Tanto per perdere ulteriore tempo, consentire a Solvay di incrementare più a lungo possibile gli enormi profitti dei Pfas, gli ignoranti e i politici in mala fede sono ancora alla ricerca dell’“eventuale nesso causale tra l’inquinamento di Spinetta Marengo e le malattie/morti di Alessandria “. In particolare: Pfas. Il nesso: una specie di caricatura dell’araba fenice, come se il nesso non fosse già stato dimostrato da nove indagini epidemiologiche in linea con le evidenze scientifiche internazionali. Ma quale “eventuale”!?Così, i giornali possono spensieratamente scrivere: il consiglio comunale di Alessandria ha approvato all’unanimità lo stanziamento (peraltro misero, n.d.r.) di 60mila euro per l’accordo di collaborazione tra il Comune di Alessandria e l’Università del Piemonte Orientale propedeutico alla cosiddetta terza fase dell’indagine epidemiologica sulla Fraschetta (su dati già esistenti) per stabilire in un piccolo raggio di 3 chilometri l’eventuale nesso causale tra inquinanti e malattie, già rilevate dagli studi presentati sette anni fa.Così, i giornali possono beatamente scrivere: “Esiste davvero una connessione tra inquinamento e patologie? Attorno a questo interrogativo, rimasto per anni sospeso tra timori e dati frammentari, l’indagine mira a trasformare le percezioni in prove scientifiche”. “Davvero”? “Interrogativi”? “percezioni”? Ma di cosa stiamo parlando? Pazienza i giornalisti ignoranti, ma un medico!Per il presidente della Commissione Sicurezza e Ambiente, Adriano Di Saverio, che si ricorda di appartenere allo stesso partito del sindaco piuttosto che della laurea in medicina, sarebbero necessari un altro paio di anni di “studio per avere a disposizione valutazioni su dati affidabili e metodologie rigorose, così da comprendere il profilo sanitario dell’aria e fornire informazioni utili sia alla popolazione ma anche alle istituzioni. L’obiettivo è descrivere l’andamento della mortalità generale e causa specifica nel territorio, comprendere se esista realmente una correlazione tra inquinamento e patologie».“Realmente”!? Un altro paio di anni? un altro studio? Ma sta parlando, sono parole sue, di un consolidato e grave “problema ambientale sanitario esistente” per il polo chimico, di “un sito a rischio di incidente rilevante”, dei Pfas come “calamità eco-sanitaria mondiale, per i quali “non esistono livelli di pfas sicuramente innocui nel sangue”, di patologie non solo “sull’apparato riproduttivo e sull’apparato cardiovascolare”, di veleni tossici e cancerogeni che “nelle nostre zone si trovano ovunque come pulviscolo impercettibile che respiriamo, mangiamo, beviamo” dal sobborgo di Spinetta e oltre il capoluogo, con particolare preoccupazione dei “ lavoratori che sono stati più direttamente a contatto con i Pfas nel corso degli anni”…Non tutti i consiglieri comunali sono ignoranti. Non lo è Di Saverio, che si sente uno “statista”, si paragona ad Alcide De Gasperi, va a braccetto con l’assessore all’Ambiente Daniele Coloris. Dunque cosa sono? Dunque, perché non chiedono la fermata immediata degli impianti inquinanti?Solvay inquina con le sostanze dalla scienza identificate in correlazione alle patologie riscontrate nel territorio ***: il rapporto causa-effetto vale per Spinetta Marengo come già scientificamente dimostrato ovunque; se una persona ha Pfas nel sangue sa per certo che è inevitabilmente esposto alla malattia; i politici (il sindaco innanzi tutti) hanno il dovere di chiudere le produzioni inquinanti. E’ quanto sto ripetendo da anni. Meglio di me, l’ha appena replicato l’alessandrino Lelio Morricone, endocrinologo e diabetologo di attestata competenza, con questa intervista: clicca qui.*** Solo politici in mala fede possono fingere di ignorare le 42 pagine dello studio “Tracciamento delle emissioni e degli impatti dei PFAS tradizionali ed emergenti sugli ecosistemi acquatici terrestri dall’impianto di produzione di fluoropolimeri di Spinetta Marengo (Italia)”. Lo studio fa parte delle attività di biomonitoraggio ambientale svolte dal Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR nell’ambito del “Progetto di Monitoraggio Integrato per l’area di Spinetta Marengo nella Regione Piemonte”. E’ firmato da Sara Valsecchi, Marco Parolini, Stefano Polesello, Michelangelo Morgant, Maria Teresa Palumbo, Claudio Roscioli, Beatrice De Felice e Marianna Rusconia, dell’Istituto di Ricerca sulle Acque IRSA-CNR e Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali, Università degli Studi di Milano.Su questo studio, i politici ignoranti, se non intendono rientrare nella categoria dei malafede, saranno corsi a documentarsi dopo aver letto l’attento articolo di Monica Gasparini “Pfas, danni irreversibili: contaminano acqua e terra per generazioni”, clicca qui?Questi politici ignoranti saranno stati spinti a documentarsi dopo che, dalla recente relazione Arpa, hanno ri-appreso che nelle case degli alessandrini si respira cloroformio, anche cloroformio? Clicca qui.Lino Balza Movimento di lotta per la salute MaccacaroNelle case degli alessandrini si respira cloroformio, anche cloroformio. Come sentenziò la Cassazione. Ma nessuno fa niente.
