamentano di quanto gli imprenditori italiani sono ottusi ma sono due
sviluppatori americani.
L'intervistato, che dalle risposte che dà sembra sapere come dovrebbe
funzionare lo sviluppo agile, racconta di come in realtà vanno le cose
sul campo.
Tra alcune cose che indica vi è la definizione degli sprint (questo mi
fa sospettare di una metodologia...) l'intervistato (che lavora come
libero professionista) lamenta il fatto che la durata degli sprint
diventano delle deadline per la consegna del lavoro e che una volta
fatta la stima questa deadline non possono più essere modificate
costringendolo di fatto a lavorare anche nel week end.
Continuano poi lamentandosi delle forme contrattuali e di come un
contratto Agile dovrebbe essere pagato di più perché il lavoro può
essere interrotto in qualsiasi momento una volta raggiunto l'MVP.
Continuano parlando della documentazione e di quanto era bello il
waterfall...
Insomma sembra quasi di sentire parlare due italiani!
Per quanto riguarda le conclusioni devo essere sincero non ne ho... mi
accontento di un: “mal comune mezzo gaudio” ma da noi almeno si mangia
bene ;-)
ciao
g.