Dopo Castellucci,
Moretti.
Tempo fa, aprile
2025, contestammo lo spazio, 150 righe, dedicato a una lettera
dell'ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci,
a valle della sua condanna definitiva per la catastrofe del
2013 quando, in provincia di Avellino, un bus precipitò da un
viadotto, 40 persone morte.
Allora trovammo
sconcertante l'assenza di un filtro giornalistico, la mancanza
di una ricostruzione alternativa dei fatti, l'inesistenza di
un contraddittorio, il tutto nel segno di un malinteso
garantismo. Oggi i fatti si ripetono, dopo la condanna
definitiva di Mauro Moretti per la sciagura di Viareggio (32
morti, 3 bambini, un quartiere devastato): è stata pubblicata
un'intera pagina (un'intervista e un intervento) a tesi, dove
la tesi è quella difensiva dell'ex amministratore delegato di
Fs.
Nessuno spazio invece
per ricordare le tappe di una vicenda giudiziaria lunga 17
anni che sul giornale abbiamo seguito in maniera sporadica nei
tempi e incompleta nei contenuti. Una vicenda che ha visto
esprimersi decine di giudici attraverso plurimi gradi di
giudizio. Ora una verità, almeno quella imperfetta cui può
arrivare la ricostruzione delle responsabilità nel processo
penale, è stata raggiunta con un verdetto finale. Che non è
intangibile e neppure sottratto alle critiche, ovviamente.
Dopo avere seguito i fatti e letto le carte però. Tuttavia
sulle pagine del Sole 24 Ore abbiamo, ancora una volta, fatto
da cassa di risonanza a una posizione sola, quella di un top
manager condannato per fatti gravissimi.
Il giorno prima,
peraltro, poche righe sulla condanna e un surreale titolo con
le dichiarazioni di un imprenditore che esalta gli standard di
sicurezza di Fs (dopo Viareggio, quanto a contabilità di morti
sui binari, Pioltello, Livraga, Brandizzo, tanto per
ricordare). Già nella serata di venerdì avevamo chiesto al
direttore di trovare lo spazio, almeno in un momento
successivo, a una riflessione più ampia, che non si limitasse
ad ascoltare solo le ragioni di una parte. Ma la nostra
richiesta è stata respinta. Cosi facendo riteniamo che ai
lettori, privandoli di una ricostruzione alternativa, non sia
stato reso un servizio all'altezza, né in punta di fatto né in
punta di diritto.
Il Cdr