Sicuramente dal cielo ma anche dalle cantine, si respirano nei salotti di casa 6 microgrammi per metro cubo di cloroformio, 1 microgrammo di tetracloruro di metano, tetracloroetile e gli altri inquinanti provenienti dal polo chimico Solvay di Spinetta Marengo.Lo conferma, dopo uno strano silenzio, la recente relazione prodotta dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale Arpa di Alessandria, oltre ad un mix di composti organici volatili, presenti a centinaia di microgrammi per litro nei pozzi interni al sito chimico. Il cloroformio arriva all’interno delle abitazioni dalle acque di falda: secondo i dati di Arpa nel pozzo interno”102” dello stabilimento risultava essercene una quantità stratosferica (200 microgrammi per litro, tre volte la concentrazione massima consentita).Il cancerogeno cloroformio, che arriva da oltre confine in ferrocisterne, è utilizzato a tonnellate per ottenere il cancerogeno tetrafluroetilene, il monomero necessario a produrre i cancerogeni Pfas: miliardario fiore all’occhiello della multinazionale belga Syensqo Solvay.Carta canta. Ma nessuno fa niente. Malgrado la vecchia sentenza della Cassazione, non ha fatto niente Giorgio Abonante, il sindaco di Alessandria: quale responsabile locale della sanità non ha emesso ordinanza di chiusura delle produzioni inquinanti, ma si è limitato ad una risibile ordinanza del 2022 che vietava di scendere nelle cantine. Anzi, ha addirittura patteggiato con Solvay la fuoriuscita del Comune come parte civile del processo penale (il secondo), aprendo la strada a Regione Piemonte e Governo.Malgrado la sentenza della Cassazione che nel 2020 aveva condannato Solvay per disastro ambientale, nel secondo processo la vecchia Procura di Alessandria non ha imputato in reato di dolo la reiterazione degli accresciuti inquinamenti, e la nuova Procura si è trovata addirittura impantanata in un procedimento di Patteggiamento avviato dal vecchio GUP, con continui rinvii che scavalcheranno anche la prossima udienza di marzo.Insomma, la Corte di Assise di Alessandria non farà niente per fermare il disastro sanitario e ambientale, fermare le produzioni inquinanti, avviare la bonifica, risarcire le Vittime. Né lo farà l’appello né la cassazione nell’arco di altri dieci anni. Le alternative, in sede civile, sono le azioni collettive di azioni inibitoria e risarcitoria.Le alternative, in sede civile, sono le azioni collettive di inibitoria e risarcitoria.
