Michela Galliani, aderente a PresidioEuropa, ha scritto questa Lettera aperta per sostenere un dibattito di cui si sente la necessità verso due obbiettivi:
Propongo di pubblicarla domani pomeriggio sul sito PresidioEuropa per sostenere un dibattito come sopra affermato.
Grazie per le vostre condivisioni, buona giornata.
Paolo
Lettera pubblicata su La Valsusa https://share.google/4eASQBWFeXocCxol1
Non so perché ma le ultime vicende degli attacchi ai cantieri mi hanno fatto venire in mente “I Ragazzi della via Pál”, che difendono strenuamente quello che per loro è tutto il loro mondo, incuranti di tutto il resto. Forse perché secondo me si sta perdendo leggermente la visione strategica della lotta contro la devastazione economica ed ambientale del TAV.
Mi mangerei le mani per non aver fotografato il passaggio di chi da Venaus, sabato 25 luglio 2026 nel pomeriggio, si recava verso la stazione di Susa. Non era un corteo, ma gruppetti di diversa consistenza passavano sotto il mio balcone, chi solo, chi 4, 5, 10 insieme. In comune la necessità di difendersi dal caldo, pur con qualche accenno di pioggia. Ragazzi a torso nudo, ragazze in top, bicchieri di birra in mano, colori, bandiere, tanta allegria, insomma, il solito mondo dei giovani NO TAV. Ad un certo punto tra questi spiccava una formazione del tutto diversa. Coperti completamente di nero, maniche, pantaloni lunghi e anfibi, qualcuno con poncho impermeabile sempre nero. Si muovevano intruppati in modo paramilitare, ed uno di loro li comandava. Non era difficile prevedere le loro intenzioni. Negare la loro presenza è negare la realtà. Così come insistere che questi facciano parte integrante del movimento. Qualcuno li ha per caso visti rientrare a Venaus, come tutti gli altri?
Con tutta la buona volontà che ci metto non riesco a capire perché quelli che si assumono la responsabilità di parlare a nome del movimento siano così ansiosi di darsi la zappa sui piedi. Perché è innegabile: essere entrati nei cantieri a far danni dopo che i cancelli erano stati aperti agli “amici” in nero, è una vittoria di Pirro, che può essere apprezzata solo da chi ha istinti revanscisti, o una visione romantica della “battaglia”. In concreto non si è vinto un bel nulla. Anzi. Invece di porre l’attenzione sul progetto e tutte le sue pecche, questa viene spostata sulla violenza, sui danni e tutto quello che i media asserviti al governo vomitano in quantità, scatenando la pancia degli utili idioti che invocano carcere a vita e lavori forzati,
Specifico ben bene che non sono mai stata una pacifista doc, non aborro la violenza in generale, e difendo la necessità di usarla ad esempio in caso di attacco. Ma in questo caso mi sembra che ci sia più attenzione nel dare il contentino ai ragazzi che arrivano con la voglia di “fare qualcosa” che ad una tattica inserita in una strategia ben chiara.
Il movimento NO TAV non è un partito. Non elegge i leader. Abbiamo perso una persona, purtroppo, Alberto Perino, che la posizione di leader se l’era guadagnata grazie alla sua visione lungimirante, alla capacità di parlare e tenere insieme tutte le anime del movimento, alla capacità di analisi e quindi di indicare la via da seguire.
Purtroppo in questo momento non intravedo altrettanta capacità in chi si prende la briga di parlare a nome del movimento. Perché dobbiamo ricordarci che lo scopo principale era e dovrebbe ancora essere fermare il TAV. E non mi risulta che i vari assalti ai cantieri, ma neanche le semplici battiture abbiano prodotto risultati eclatanti da questo punto di vista. L’aver inferto dei danni al cantiere, vera o falsa la valutazione di TELT, ha solo dato un’ulteriore scusa per tenere fermo il cantiere, cosa che avveniva già in precedenza.
Siamo in un momento in cui questo deleterio progetto è estremamente debole. Problemi in Francia con la talpa, problemi in Italia, l’UE che da una parte continua a dichiarare l’assoluta necessità della linea ma dall’altra non destina che briciole all’opera. Il progetto continua ad essere modificato, segno di quanto fosse debole in partenza, i tempi si dilatano, i costi salgono alle stelle ed i fondi non ci sono. Queste devono essere le nostre armi: l’informazione, mettere a nudo l’incapacità e quindi l’impossibilità di realizzare il progetto, che è ormai ridotto a bancomat per imprese edili e chi le sostiene. Solo un’attività di questo genere peraltro può ricompattare le fila, riunire di nuovo tutte quelle persone che hanno abbandonato le manifestazioni con assalto garantito, ma sono comunque da sempre contrarie all’opera.
Michela Galliani