? Dunque si avviano class actions anche in Italia: contro i Pfas, contro Solvay Syensqo di Spinetta Marengo: https://www.rete-ambientalista.it/2026/02/01/perche-le-class-actions-risarcimenti-milionari-per-la-popolazione-di-alessandria/ https://www.rete-ambientalista.it/2026/02/09/dunque-class-actions-anche-in-italia-contro-i-pfas-della-solvay/?Il caso più recente di class action relativo ai Pfas riguarda la “valle della chimica”, a sud di Lione. 192 francesi, di cui 25 minori, hanno fatto causa a due giganti della chimica per la contaminazione da sostanze per- e polifluoroalchiliche: la francese Arkema e la giapponese Daikin Chemical. Si apre uno dei più grandi processi civili d’Europa sui Pfas. Il principio è: chi inquina deve pagare. Accanto ai cittadini, si sono costituite due ong: Notre affaire à tous e Pfas contre Terre. Altri potranno unirsi alla causa, entro il primo marzo, per far «pesare la richiesta di difendere la salute e l’ambiente, per la collettività, contro l’impunità dell’industria».La richiesta di risarcimenti al tribunale di Lione è di 36.5 milioni di euro, 190mila ciascun abitante per i danni alla salute, morali, psicologici e materiali. La somma è quantificata in base alle conseguenze per la salute, come tumori, disfunzionalità ormonali, colesterolo alto, pubertà precoce, etc., ma anche per lo stress e l’ansia dovuta alla scoperta dell’inquinamento. La cifra considera anche che le persone hanno dovuto smettere di bere l’acqua del rubinetto, di mangiare le uova di casa e i prodotti dell’orto, perché contaminati.Arkema e Daikin hanno scaricato 3,5 tonnellate di Pfas all’anno nel fiume Rodano, e in atmosfera, come ha fatto Solvay nel fiume Bormida, provocando un inquinamento diffuso nelle falde del territorio. E, come Solvay, conoscevano i rischi legati a queste sostanze almeno dagli anni Novanta.Dunque, le assemblee affrontano l'opportunnità delle class actions contro Solvay anche in Italia. Ricordiamo appunto Solvay Specialty Polymers costretta a pagare al New Jersey 393 milioni di dollari nell’ambito di un accordo per la bonifica della contaminazione da PFAS di diverse comunità nelle contee di Camden e Gloucester nei pressi del sito di West Deptford. E precisamente: 214 milioni di dollari per garantire fondi sufficienti per completare la bonifica dei PFAS, 100 milioni di dollari per affrontare il problema dei PFAS nei sistemi idrici pubblici e nei pozzi privati di acqua potabile, 75 milioni di dollari per danni alle risorse naturali, 3,7 milioni di dollari per i costi diretti passati per affrontare la contaminazione.Ricordiamo i tre grandi gruppi chimici statunitensi Chemours, DuPont e Corteva che pagheranno quasi 1,2 miliardi di dollari per risolvere le richieste di risarcimento seguite all’accusa di aver contaminato fonti d’acqua in tutti gli Stati Uniti con i Pfas. Un totale di 1,185 miliardi di dollari sarà destinato a un fondo di risoluzione, con Chemours che contribuirà con 592 milioni di dollari, DuPont che pagherà 400 milioni di dollari e altri 193 milioni di dollari aggiunti da Corteva.Oltre all’accordo raggiunto dal trio di aziende, il gigante industriale 3M ha firmato un accordo di principio del valore di almeno 10 miliardi di dollari per risolvere altre cause legali relative a Pfas intentate da diverse città statunitensi.La 3M è stata oggetto di cause legali per i Pfas anche in Europa. Nel 2022, l’azienda ha accettato un accordo di 571 milioni di euro con la regione belga delle Fiandre per gli scarichi di Pfas intorno al suo stabilimento di Zwijndrecht, vicino alla città belga di Anversa. Inoltre, il governo olandese ha chiesto un risarcimento alla 3M per i danni causati dalle sue sostanze chimiche nel fiume Schelda occidentale, che sfocia nel Mare del Nord. La 3M ha dichiarato che avrebbe smesso di produrre queste sostanze entro la fine del 2025.Cesare Parodi e il pasticciaccio brutto di Corso Crimea.
Senza le class actions, la Corte di Assise di Alessandria non fermerà il disastro sanitario e ambientale.Pfas nel mondo.
Non esistono tecnologie che distruggono i PFAS.
E non esisteranno mai. Non a caso i Pfas sono denominati “inquinanti eterni” “forever chemicals”, indistruttibili.Anche gli scienziati della Rice University (Houston, Texas) hanno dovuto convenire. Hanno sviluppato un materiale che utilizza la luce per scomporre una serie di inquinanti presenti nell’acqua tra cui i PFAS. Una tecnologia cento volte superiore rispetto ai filtri tradizionali (filtri a carbone attivo granulare, le resine a scambio ionico o sistemi combinati). Però, ciò significa che comunque le sostanze catturate nei filtri devono essere immagazzinate in impianti di rifiuti pericolosi o degradate. In quest’ultimo caso attraverso un processo termico ad alte temperature: i PFAS a catena lunga sono rotti in molecole più piccole, sottoprodotti che dunque continueranno a essere tossici nelle emissioni in aria, per ricadere nell’ambiente e sulla salute.Tre milioni dalla UE per controllare i Pfas. Ma solo a Livorno.
Il ministro Pichetto Fratin NON ha inserito Spinetta Marengo fra i Siti d’interesse nazionale (SIN, zone contaminate da bonificare sotto la supervisione del governo), così Alessandria non può usufruire dei finanziamenti dell’Unione Europea per monitorare gli «effetti sanitari dell’esposizione agli Pfas. Tradotto in soldoni: con 6 zeri a Livorno 3.000.000 di euro mentre con 4 miseri zeri in Alessandria 60.000 euro sono stanziati dal Comune per far finta per qualche altro anno di “studiare l’eventuale nesso causale tra malattie/morti inquinanti tossicocancerogeni di Solvay e malattie”: “eventuale” (sic!) come se il nesso non fosse già stato dimostrato da nove indagini epidemiologiche in linea con le evidenze scientifiche internazionali.Il finanziamento dei 3 milioni è nell’ambito del Pnc, il Piano nazionale per gli investimenti complementari, strumento che integra il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), previsto dai bandi a cui hanno concorso varie Regioni: Veneto, Toscana e NON ovviamente la Regione Piemonte.Lo studio, entro il 2026, comprende prelievi dei campioni di matrici alimentari di natura sia vegetale che animale, prelievi del sangue, della saliva e dell’urina, controllo della pressione cardiaca ed elettrocardiogrammi, ruolo dei medici di famiglia ecc., coinvolgendo la popolazione rappresentativa che vive zone limitrofe al sito, a cavallo tra Livorno e Collesalvetti. Grazie ai 3 milioni, potranno essere coinvolti tanti diversi soggetti: l’Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana), l’Istituto zooprofilattico sperimentale, l’Ispro (Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica), il Cnr Centro Nazionale di Ricerca, i Laboratori di sanità pubblica di Firenze e Siena, l’Università di PisaPfas, scontro sulla bonifica dell’ex Miteni.
Estranea al processo penale, in sede amministrativa Marzotto ha sostenuto di non avere «mai operato» nel sito Rimar “Ricerche Marzotto” diventato Miteni e di avere detenuto «una mera partecipazione azionaria indiretta», riconducendo l’attuale situazione di inquinamento «allo sviluppo industriale dei decenni successivi al 1967-1970», periodo in cui non erano ancora in vigore le norme ambientali sugli scarichi e il principio per cui «chi inquina, paga». Ma per il Tar è pacifico che la Rimar ha proseguito nel nuovo stabilimento in località Colombara la stessa produzione di sostanze perfluoroalchiliche Pfas che aveva iniziato nel sito di via IV Novembre.
Divieto totale sull’utilizzo di scioline contenenti Pfas.
A significare una misura della pericolosità dei Pfas: a partire dalla stagione invernale 2024 la Federazione Internazionale Sci e Snowboard (FIS) e l’Unione Internazionale Biathlon (IBU) hanno introdotto un divieto totale sull’utilizzo di scioline contenenti Pfas: sostanze eterne, indegradabili nell’ambiente, inquinano le nevi e le acque, tossiche e cancerogene per la salute umana.Tant’è che, alle Olimpiadi invernali Milano Cortina tre atleti, un giapponese e due coreane, sono stati esclusi per eccesso di Pfas nella sciolina su sci e tavole da snowboard. Ammesse solo le scioline ecologiche.Pfas: 10 paesi bresciani sorvegliati speciali.
Il dipartimento di Brescia di Arpa ha promosso una campagna di indagini delle acque sotterranee con la ricerca dei Pfas nella zona comprendente Calcinato, Montichiari, Ghedi, Castenedolo, Leno, Manerbio, Borgosatollo, San Zeno, Montirone e Bagnolo, finalizzata alla verifica dei Pfos nelle acque sotterranee di Lonato e Desenzano, in cui i monitoraggi sui cantieri Tav avevano evidenziato la loro presenza.Arpa Lombardia nel corso del 2024 ha effettuato il monitoraggio sui Pfas con 13 stazioni posizionate sulle aste del fiume Mella (Villa Carcina, Castel Mella, Pralboino), Chiese (Barghe, Villanuova, Prevalle, Montichiari), Oglio sublacuale (Capriolo), sui torrenti Garza a Ghedi, Toscolano (a Toscolano e Valvestino), Caffaro a Bagolino e sul vaso Fiume a Flero, per complessive 87 campagne. Nel 30% poli analizzati sui fiumi è stato riscontrato il superamento del valore normativo medio annuo per i Pfos. Stessa cosa per il lago d’Idro.I Pfas nelle “grandi opere”.
Gli acceleranti cementizi contenenti Pfas usati nelle grandi opere, nei cantieri come quello della Pedemontana ora sotto indagine della Procura di Vicenza, continuano a contaminare torrenti, falde e terreni agricoli di pregio. La Commissione Europea conferma che l’uso di PFAS nei prodotti da costruzione è incluso nel fascicolo di restrizione REACH in valutazione presso l’Agenzia Chimica Europea e che la questione sarà trattata nella prossima restrizione, insieme a criteri per appalti pubblici più sostenibili.
Il Pfas TFA prodotto da aerosol e apparecchi refrigeranti.
Inizialmente, la notizia ha un po’ sconcertato: per chiudere il buco dell’ozono abbiamo sostituito nei condizionatori i vecchi gas nocivi (i CFC clorofluorocarburi) con sostanze (HFC idrofluorocarburi e HFO idrofluoroolefine) che, degradandosi, hanno contribuito a triplicare in 20 anni i livelli di TFA, l’acido trifluoroacetico un tipo di PFAS. Proprio il TFA che è il PFAS più abbondante nelle acque terrestri e anche quello che regolarmente emerge in quantità maggiore ovunque si cerchino Pfas. E’ quanto ha rivelato uno studio pubblicato su Geophysical Research Letters.
Al “Protocollo di Montreal”, cioè al bando dei CFC, i composti di cloro-fluoro- carbonio che producevano una riduzione dell’ozono stratosferico, noi abbiamo contribuito in maniera determinante. Per noi: intendiamo Greenpeace e Lino Balza che organizzammo la scalata delle ciminiere dell’Ausimont Montedison di Spinetta Marengo issando enormi striscioni “Qui si buca l’ozono”). Clicca sul titolo alcune foto dell'impresa.
La manifestazione, clamorosa fra i media, produsse processi penali a carico di Greenpeace (a Ivan Novelli, che poi diventerà presidente di Greenpeace) e la progressione delle rappresaglie a Balza con il suo licenziamento. ***Scrissi: “Posso dire che anche grazie a quel briciolo di mio coraggio personale i CFC sono stati eliminati da aerosol, frigoriferi e schiume isolanti, e che si è fermata la pandemia di tumori maligni della pelle e la rovina totale dell’ecosistema entro il 2060. Gli scienziati hanno stimato che, senza quella battaglia, lo strato dell’ozono, che circonda e difende il globo filtrando i raggi ultravioletti, avrebbe già perso oltre il 40% della sua densità sopra il Polo Sud e un nuovo buco sarebbe apparso sopra il Polo Nord”.
Oggi, a quell’orgoglio subentra la questione del pfas TFA. Tornare ai CFC o ai successivi refrigeranti? Sarebbe la peggiore delle pazzie. La posta in gioco è la salute dell’umanità. Infatti, così come si è dimostrato che l’alternativa ai CFC con gli HFC è stata a sua volta possibile con l’alternativa ecologica dei refrigeranti a base di idrocarburi naturali sicuri per l’ozono e per l’effetto serra, come l’isobutano, (peraltro usati negli anni ’30), così l’urgente traguardo della messa al bando dei Pfas non può assolutamente essere messo in discussione.
*** Gli avvenimenti sono narrati sul primo volume di “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e sul secondo volume de “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”.
Campagna Nazionale per la Prevenzione dei Danni da Plastica per la Salute.
Clicca sul titolo.La storia della fabbrica di Spinetta Marengo raccontata da Lino Balza. Puntata 25. Prendi i soldi e scappa senza investimenti. Puntata 24. Salute e occupazione sulla pelle dei lavoratori.
Messaggio di pace e salute a 42.511 destinatari da Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro tramite RETE AMBIENTALISTA - Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la NonviolenzaNel rispetto del Regolamento (UE) 2016 / 679 del 27.04.2016 e della normativa di legge. Eventualmente rispondi: cancellami.Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/299522750179490/?fref=tsPagina Facebook: https://www.facebook.com/reteambientalista/?fref=tsTwitter: @paceambienteSottoscrizioni a favore della Ricerca Cura Mesotelioma: IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215